Torino Film Festival 2016: i film del concorso internazionale

di Alessandro De Simone | 16/11/2016

Torino Film Festival 2016 concorso

Come sempre la sezione competitiva del Torino Film Festival è dedicata agli autori giunti al massimo all’opera terza. Una scelta che fa parte del DNA del festival, non a caso nato come Torino Cinema Giovani. E giovane è rimasto, lo dimostra anche il concorso di quest’anno, ricco di nuovi talenti, alcuni già conosciuti, altri Absolute Beginners, tanto per citare il manifesto ufficiale di quest’anno.  Andiamoli quindi a scoprire tutti, in attesa di raccontarveli durante il festival.

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AVANT LES RUES di Chloé Leriche (Canada, 2016, DCP, 97’)
In un riserva di nativi in Québec, un ragazzo si trova coinvolto accidentalmente in un omicidio. Il senso di colpa lo getta in una crisi profonda alla quale reagisce fuggendo nelle foreste; qui, attraverso la riscoperta delle tradizioni del suo popolo, cerca una via per espiare le proprie colpe. Racconto di formazione con una originale inclinazione antropologica, un’opera prima accorata e musicale, con efficaci attori non professionisti.

CHRISTINE di Antonio Campos (USA, 2016, DCP, 119’)
La storia vera di Christine Chubbuck, condutrrice tv americana degli anni ’70, schiacciata dallo svolta sensazionalistica dei media e dal conflitto tra pubblico e privato. Ispirò Quinto Potere di Lumet. Intenso ritratto di donna, diretto da Antonio Campos (suo il bel Afterschool del 2008), protagonista una fantastica Rebecca Hall.

LOS DECENTES di Lukas Valenta Rinner (Austria/Corea del Sud/Argentina, 2016, DCP, 100’)
Una cameriera trova lavoro in una ricca zona residenziale alla periferia di Buenos Aires, ma scopre che al di là del filo spinato c’è un’altra comunità, che sfida i ‘decenti’ seguendo le leggi del corpo e della natura. Un’opera spiazzante, insieme comica e ‘scientifica’, che unisce rigore compositivo e pienezza sensoriale delle immagini, teorema politico e piacere del racconto. Ricordi distopici di J. G. Ballard e sensualità latina.

LES DERNIERS PARISIENS di Hamè Bourokba e Ekoué Labitey (Francia, 2016, DCP, 106’)
Due fratelli di origini magrebine si contendono a Pigalle un bar e il loro diritto all’indipendenza. L’esordio dietro la macchina da presa di due membri del gruppo rap francese La Rumeur (attivo dal 1997), che in patria ha subìto perfino un processo per diffamazione della polizia, è vitalissimo, umano, commovente, con uno sguardo acuto sui luoghi e due protagonisti (Reda Kateb e Slimane Dazi) da applauso.

I FIGLI DELLA NOTTE di Andrea De Sica (Italia, 2016, DCP, 85’)
Inerpicato sulle montagne, un collegio per i figli della classe dirigente. Una prigione di lusso dove si respira l’odore di una soffusa repressione. Una casa nel bosco in cui si nascondono piaceri proibiti. L’opera prima di Andrea De Sica è una favola nera che mescola suggestioni horror, ambizioni d’autore, analisi politica, cinefilia e postmoderno. Un esordio insolito, che spazia tra le fiabe dei Grimm e il cinema di Bellocchio e Lynch.

JESUS di Fernando Guzzoni (Cile/Francia, 2016, DCP, 86’)
Il diciottenne Jesus passa la vita dividendosi tra contest di street-dance, ragazze e sballo con gli amici. Quando si mette nei guai, chiede aiuto al padre, con cui ha un pessimo rapporto. L’opera seconda di Fernando Guzzoni, premiato nel 2012 a San Sebastian con Carne de perro, analizza senza pregiudizi il conflitto tra i padri, cresciuti negli anni della dittatura di Pinochet, e i figli, costretti ad affrontare il presente senza una bussola morale.

JUAN ZENG ZHE / THE DONOR di Qiwu Zang (Cina, 2016, DCP, 105’)
Un uomo, la moglie, il figlio, un cugino ricco e la sorella di quest’ultimo, che ha bisogno di un nuovo rene per non morire: un dramma cinese dalle atmosfere via via sempre più noir, un’analisi lucida e intransigente dei rapporti di classe nella società contemporanea e dell’esigenza dolorosa di una morale. Grandi interpretazioni, e straordinario il lavoro sul sound design. Teso e perfino commovente.

LADY MACBETH di William Oldroyd (UK, 2016, DCP, 89’)
La giovane Katherine vive reclusa in un gelido palazzo nella campagna del nord Inghilterra dell’Ottocento, inchiodata da un matrimonio di convenienza, evitata dal marito più vecchio e tormentata dal suocero che vuole un erede. Durante una loro assenza, Katherine si abbandona alla passione per un servo e decide freddamente di “liberarsi”. Adattato da Lady Macbeth del distretto di Mcensk di Nikolaj Leskov, il ritratto di una gotica dark lady, ingenua e perversa.

LAS LINDAS di Melisa Liebenthal (Argentina, 2016, DCP, 77’)
L’idea di bellezza raccontata in prima persona da un gruppo di ragazze, attraverso interviste che la regista fa alle “belle” e alle “brutte” della scuola. Un’indagine sui condizionamenti culturali che plasmano un’immagine preconfezionata del femminile. Condotto con ironia e mano leggera, un film che, con uno sguardo personale e acuto, traccia una geografia, pubblica e privata, dell’adolescenza, del corpo, delle convenzioni sociali basate sull’apparire.

MAQUINARIA PANAMERICANA di Joaquín del Paso (Messico/Polonia, 2016, DCP, 88’)
Una fabbrica di automobili: la vita di impiegati, operai, dirigenti scorre in un clima di informale affetto. Ma, quando il padrone muore, il panico si diffonde e i lavoratori decidono di chiudersi nell’azienda per diventare architetti del proprio destino, resistendo alla crisi attraverso una reclusione consapevole. Un’opera prima che alterna toni da grottesco comico a squarci di improvviso lirismo e che tratta argomenti serissimi con esemplare leggerezza.

LA MÉCANIQUE DE L’OMBRE di Thomas Kruithof (Belgio, 2016, DCP, 93’)
A lungo disoccupato, un contabile ex alcolista accetta di lavorare per una misteriosa organizzazione che gli chiede di trascrivere delle intercettazioni telefoniche: rimarrà invischiato in un pericoloso intrigo politico. François Cluzet è il bravissimo protagonista di un’opera prima che guarda ai thriller paranoici degli anni ‘70 (da La conversazione a I tre giorni del Condor) e non disdegna pennellate hitchcockiane. Nel cast, anche Alba Rohrwacher.

PORTO di Gabe Klinger (USA/Francia/Portogallo/Polonia, 2016, DCP, 75’)
Un ragazzo americano e una ragazza francese s’incrociano e si amano a Porto, per una notte che durerà nella loro memoria e segnerà la loro vita. Opera prima del documentarista Gabe Klinger, è l’ultimo film interpretato da Anton Yelchin, è prodotto da Jim Jarmusch e ha brani in voce off di Chantal Akerman. Sospeso, avvolto nella dolce e calda coperta della malinconia, tra Nouvelle Vague, rapsodie jazz e decostruzioni narrative quasi sperimentali e impressioniste.

TURN LEFT TURN RIGHT di Doug Seok (Cambogia/USA/Corea del Sud, 2016, DCP, 68’)
Suddiviso in 12 capitoli-tracce, un “concept album” cambogiano che riflette sulla Storia e sulla memoria attraverso la vicenda privata di una figlia svagata che continua a perdere il lavoro e del padre morente. Commosso e commovente, è un UFO sorprendente nello stile aperto e musicale, pop e intimo, in grado di colpire nel segno di un’umanità sulla soglia fra passato e futuro. Il più bel film che Apichatpong Weerasethakul non ha mai girato.

VETAR / WIND di Tamara Drakulic (Serbia, 2016, DCP, 70’)
In vacanza col padre in una bellissima spiaggia del Montenegro, una ragazzina lotta con la noia ostentata della sua età, con l’attrazione per il surfista di turno, con la gelosia per la sua fidanzata. Primo film di finzione di Tamara Drakulic, che era in Onde del TFF 2014 con Okean, racconta in maniera completamente inedita il coming of age, attraverso spazi ovattati da attraversare e silenzi densi di languore da superare. Con sguardi e parole.

WIR SIND DIE FLUT / WE ARE THE TIDE di Sebastian Hilger (Germania, 2016, DCP, 84’)
In un paese costiero la marea si è ritirata quindici anni fa, senza motivo. Quel giorno sono misteriosamente scomparsi tutti i bambini del villaggio, cancellando, come in Il dolce domani, il futuro dell’intera comunità. A studiare le maree e a risvegliare il passato arrivano due giovani scienziati. Un mystery metafisico dal fascino evocativo: un’opera prima che osa, nella narrazione e nello stile, e che sfrutta l’inquietante bellezza della costa baltica