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Come Donald Trump ha trollato gli americani a Roma

Lungotevere Sanzio. Le urla si sentono da fuori. Ma non sono cori per Hillary o Trump. Nemmeno un concertino con qualche birra di troppo. No, si tratta un quizzone. Si alza la mano indovinando la risposta alla domanda che compare sullo schermo gigante, piazzato in fondo a una sala a due passi da piazza Trilussa. Passano così i primi istanti di maratona elettorale USA i ragazzi della John Cabot di Roma, università privata americana con sede solo in Italia, nel quartiere di Trastevere. Palloncini bianchi, rossi e blu sospesi verso il soffitto. Tripudio di M&M’s e caramelle al bancone. Panini sui tavolini. C’è chi studia con le cuffie ad alto volume chi invece si dimena per attirare l’attenzione della bionda conduttrice. Lei, giovanissima, microfono in mano, urla assegnando punteggi come una forsennata. Se vi aspettavate una festa universitaria con ettolitri di birra avete toppato. Potrebbe partire “Tapparella” di Elio e le storie tese. E non è ancora finita.

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DONALD TRUMP E GLI AMERICANI DA VACANZE ROMANE

Qui tutti, o quasi tutti, sono pro Clinton. I trumpiani non esistono o perlomeno fanno finta di non esistere. Sono una merce rara. Se nomini Donald parte il booo generale. La conferma arriva anche dal tavolino dove si raccolgono i voti in due ceste. Quella democratica ha più bigliettini all’interno. E anche Sara, una dei pochissimi ragazzi che si presta con un italiano fluente davanti alle telecamere, non pensa che la sua generazione sostenga i repubblicani. Lei, da buona democratica, ha votato rosa nella sua California. Ci spera. Spera l’indomani di svegliarsi con una donna presidente. Ma l’incubo è in agguato. Perché molti giovani – secondo quanto racconta Sara – hanno scelto all’ultimo. Sono quelli che sono rimasti a casa. Quelli schiacciati dai debiti del college. Quelli che non possono permettersi le vacanze romane. Mentre i ragazzi della Cabot temporeggiano sparandosi un film e clip comiche da Youtube con tanti Crozza statunitensi che imitano Obama, Clinton e Donald, i docenti non levano gli occhi dagli schermi con le ultime dalla Cnn.

ALLA RICERCA DEI REPUBBLICANI PERDUTI

Perché loro lo sanno. Hanno intuito l’ondata dei Red nonostante l’ottimismo che regnava sovrano in sala a inizio serata. Un ottimismo presente anche alla festa organizzata dall’ambasciata americana, dove all’hotel Excelsior di via Veneto hanno sfilato tanti politici italiani, dal ministro Boschi ai deputati 5 stelle come Marta Grande. Ma i repubblicani a Roma dove si nascondono? Potrebbero esser più vicini di quel che sembra. A Palazzo Ferrajoli, a un passo da Montecitorio, a inizio serata, c’era la fila all’ingresso. «Notte a Palazzo. Il racconto delle elezioni americane nel cuore di Roma con le tv del mondo» è l’iniziativa promossa da Giovanni Cipriani, segretario del «Centro per la promozione del Libro» in partnership con la «Fondazione Fias International». Venti schermi piazzati nel palazzo cinquecentesco. Al Jazeera, Cnn, France 24 e tanti altri. Giacca e cravatta, tubini e tanta nobiltà romana. In pratica si passa da “Tapparella” alla Raffaella Carrà sparata da Sorrentino in La grande bellezza. Un Elvis oversize, vestito dorato, aspetta sfiancato su una delle poltrone. Più in là una bimba dorme sul divanetto non curante del mondo intorno che crolla. A fianco a lei una statua di cera con una grande aquila. Italo Durante, artista con cappello da cowboy, spiega la creazione. «Questa è stata fatta per commemorare le Torri Gemelle. Ci sono i ruderi, chi ha causato quei ruderi è sotto le macerie». L’aquila che sovrasta i ruderi ha scoperto la maschera. Per Italo si tratta dell’orgoglio americano. «Gli unici che sono stati in grado di andare a prendere… Si tratta di un discorso sull’Isis, sul terrorismo». Un omaggio al popolo «che è riuscito a rialzarsi». Che «non accetta soprusi».

Al bar hanno finito i decaffeinati. Fanno solo caffè. La Florida è ancora una incognita e il terrazzino per accaniti fumatori sta chiudendo. Bisogna far silenzio per il vicinato. La notte è lunga e riserva sorprese. Qualcuno inizia a sedersi davanti agli schermi, zona inizialmente lasciata vuota. Francese, arabo, inglese. Puoi scegliere la lingua che vuoi per seguire la fine del mondo. O meglio la fine degli schemi, sia democratici che repubblicani. Perché vada come vada Trump ha rotto gli schemi anche lì, nel suo partito. E a Roma. Dove ha sorpreso tutti.

(in copertina il cesto di Trump alla John Cabot. Chi l’ha votato potrà vincere una colazione gratis. Non male no?)