Chi vota Donald Trump e chi vota Hillary Clinton: l’identikit di chi voterà negli Usa

di Andrea Mollica | 08/11/2016

Chi vota Donald Trump, chi vota Hillary Clinton

DONALD TRUMP HILLARY POPE –

Chi sono gli elettori di Donald Trump? E chi vota per Hillary Clinton? I sondaggi condotti da diversi istituti demoscopici americani consentono di chiarire quali siano i segmenti elettorati del candidato repubblicano e della candidata democratica. Le coalizioni sociali a supporto di Donald Trump e Hillary Clinton hanno estremizzato la polarizzazione etnica, culturale ma non reddituale, che da tempo contraddistingue la politica americana.

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I BIANCHI PER DONALD TRUMP

La coalizione sociale di Donald Trump è composta quasi completamente da elettori bianchi. Come già osservato alle primarie del 2016, e nelle passate presidenziali, l’etnia maggioritaria degli Stati Uniti vale circa il 90% degli attuali consensi del miliardario. Come spiegato da un’indagine di Pew Research, negli 8 anni di presidenza Obama l’elettorato bianco, in particolar modo il segmento senza istruzione universitaria, si è spostato a destra. I ceti medio-bassi, la classe operaia e i lavoratori manuali che vivono nelle cinture urbane delle metropoli industrial del Nordest e del Midwest, hanno abbandonato gradualmente quello che era il loro partito di riferimento, i Democratici del New Deal. L’unica parziale eccezione è rappresentata dai lavoratori sindacalizzati, sempre più minoritari però negli Usa. La tendenza verso la destra cresce con l’aumentare dell’età. L’ultimo candidato democratico a vincere il segmento di voto over 65, composto in netta prevalenza da bianchi visto che il mutamento demografico osservato negli ultimi decenni riguarda prevalentemente le generazioni più giovani, è stato Al Gore nel 2000.

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CHI VOTA DONALD TRUMP

Dal 2004 in poi i Repubblicani hanno sempre vinto tra gli over 65. La graduale scomparsa della generazione legata a Roosevelt prima e poi a Kennedy, e l’invecchiamento di chi ha iniziato a votare ai tempi di Reagan, ha reso sempre più conservatori gli anziani statunitensi. Il primato nel voto bianco dei Repubblicani è in realtà un dato consolidato della politica statunitense: l’ultimo candidato democratico a vincere nella principale etnia americana è stato Lyndon Johnson nel 1964. La Middle America, rurale e suburbana, è la roccaforte elettorale di Trump. In particolare nel Sud e nell’infinito Midwest degli Stati Uniti, le aree più conservatrici degli Stati Uniti, i voti del candidato Gop saranno superiori al 60%. Anche nelle contee rurali del Nordest come dell’Ovest però il candidato repubblicano ha un primato piuttosto netto. Al diminuire della densità abitativa e all’aumentare della distanza tra una casa e l’altra, specie se di proprietà, i voti di Donald Trump crescono proporzionalmente. I conservatori votano in massa per i Repubblicani, così come i moderati a più alto reddito e maggior sensibilità tradizionalista, in particolare tra le coppie sposate con figli.

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RELIGIOSI PER DONALD TRUMP, ATEI PER HILLARY CLINTON

La società statunitense è particolarmente religiosa, specie se paragonata a quella europea, molto più secolarizzata. Negli ultimi 20 anni è però cresciuta significativamente la quota di popolazione che si definisce non religiosa, atea, agnostica o semplicemente disinteressata. Questo segmento di voto è il più progressista, tanto che Hillary Clinton ottiene più del 70% dei consensi tra i non religiosi. Il contrario vale per Trump: uno dei migliori indicatori di voto negli Stati Uniti è il tasso di frequenza alle funzioni religiosi. Chi va ogni settimana a Messa tende a votare in massa per i Repubblicani, e per Donald Trump. Secondo i sondaggi effettuati dal Washington Post The Donald vince nettamente, di circa 20 punti percentuali, nei cattolici bianchi, bastione dei Democratici ai tempi di Roosevelt e di Kennedy. Tra i protestanti evangelici il consenso di Trump è quasi unanime, all’80%. Tra i bianchi evangelici del Sud il candidato repubblicano supererà anche il 90%.

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BIANCHI DIVISI DALL’ISTRUZIONE

Il consenso di massa dei bianchi evangelici per i Repubblicani è un dato consolidato della politica americana, tanto che l’area meridionale degli Stati Uniti, dove maggiore è la concentrazione di elettori altamente religiosi, è soprannominata Bible Belt, la cintura della Bibbia. Una tradizionale roccaforte di consenso del Gop erano i bianchi laureati: i professionisti come i dirigenti oppure i lavoratori dipendente altamente qualificati erano ostili allo statalismo dei Democratici, e più sensibili alle basse tasse proposte sui loro redditi mediamente elevati dai candidati repubblicani. Negli ultimi 20 anni però il cambiamento osservato tra i ceti bianchi meno istruiti, diventati più conservatori, è stato osservato anche i bianchi laureati, seppur in direzione contraria. Secondo tutti i sondaggi Hillary Clinton sarà la prima candidata democratica da diversi decenni a vincere in questo segmento elettorale. Il motivo principale è lo spostamento culturale: secondo i dati di Pew Research nel 1992 i laureati con opinioni progressiste erano il 6%. Ora sono il 26%, e circa metà di loro esprime visioni liberal su diritti civili e ruolo dello Stato.

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LA COALIZIONE DELLE MINORANZE ETNICHE DI HILLARY CLINTON

Secondo i dati di di Morning Consult analizzati da The Atlantic il 90% della coalizione sociale di Donald Trump è bianco. Gli elettori di Hillary Clinton sono invece più rappresentativi della società americana, composta da poco meno del 70% da bianchi, al 15% da ispanici, al 13% da afro-americani, e il resto da persone di altra etnia, in particolare di provenienza asiatica. Per Morning Consult la coalizione sociale di Hillary Clinton è composta al 62% da bianchi, e al 38% da minoranze etniche, più rappresentate quindi rispetto al loro peso demografico. Anche questo dato è ormai consolidato. Gli afro-americani votano in modo compatto per i Democratici dal New Deal, e in modo quasi unanime dal Civil e Voting Rights Act di Lyndon Johnson. In numerosi seggi delle grandi città americane nelle zone nere Barack Obama ha ottenuto anche il 100% dei voti. In questi anni ispanici e gli americani di origine asiatica si sono spostati sempre di più versoi Democratici. L’ostilità del Gop verso l’immigrazione, e i ricongiungimenti familiari, e la maggior tolleranza culturale dei liberal hanno reso progressiste minoranze etniche che hanno più di un indicatore conservatore, come l’elevata religiosità o la propensione a lavorare in proprio.

LE MINORANZE SOCIALI DI HILLARY CLINTON

Un libro del 2002, scritto dallo studioso Rui Teixeira e dal giornalista John Judis, The Emerging Democratic Majority, aveva preconizzato come la coalizione democratica, un’unione di minoranze etniche e sociali, sarebbe diventata maggioritaria grazie al cambiamento demografico degli Stati Uniti. Così è stato: i Democratici sono votati infatti in massa dalle etnie minoritarie, afro-americani, ispanici e asiatici, così come dalle minoranze sociali. I single, in particolare le donne non sposate, sono una roccaforte di consensi per i liberal, specie per una candidata femminile come Hillary Clinton. Ciò vale anche per i non religiosi, come detto prima, o per i gay, che votano per i Democratici con percentuali anche superiori all’80%. Allo stesso modo una delle più tradizionali minoranze religiose, gli ebrei, è da tempo sostenitrice convinta dei Democratici nonostante il supporto alle politiche muscolari di Israele offerto dai Repubblicani. Solo i cattolici, un tempo minoranza di spicco nell’America protestante, e ora sensibilmente più integrata, si sono spostati verso destra. Ciò vale per i cosiddetti white ethnic, i bianchi di origine non anglosassone, non per gli ispanici.

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CHI VOTA HILLARY CLINTON

Hillary Clinton è sostenuta da una coalizione sociale piuttosto simile a quella che aveva votato John Kerry nel 2004 e da Barack Obama nel 2012, diventata gradualmente maggioritaria grazie al profondo cambiamento demografico degli Stati Uniti. Rispetto al trionfo democratico del 2008 mancano un po’ di voti tra i bianchi della classe media, in particolare tra gli elettori meno istruiti e residenti nelle aree rurali del Midwest. Hillary Clinton è stata però di compensare parzialmente questa emorragia di voti nel più importante gruppo elettorale americano – i bianchi non laureati erano la maggioranza fino a un paio di decenni fa – grazie al recupero tra i moderati più istruiti. Una componente essenziale della coalizione democratica sono i giovani: i cosiddetti Millenials, che avevano vent’anni nel 2000, sono il gruppo demografico più progressista del Paese. Hillary Clinton non entusiasma, come visto durante le primarie quando i più giovani avevano sostenuto in modo massiccio Bernie Sanders, ma almeno il 60% degli under 35 americani voterà per la prima donna presidente degli Stati Uniti.

DONNE CONTRO UOMINI

La coalizione sociale dei Democratici potrebbe esser definita, come fa Matt Yglesias, la nuova maggioranza silenziosa della politica americana. In particolare ciò vale per le donne, che sono schierate prevalentemente coi liberal da ormai molto tempo. Uno dei fattori principali di questo orientamento è la tolleranza verso l’interruzione di gravidanza, e la difesa del diritto d’aborto cristallizzato nella sentenza Roe v. Wade della Corte Suprema, che ogni big repubblicano vorrebbe superare. Gli uomini sono invece schierati prevalentemente coi Repubblicani anche per la loro strenua difesa del diritto di portare liberamente le armi, tema su cui c’è sensibilità divergente con le donne, specie nelle aree rurali. Dove la densità abitativa è molto bassa l’esigenza di difendere liberamente se stessi, la propria famiglia e le proprietà è particolarmente sentita.

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POLARIZZAZIONE GEOGRAFICA

Gli Stati Uniti sono caratterizzati da una forte polarizzazione etnica, culturale e geografica. Per trovare gli elettori di Hillary Clinton, in massa, basterà guardare i voti delle metropoli americane, dove la candidata democratica supererà anche l’80%. Se non il 90% e oltre nei quartieri di New York, Los Angeles o Chicago dove risiedono in prevalenza neri o ispanici. Simili percentuali si troveranno anche al Sud: nelle contee nere in Mississippi, Alabama o South Carolina Hillary Clinton otterrà consensi plebiscitari. Nelle contee bianche si osserverà la stessa dinamica per Donald Trump, che vincerà quegli Stati solo perchè gli americani di origine wasp sono ben più superiori dei neri. Una forte polarizzazione geografica è presente in pressoché ogni Stato, tranne in New England, tra le città progressiste e le contee e piccola città rurali conservatrici.