Monte dei Paschi, parla l’ex sindaco di Siena: «Così è stata uccisa la banca. E il suicidio di Rossi…»

di Redazione | 07/11/2016

monte dei paschi

MONTE DEI PASCHI DI SIENA

In una lunga intervista rilasciata a Pietro Senaldi per Libero Quotidiano l’ex sindaco di Siena Pierluigi Piccini racconta oggi chi a suo parere ha rovinato il Monte dei Paschi. La banca sarebbe stata uccisa prima dai Ds (svendendola e facendone merce di trattativa politica) e poi
da altri attori, che l’ex primo cittadino accusa di aver saccheggiato l’istituto di credito. Piccini parla anche di David Rossi, che di Mps era capo dell’area comunicazione, volato già dalla finestra del suo ufficio il 6 marzo 2013: «Il senso comune senese – dice l’ex primo cittadino – è convinto che si tratti di un omicidio».

MONTE DEI PASCHI, L’EX SINDACO DI SIENA

Piccini, ex banchiere Mps, spiega che per l’aumento di capitale dell’istituto di credito «servono  5 miliardi ma più passa il tempo più è difficile che il mercato li dia». E mentre i libri contabili dicono che il valore della banca è di 9 miliardi, il mercato «lo sta fissando a 700 milioni»:

«Mps non è più l’unica banca che va al mercato. In Italia ci sono molte banche appetibili, in più bisogna tener conto che le popolari dovranno trasformarsi in società per azioni».

 

Perché si sono erette barricate contro Passera?

 

«Passera è stato bocciato dalla politica, non si voleva far entrare un estraneo nel sistema Toscana. Hanno giocato contro anche il rapporto finanziario di ferro che da sempre c’è tra Mps e Mediobanca e quello politico tra governo e Jp Morgan».

 

È passato il momento buono?

 

«Passera credo che non abbia abbandonato l’ipotesi Monte, benché valutianche altre soluzioni. Quanto a Mps, se la raccolta non dovesse andare in porto, si apriranno due strade: la nazionalizzazione, che piacerebbe alla Ue e alla Bce ma nonaRenzi,ola svenditaa un gruppo finanziario internazionale».

 

Perché il governo ha puntato tutte le fiches su Jp Morgan?

 

«La poesia racconta di una cena con Blair da cui sarebbe partito l’innamoramento del premier per la banca americana. Più prosaicamente io ritengo che Renzi voglia rimanere presidente del Consiglio il più a lungo possibile ma non disdegni di pensare anche al futuro più lontano. Io glicredo quando dice che dopo la politica farà un altro lavoro».

 

Cioè?

 

«Jp Morgan è una bella assicurazione sulla vita».

 

Come ha fatto la banca più vecchia d’Europa a ridursi così?

 

«Questo è noto. Lo sciagurato acquisto di Antonveneta dal Banco Santander di Botin nel 2007 ha causato a Mps un debito di 17,5 miliardi. Antonveneta è stata pagata agli spagnoli 9 miliardi, ossia circa 3 miliardi in più di quanto questi non avessero sborsato per acquistarla solo due anni prima dagli olandesi di Abn-Amro. Per non parlare del buco dei crediti non esigibili».

 

Il grande errore dell’allora presidente di Mps Mussari…

 

«Errore? Non lo chiamerei così. L’acquisto fu fatto senza neppure vedere lo stato dell’arte di quel che si comprava. Penso piuttosto che Mussari sia stato tradito dalla propria ambizione, anche politica. Se il suo fosse stato un semplice errore, dubito che poi gli avrebbero dato la presidenza dell’Abi e che sarebbe stato in corsa per quella dello Ior».

 

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Piccini nell’intervista a Libero critica in partiolare la scelta di Massimo D’Alema nel 2001 di imporre Giuseppe Mussari alla fondazione Mps, che controllava il 54% della banca. Ma critica anche Walter Veltroni, che «non capì» lo scontro finanziario in atto:

«Nel 2001 Mussari fu scelto per fare la fusione Mps-Bnl, che però fallì due volte. Io, dopo 11 anni da sindaco di Siena,con gradimento altissimo,sarei stato il candidato naturale per quel posto ma mi opponevo alla fusione perché puntavo a fare del Monte il centro di un polo federativo aggregante con base in Toscana. Ma non posso dire che D’Alema mi scaricò perché lui non mi prese mai. Sono piuttosto uno dei tanti orfani di Veltroni, che non capì mai l’enorme scontro finanziario in atto in Italia in quegli anni. L’operazione Mps-Bnl era caldeggiata da Fazio e Amato, per consolidare la piazza finanziaria romana. Per quanto mi riguarda, arrivò dal ministero del Tesoro, allora guidato da un ministro Pd, una lettera che impediva la mia nomina alla fondazione».

 

Sta di fatto che il matrimonio non si fece mai, perché?

 

«Nel 2001 fallì perché la Fondazione non voleva scendere sotto il 50% e perché non si trovarono gli assetti bancari di governance. Nel 2006, con molta probabilità furono il premier di allora Prodi e la finanza cattolica a stoppare l’operazione. Il quadro era cambiato totalmente e Bnl era assegnata ad altri».

 

E a Siena che accade?

 

«Dopo aver scongiurato il pericolo Bnl il gruppo dirigente senese si sentì fortissimo, iniziò un raffreddamento con il Pd romano e, con Mussari in testa, giocò la sua partita, che portò all’acquisto di Antonveneta e alla crisi di Mps. Con la benedizione del governo di centrodestra, che sfornò una serie di decreti fiscali ad hoc che ancora nel 2010 aiutarono Mps a chiudere i bilanci in utile».

MONTE DEI PASCHI, L’EX SINDACO DI SIENA: «DAVID ROSSI? NON FU SUICIDIO…»

Su David Rossi, Piccini si dice per nulla convinto del suicidio:

«Era il mio portavoce quando facevo il sindaco. Gli proposi di seguirmi a Parigi, dove ero diventato direttore generale aggiunto di Mps France ma non lo fece. Era un senese doc, non voleva tagliare il cordone ombelicale con la città».

 

Che ricordo ha di lui?

 

«Molto intelligente,sensibile, preparato, colto. Mussari lo scelse perché aveva disperato bisogno di un intellettuale. Siena è città esigente e David era un grande biglietto da visita. In più, era un profondo conoscitore delle trame e degli equilibri cittadini, nonché portatore di conoscenze maturate al mio fianco negli anni delle mie sindacature».

 

La sua morte, un volo dal suo ufficio in Mps nel marzo 2013, è ancora avvolta nel mistero…

 

«Sono convinto che nella sua fine c’entri un elemento soggettivo fortissimo.Era rimasto senza protezioni,vedeva l’impero crollare, si sentiva corresponsabile del fallimento».

 

Quindi è convinto del suicidio?

 

«Per nulla, conoscendolo. Amava troppo la vita. I vini, i vestiti, i quadri, era un raffinato. Al di là di quello che sarà il giudizio dei magistrati, che le confesso ormai per me è relativo, il senso comune senese è convinto che si tratti di un omicidio»

(Foto di copertina da archivio Ansa. Credit: EPA / MATTIA SEDDA)