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Italicum, ok di Cuperlo: c’è l’accordo nel Pd. Bersani resta isolato

ITALICUM, CUPERLO FIRMA DOCUMENTO

L’intesa è raggiunta al Nazareno sul documento per la modifica dell’Italicum, la legge elettorale che potrà cambiare dopo il voto sul referendum. Nonostante la contrarietà della minoranza di Pier Luigi Bersani, anche Gianni Cuperlo, leader della Sinistra dem, ha firmato il testo elaborato dalla commissione dem. La notizia, rilanciata da fonti parlamentari durante i lavori della Leopolda a Firenze, è stata confermata a Giornalettismo da fonti vicine allo stesso esponente della minoranza.

ITALICUM, CUPERLO FIRMA IL DOCUMENTO. MINORANZA PD SI DIVIDE

«Ho sottoscritto il documento su Italicum perché contiene un passo in avanti. So che l’intesa raggiunta non ricompone la frattura consumata nella sinistra, dentro e fuori il Pd. Vedo e ascolto i tanti, anche autorevoli, convinti che solo il No al referendum potrà cambiare la legge elettorale. Io ho lavorato per ridurre quella forbice e avrei voluto un esito diverso», ha spiegato in una nota lo stesso Cuperlo. Con un invito, però, rivolto allo stesso Renzi: «Chiaro che da ora in avanti la prova di coerenza e lealtà rispetto a questo impianto spetta a tutti, a partire da chi è alla guida del governo». Per il premier, però, è già una vittoria doppia. Perché può incassare anche l’implosione della (già fragile) unità delle diverse anime della minoranza Pd. Perché se Cuperlo ha lavorato fino all’ultimo per raggiungere un’intesa larga nel Partito democratico, fin dall’inizio dei lavori la Ditta di Bersani si è invece fatta da parte, ormai schierata sul No nel voto sul referendum costituzionale.

ITALICUM, I PUNTI DELL’ACCORDO: COLLEGI E SUPERAMENTO BALLOTTAGGIO

Due sono i punti sul quale sarà possibile una verifica, seppur soltanto dopo il voto del 4 dicembre: un sistema di collegi,  che – come rivendicava lo stesso Cuperlo – dovrebbe ricostruire un rapporto di maggiore fiducia tra eletti ed elettori. L’altro punto riguarda invece il ballottaggio, che è ora pronto a saltare. Nel testo si parla di “definizione di un premio di governabilità (di lista o di coalizione) che consenta l’indicazione su chi avrà la responsabilità di garantire il governo attraverso il superamento del meccanismo di ballottaggio”. Nel documento dell’accordo, firmato da tutti gli esponenti della commissione (oltre a Cuperlo, il presidente Matteo Orfini, il vicesegretario Lorenzo Guerini e i due capigruppo Rosato e Zanda), si conferma poi come «in merito alla futura elezione dei senatori è confermata l’indicazione espressa dal segretario per assumere la proposta di legge a firma Fornaro Chiti quale riferimento del Pd per il varo della disciplina ordinaria in materia». Un’altra delle richieste rivendicate da mesi da Cuperlo e da tutta la minoranza Pd.

Ora, come si legge, il testo elaborato dalla commissione sarà sottoposto «all’Assemblea nazionale, alla Direzione e ai gruppi parlamentari del Partito Democratico di Camera e Senato per le relative valutazioni e conseguentemente tradurne l’impianto nei testi di legge (elezione dei senatori secondo il Ddl Fornaro-Chiti e legge elettorale) da portare al confronto con le altre forze politiche e gruppi parlamentari». Certo, soltanto dopo il referendum. Anche perché, allo stesso tempo, Guerini e i pontieri dem hanno cominciato a “sondare” gli altri partiti, che hanno però respinto qualsiasi confronto prima del voto spartiacque della legislatura.

L’accordo in casa dem dovrebbe quindi rendere meno complicata la campagna elettorale per il ‘Sì’ al referendum guidata dal premier Matteo Renzi e dal suo governo. «Se non troveremo un accordo mi dimetterò da deputato», aveva annunciato Cuperlo nei giorni scorsi. Ora Matteo Renzi potrà incassare il sostegno di un altro pezzo della minoranza dem. Certo, la frattura in casa dem resta. Perché la strada dell’ex presidente del Pd resta comunque diversa da quella seguita della minoranza che fa capo a Pier Luigi Bersani e a Roberto Speranza, ancora intenzionati  a votare ‘No’. «Nessun atto concreto, soltanto parole. In fondo, un documento non si nega a nessuno. Ma noi andiamo avanti con la campagna per il No», replica il bersaniano Davide Zoggia, bocciando il documento firmato anche da Cuperlo. Non è l’unico. «Dopo l’intesa sul documento, se c’è qualcuno che continua a cercare divisioni strumentali, è evidente che il tema non sono più le riforme ma è altro», replica il capogruppo a Montecitorio Ettore Rosato. Una conferma della distanza che resta al Nazareno. E dell’implosione della minoranza Pd.

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