L’altra Leopolda con Verdini: «Non vado da Renzi, suonerebbe l’allarme» | VIDEO

di Alberto Sofia | 05/11/2016

Denis Verdini Leopolda

DENIS VERDINI

Alla Leopolda, scherza, Matteo Renzi non l’ha invitato. Non c’è bisogno. Eppure a Firenze c’è anche lui, lo spauracchio della minoranza Pd.  Auditorium al Duomo, non lontano dalla stazione “renziana” c’è anche Denis Verdini, per l’iniziativa “Liberi sì” con gli altri ex berlusconiani Pera e Urbani. L’altra Leopolda, quella dei vecchi colonnelli azzurri ormai alla corte del governo: «Io alla stazione? Ma no, suonerebbe l’allarme…», ironizza l’ex plenipotenziario azzurro di fronte ai cronisti. Meglio evitare le provocazioni, almeno fino al 4 dicembre, per quel referendum  costituzionale che sarà lo spartiacque della legislatura. E del suo stesso futuro politico. Perché non basta l’accordo con Enrico Zanetti e il traghetto verso l’esecutivo. Se vinceranno i sì, l’ex sodale del Cav è già pronto a celebrare l’ingresso ufficiale della sua creatura. E passare, una volta per tutte, all’incasso. 

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DENIS VERDINI, L’ALTRA LEOPOLDA FIORENTINA: «IL NO DI BERLUSCONI? LUI LO RIPETE, IO SONO PRONTO AL CONFRONTO»

Si sente legittimato, Denis. Pure il premier all’apertura della Leopolda 2016, in un qualche modo, l’ha sdoganato: «Mi accusano di stare con Verdini e Alfano? Chi organizza il No è con Casapound e Brunetta», ha attaccato Renzi. Lui tergiversa: «Le parole di Renzi? Ognuno è libero di dire quello che vuole, noi qui diamo il nostro contributo». Con l’ex leader Silvio Berlusconi, invece, non intende entrare in polemica: «Se sono pronto a un confronto con il Cav. Certo, sono sempre disponibile. E non mi teme di certo. Berlusconi ci ripenserà? Io non penso, lavoro. Il suo è uno No, lo ripete sempre. E per me sbaglia». Pera invece si espone di più: «Ho l’impressione che Berlusconi stia ancora pensando seriamente quale sia l’interesse del centrodestra, di Forza Italia e del Paese. Ha sempre mostrato senso di responsabilità, ora spero nella Divina provvidenza. Che senso ha consegnare il centrodestra a Salvini e il Paese a Grillo?»

Verdini, invece, da esperto di numeri, non può che tenere sotto controllo i sondaggi, in vista del voto del 4 dicembre. Preferisce non esporsi, ma sbandiera fiducia. E dentro tutta la base di Verdini si respira grande ottimismo. «Ora siamo pari, ma i “Sì” aumentano. Il problema Sud? Al Meridione i No sono in vantaggio, ma basta analizzare le serie storiche per essere fiduciosi. L’affluenza non sarà alta. E noi, tutto il centro per il Sì, contiamo di pesare fino al 5%», azzardano. L’obiettivo resta proprio quello di erodere nel Mezzogiorno d’Italia la base di consenso del No e riportare al voto i moderati per il Sì. Poi, al di là del verdetto del 4 dicembre, si ragionerà pure di Italicum, la legge che Matteo Renzi ora è pronto a cambiare. «Un’ottima base la proposta che esce dalla commissione Pd», rivendicano dentro Ala. Anche perché prevede la possibilità di continuare a sognare l’intesa che replica lo schema di governo, con buona pace della minoranza dem. Ora, però, l’attenzione è tutta rivolta al referendum. La partita decisiva.