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Alizar, il profugo eritreo torturato dall’Isis che ha donato 5 organi

Alizar, profugo eritreo di 20 anni, giunto in Italia dopo essere stato umiliato e ferito dai miliziani dello Stato islamico per la croce che portava al collo, grazie alla donazione degli organi ha allungato la vita a 5 persone. La storia viene raccontata oggi dalla Stampa di Torino in un articolo a firma di Nicola Pinna.

 

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TRAPIANTI DI CUORE, FEGATO, RENI E POLMONI

Alizar è morto lo scorso primo novembre in circostanze poco chiare. È stato trovato agonizzante in un piazzale di Cagliari. Da pochi giorni aveva ricevuto una notizia attesa: il via libera al permesso per lasciare la casa di accoglienza, che però gli doveva essere ancora consegnato. Il suo gesto allungherà la vita a 5 persone in attesa di trapianto:

Il cuore e il fegato di Alizar sono stati trapiantati a Bologna, i suoi reni in Sardegna, mentre i polmoni sono andati a Padova. «Quando è arrivato in ospedale abbiamo scoperto la storia terribile di questo ragazzo – confida Ugo Storelli, responsabile dell’equipe espianti dell’ospedale Brotzu di Cagliari – Gli amici ci hanno raccontato che era un ragazzo molto timido, riservatissimo, che aveva sofferto tantissimo. I colleghi hanno fatto di tutto per tentare di salvarlo ma quando è stato accompagnato al pronto soccorso le sue condizioni erano davvero disperate. Lui non è riuscito a coronare il suo grande sogno, ma ha dato a cinque persone nuova speranza di vita».

Sulla morte di Alizar la polizia ha fatto subito i primi accertamenti ma il caso è stato archiviato nel giro di poche ore. Per gli uomini della Squadra mobile si è trattato di un incidente: il giovane eritreo, secondo gli investigatori, si era arrampicato su uno degli alberi che svettano intorno all’ex hotel trasformato in casa di accoglienza per profughi. Forse, ipotizzano gli investigatori, voleva entrare in camera dalla finestra perché non aveva rispettato l’orario previsto per il rientro.

(Foto di copertina: ANSA / GIUSEPPE LAMI)