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Italicum, il dilemma di Cuperlo. Ma chi rischia l’effetto “tenaglia” è Bersani

ITALICUM COMMISSIONE PD: IL DILEMMA DELLE MINORANZE

L’ultima settimana per un accordo in extremis. O, nella mente di Matteo Renzi, perché si realizzi il piano di recuperare un pezzo della minoranza PD per la partita del referendum costituzionale, lo spartiacque decisivo della legislatura, nel quale rischia di deflagrare l’unità del Nazareno. A due giorni dalla manifestazione dem per l’Europa di Piazza del Popolo, primo atto dell’ultimo sprint renziano per spingere alle urne il fronte del ““, quella soluzione da trovare in «dieci giorni» nella commissione dem sull’Italicum è oggi più vicina.

Certo, le incognite restano. Perché anche se si trovasse una mediazione sulle modifiche alla legge elettorale, condizione vincolante per le diverse anime della sinistra Pd per evitare lo strappo nel voto del 4 dicembre, non è detto che l’accordo interno al partito riesca a convincere tutta la Ditta ribelle. Perché l’area di Pier Luigi Bersani e Roberto Speranza è ancora – almeno ufficialmente – sulle barricate, scettica sulle reali intenzioni del premier. Così come sull’efficacia della stessa commissione lanciata dal premier nell’ultima Direzione per cambiare l’Italicum. Eppure, l’incubo dell’ex segretario è ora quello di restare isolato, di fronte all’ottimismo che dai vertici del partito si lasciano sfuggire: «Sì, sono convinto che un’intesa con Gianni Cuperlo e la Sinistra dem sia possibile», spiegano fonti dem a Giornalettismo al termine della seconda riunione della stessa commissione Pd. Impressioni (e speranze) confermate anche dal vicesegretario dem Lorenzo Guerini: «Contiamo di chiudere in tempi brevi. Oggi c’è stato un altro passo positivo».

ITALICUM COMMISSIONE PD: L’ULTIMA SETTIMANA PER UN ACCORDO

Già, i tempi. Stretti, secondo Gianni Cuperlo, l’ultimo “pontiere” che ancora lavora per evitare l’implosione Nazarena. Scaduti o quasi, sbandiera da tempo la Sinistra Riformista di Bersani. Un’area che non ha ancora ufficializzato il suo NO al referendum, ma che – almeno per una parte dei suoi parlamentari, da Davide Zoggia a Miguel Gotor – ormai fa già campagna contro Renzi e la sua riforma in giro per la penisola. Né intende presentarsi alla “chiamata” del segretario per Piazza del Popolo. Renzi ne è consapevole, sa che ritrovare la pax nel Pd sarebbe un’impresa quasi utopica. Ma poco cambia, nelle strategie di Palazzo Chigi. Anche perché da settimane ormai l’obiettivo è spaccare la minoranza, lasciando Bersani tra le braccia dell’oltranzismo di Massimo D’Alema. «Chiudiamo la prossima settimana», azzarda, non a caso, pure il capogruppo dem al Senato Luigi Zanda, al termine del secondo atto della commissione. Una partita a scacchi.

ITALICUM COMMISSIONE PD: IL GIOCO DI RENZI

Certo, Cuperlo non ha alcuna intenzione di passare per chi rischia di rompere la (seppur da sempre fragile) unità della sinistra Pd. O di prestarsi al “divide et impera” di Renzi. Non a caso, nonostante Cuperlo abbia registrato un «clima positivo, collaborativo», fonti vicine all’ex presidente dem, prendano ancora tempo. «Un accordo? Le basi ci sono, il passo avanti è reale. Ma noi non accettiamo accordi al ribasso. Lavoriamo per tenere unito tutto il partito, Bersani compreso. E pretendiamo che sia Renzi a metterci la faccia».

Tradotto, la partita torna nelle mani del premier. Perché Cuperlo continua a rivendicare l’incardinamento in commissione Affari Costituzionali di un disegno di legge che possa cambiare i punti contestati dell’Italicum. Un gesto simbolico, per mostrare la volontà di cambiare, anche in caso di vittoria dei ““. Ma, nel gioco delle mediazioni, un’intesa potrebbe essere raggiunta anche con un documento da votare in Direzione. Eppure, avvertono fonti di Sinistra Dem, «non con un remake dell’ultima assemblea, inconcludente. Il documento deve essere chiaro, deve chiarire cosa verrà modificato nella legge elettorale». 

ITALICUM COMMISSIONE PD, LE RICHIESTE DI CUPERLO: «RENZI CI METTA LA FACCIA»

Il dialogo è aperto sulle tre richieste dell’ “ambasciatore” Cuperlo, ormai note: coniugare rappresentanza e governabilità, con un premio più basso; collegi uninominali per permettere ai cittadini di scegliere i propri eletti, (possibile) eliminazione del ballottaggio. O almeno, un correttivo o una soglia minima per accedervi. Certo, l’interrogativo resta il ruolo che avrà il segretario. Perché, senza garanzie, nemmeno Cuperlo firmerebbe alcun patto. Un nodo aperto che ora dovrà essere Renzi a sciogliere. Il “super-ponte” dei lavori parlamentari – si riprenderà soltanto il 2 novembre a Montecitorio, ndr – servirà al premier e alla minoranza per continuare a trattare. E arrivare al tavolo di mercoledì o giovedì prossimo, data della prossima – e ultima – riunione della commissione, con una proposta definitiva. «Sappiamo di poter finire tra due fuochi, tra gli oltranzisti del Sì e quelli del NO», recitano da Sinistra Dem. Un’area dove già Ileana Argentin, non certo una renziana, ha già scelto per il Sì al referendum. E dove nessuno intende aumentare la distanza interna tra maggioranza e minoranza del partito, mai così divisi. 

«Bersani e Speranza sono persone sagge, non sono certo loro gli oltranzisti. Anzi, dalla Gruber l’ex segretario ha spiegato di essere pronto a votare sì se si rottama l’Italicum», insistono i fedelissimi di Cuperlo, l’ex presidente dem che deciderà soltanto sabato mattina se presentarsi alla manifestazione di Piazza del Popolo. Alla fine, chi rischia di restare davvero nella “tenaglia”, se Cuperlo troverà un compromesso reale sull’Italicum, è però lo stesso Bersani. Nel mezzo di un dilemma: confermare lo stesso il NO ed essere accusato di voler soltanto tramare contro Renzi o seguire la linea Cuperlo, fare retromarcia e tenere unito il partito? Una scelta di non poco conto. Di certo, il migliore degli scenari per Renzi.