La guida alle difficoltà delle partite Iva

di Redazione | 27/10/2016

Partita Iva difficoltà

Essere una partita Iva in Italia è sempre più difficile. Lo rimarca un’analisi di Dario Di Vico sul Corriere, che evidenzia come nella nostra economia il terziario, che già eroga servizi a basso valore aggiunto, sia spinto a un continuo deterioramento professionale dalla logica del massimo ribasso. Così come il pubblico, anche il privato paga sempre meno i servizi in outsourcing.

Partite Iva, i problemi in Italia

Negli anni della crisi le nuove partita Iva sono state aperte al ritmo di 500-600 mila l’anno, con cessioni pari a circa 350-400 mila. Nel 2016 questo trend si è invertito: per cinque mesi consecutivi, con l’eccezione di agosto, è sceso il numero delle aperture. Secondo Dario Di Vico uno dei numerosi segnali delle difficoltà vissute da chi lavora in proprio in Italia, sopratutto nel terziario. Il giornalista del Corriere rimarca come, rispetto agli anni positivi precrisi, sia sia imposta un’altra logica che spinge a un costante deterioramento delle condizioni delle partite Iva.

C’è stata un’età dell’oro in cui il mondo professionale ha goduto di rendite di posizione ed è riuscito a farsi strapagare in virtù di una sorta di rendita monopolistica, ma il quadro è del tutto cambiato. La cancellazione delle tariffe e delle regole conseguenti è stata una richiesta di Bruxelles e anche della cultura liberale italiana per abbattere vincoli e corporazioni, i risultati però li abbiamo davanti agli occhi. Rischiamo di diventare la società del massimo ribasso e di compromettere ancora di più le performance di produttività di un terziario a basso valore aggiunto.

 

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Partite Iva, quali settori in difficoltà

L’apertura delle partite Iva è diminuita nei settori del commercio e della ristorazione. Il primo soffre la concorrenza del commercio online, che scoraggia l’auto-impiego, mentre il secondo sembra un mercato saturo. L’agricoltura tiene, mentre l’unico settore che sembra promettente è la sanità allargata. Per Di Vico sta prevalendo un outsourcing povero da parte delle imprese, che riduce i margini di guadagno delle partite Iva.

La divaricazione è molto selettiva e si può stimare nelle proporzioni di 1/4 che conserva commesse e margini e di 3/4 che trova spazi sempre più esigui e di conseguenza non è in grado di finanziare le spese per aggiornare le competenze. I motivi secondo Anna Soru, presidente di Acta (professionisti del terziario avanzato) sono questi: «Una ripresa economica debole, un eccesso di offerta in tante professioni anche ordinistiche e l’assenza di minimi contrattuali che facciano da argine».

Partite Iva, Roma supera Milano

Dario Di Vico evidenzia come anche a Milano, la capitale del terziario avanzato in Italia, stia prevalendo una logica ribassista che penalizza le partite Iva. Nel 2016 Roma ha superato il capoluogo lombardo per apertura di partite Iva – nei primi otto mesi del 2016 sono state 30.958 contro 22.813 – ma nelle capitale chi lavora in proprio soffre una simile situazione.

Roma è città di servizi ma sconta la mancata nascita di un terziario moderno. Commercialisti che vendono pacchetti di servizi contabili e fiscali tutto compreso a 30 euro al mese, avvocati che accettano 10 euro per andare in udienza, bandi pubblici dove viene scritto che determinate prestazioni professionali sono svolte a titolo gratuito.

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ANSA/ANGELO CARCONI