Il sorriso di Bebe Vio: «Vivo una vita bellissima e sono fortunata»

16/09/2016 di Redazione

«Uno Spritz in mano e la medaglia al collo, così ho festeggiato, certo». Bebe, medaglia d’oro del fioretto alle Paralimpiadi di Rio si racconta a Repubblica. Lo fa con l’entusiasmo di sempre e con la gioia, ora, di un primo posto con la maglia azzurra.

«Ogni tanto apro whatsapp e capisco che devo mettermici con calma, rispondere a tutti uno per uno. Non voglio fare copia e incolla».
Il messaggio che l’ha colpita di più?
«Mio cugino mi ha mandato un’immagine di Totti».
E Jovanotti, che l’ha accompagnata nelle scuole di New York e ha scritto una strofa per la sua associazione?
«Mi ha fatto i complimenti anche lui, fantastico. Lo conosco bene, lui è sempre con me. Siamo amici con semplicità, ci sentiamo come se non fosse Jovanotti ma Lore. Durante vari concerti mi ha dedicato un brano».
La sua canzone preferita?
«“Ragazzo fortunato”».
C’è qualcosa di autobiografico?
«Per forza, come fai a non sentirti fortunata quando vivi un momento come il mio?».
Ha veramente festeggiato come nel titolo del suo libro (“Mi hanno regalato un sogno, La scherma lo spritz e le Paralimpiadi”)?
«Certo, con tutti gli altri a Casa Italia, perché l’altro giorno abbiamo vinto in cinque, non solo Zanardi e io».
Il momento più alto della nostra storia paralimpica: ma in Italia com’è la situazione per i portatori di handicap?
«Io vedo sempre positivo, e allora diciamo che abbiamo fatto grandi miglioramenti e dobbiamo goderci quel che abbiamo conquistato finora».
Lo sport aiuta?
«Quand’ero in ospedale non vedevo l’ora di riprendere la scherma che praticavo da quando avevo 5 anni. Mi ha dato una carica incredibile. Ho fatto un po’ di equitazione, ma era in pedana che volevo tornare. Una sosta al centro protesi, ed eccomi di nuovo in corsa».

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Bebe non si ferma mai. E ha un progetto in cantiere. «La mia associazione aiuta i ragazzi in
carrozzina a dedicarsi alla scherma, e qui a Rio c’è già uno di loro, Emanuele Lambertini.
A Tokyo ne vorrei almeno tre».

Oltre la medaglia, cosa riporterà da Rio?
«La voglia di gridare: “Non piangerti addosso!!”. Come si fa a lamentarsi, quando vedi ragazzi che si fanno un mazzo così per eseguire un gesto naturale per un normodotato?».

(in copertina foto GIORGIO BENVENUTI / PAL ANSA)

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