Accusato di pedofilia per uno scambio di persona: «Mi hanno rovinato la vita»

di Redazione | 25/07/2016

«Mi hanno rovinato la vita. Sono caduto in depressione, prendo psicofarmaci, sono ingrassato 25 chili in tre anni. Per fortuna mia moglie mi ha creduto. Ma in paese, sa…». È passato un po’ di tempo ma Gavino Cherchi, operaio 48enne di Dervio in provincia di Lecco, vive ancora in un incubo: lo hanno scambiato per un altro Gavino Cherchi, domiciliato a Lecco città, residente a Sassari e due anni più giovane, e così accusato di pedopornografia e violenza su una minorenne. Una mattina di novembre 2013, all’alba, otto poliziotti fanno irruzione a casa sua, «pistole in pugno», non lo trovano e quindi gli fanno visita a lavoro, in azienda. Sotto gli occhi increduli del titolare e dei colleghi lo portano in questura. E lì, racconta il diretto interessato ad Alessandro Milan su Libero oggi in edicola,  prima provano a convincerlo a farlo confessare poi alzano le mani, «mi hanno preso a legnate. Ero seduto su una sedia con le rotelle. Uno mi teneva le mani da dietro, gli altri mi giravano sulla sedia e giù pugni secchi: nello stomaco, nei fianchi, nei reni». Tutto questo per un’accusa infamante, errata. Che si è risolta con un “ci scusi, ci siamo sbagliati”, non cercavamo lei.

LEGGI ANCHE La vera storia dei “simboli pedofili sul web”

Cherchi, quello che non ha fatto nulla e si è ritrovato al centro di un’incredibile caso di omonimia, di un’indagine durata quasi quattro mesi e delle inevitabili chiacchiere di un paesino di meno di 3000 abitanti, è ancora sconvolto:

«Ho una figlia avuta a 17 anni, sono già nonno, sono stato cresciuto con dei valori, pensi che non ho mai visto neanche un film porno. […] Sta di fatto che sono caduto dalle nuvole, erano contestazioni assurde. […] Non avevo parole, ero terrorizzato. Il mio atteggiamento sembrava quasi colpevole perché ero basito, interdetto, non sapevo cosa dire»

Oltre a curare la depressione ora deve fare i conti con il suo avvocato che gli ha fatto arrivare una parcella da 8.000 euro per aver fatto «due più due, scoprire l’errore e dirlo alla polizia. Ci ha messo cinque minuti, più un colloquio con la polizia». Cherchi questi soldi non ce l’ha. Il danno e la beffa:

«L’avvocato ha fatto ricorso al giudice di pace e mi hanno bloccato lo stipendio»

Ma almeno l’altro Gavino Cherchi è stato arrestato? «Dovrebbe essere in carcere a Lecco ma non ne voglio sapere nulla». E come dargli torto.

TAG: pedofilia