Incidente treni Puglia, il capostazione di Andria: «Ho alzato la paletta, ma non è solo colpa mia»

di Donato De Sena | 14/07/2016

incidente treni puglia

Il capostazione di Andria, Vito Picarreta, uno degli indagati dalla Procura di Andria per il disastro ferroviario di martedì 5 luglio in Puglia lungo una tratta a binario unico della Ferrotramviaria, ha rilasciato ai cronisti alcune dichiarazioni per difendersi dall’accusa di essere tra i responsabili o il principale responsabile dello scontro. «L’ho alzata la paletta, certo che l’ho alzata. Ho dato il via. Ma non è solo colpa mia. Adesso tutti mi buttano la croce addosso, ma la vera vittima sono io», è una delle affermazioni riportata dal Corriere della Sera in un articolo a firma dell’inviata Virginia Piccolillo.

 

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Il ferroviere non intende dunque fare da capro espiatorio dello scontro tra i due treni. E chi lo conosce bene non esita a difenderlo. Un’amica di famiglia, ad esempio, afferma: «È sconvolto. Distrutto. Non mangia. Non dorme. Continua a pensare a quell’istante che ha cambiato per sempre la sua vita. Schiacciato dal peso di tutta quella gente morta in un modo orribile. Lui ha sempre fatto il suo lavoro con coscienza. Lasciatelo stare. Non state a speculare sulle disgrazie». La moglie, intanto: «Ma rispettate il nostro dolore. Siamo distrutti». Stesse dichiarazioni vengono riportate anche da Repubblica, in un articolo di Giuliano Foschini:

Piccarreta d’altronde non fa un mistero di quello che è accaduto: “È vero quel treno non doveva partire. E quella paletta l’ho alzata io: non sapevo che da Corato stesse arrivando un altro treno per questo ho dato il via libera”, spiega oggi, così come ha confermato ai funzionari che stanno conducendo l’inchiesta interna. A loro ha provato a spiegare che quella era stata una giornata complicata, i treni che portavano ritardo, c’era stata l’aggiunta di un treno supplementare e dunque in quel lasso di orario era previsto l’arrivo di tre treni e non dei soliti due, i macchinisti che assemblavano nuove vetture per sopperire il ritardo. “È stata una giornata molto particolare”, dice. “Ma quello che è successo è troppo”. Troppo. “So che ora se la prenderanno tutti quanti con noi”, dice la signora Lia, a casa. “Mio marito è il capro espiatorio perfetto. Ma non è giusto: perché è un lavoratore serio, in questi anni ha fatto sempre e soltanto il suo dovere. Questa è una tragedia troppo grande per noi. È un lutto, abbiate rispetto del nostro dolore”.

(Foto di copertina: ANSA / MATTEO GUIDELLI)