Boris Johnson Erdogan segaiolo
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Boris Johnson sarà il Ministro degli Esteri inglese. Due mesi fa diede del “segaiolo” e dello zoofilo a Erdogan

Avete letto bene. Il prossimo Ministro degli Esteri inglesi solo due mesi fa ha dato del “segaiolo” al premier turco Recep Tayyip Erdoğan. In verità ha anche alluso a lui e una capra impegnato in un atto sessuale. Sì, Theresa May ha affidato la rappresentanza del suo governo all’estero non solo a un uomo dalla capigliatura straordinariamente offensiva, ma anche a un politico che poche settimane fa ha vinto 1000 sterline messe in palio dalla testata Spectator, il “most offensive Erdoğan poem” (la poesia più offensiva su Erdogan), una competizione scatenata dal caso del comico Jan Boehmermann. Così la testata ha voluto criticare l’illiberale politica culturale e di gestione del dissenso (anzi di repressione dello stesso) del leader turco ma anche dell’accondiscendenza con cui la Cancelliera tedesca Angela Merkel ha permesso che un comico venisse punito per aver esercitato il proprio diritto di satira.

Boris Johnson Erdogan segaiolo

Senza neanche saperlo, a sua insaputa quindi, Boris Johnson ha partecipato al concorso, indetto ad aprile scorso, e un mese dopo ha vinto. Parlando con una rivista svizzera, Die Weltwoche, del caso Boehmermann, ha infatti sciorinato, forse inventato sul momento, un limerick – così si chiama un tipico componimento inglese surreale, umoristico e condito di eccezioni grammaticali e metriche – che ha lasciato esterrefatto il reporter che raccoglieva la sua dichiarazione, anzi la sua poesia. Che recita più o meno così:

C’era un giovane ragazzo che veniva da Ankara, che era un terribile segaiolo (wanker qui diventa wankerer per una licenza poetica), fin quando visse promiscuamente con l’aiuto di una capra, ma lui non si è fermato neanche a ringraziarla

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Johnson, come lui stesso ha ribadito al giornalista Nicholas Farrell, lo ha detto perché “tutti devono avere il diritto di parlare di un uomo di potere e di una capra, persino in Turchia” e ha sottolineato quanto sia importante la libertà d’espressione. Certo, però, forse un Ministro degli Esteri dovrebbe essere scelto tra uomini avvezzi alla diplomazia, alla sobrietà, senza imbarazzanti scheletri nell’armadio come un poemetto di dubbio gusto. Magari composto all’impronta per difendere la libertà di un comico, ma pur sempre condito da due insulti clamorosi a un uomo fondamentale nello scacchiere internazionale.

Lady May, forse la sua prima scelta politica importante poteva essere più brillante. O almeno più prudente.