Strage Erasmus, il papà di Francesca Bonello: «Mia figlia non c’è più, adesso vogliono anche incolparla»

di Redazione | 11/07/2016

francesca bonello

Una beffa, uno schiaffo enorme a quelle famiglie che all’alba del 20 marzo a Freginals, in Catalogna, Spagna, hanno perso le loro ragazze.
«Risarcimento ridotto perché le vostre figlie non avevano la cintura di sicurezza: 70.000 euro per ciascuna, decurtati del 25%». Questa la proposta della compagnia assicurativa Ced ai familiari delle sette studentesse italiane morte nell’incidente del pullman che trasportava 57 persone, tutti studenti Erasmus. «Amarezza e rabbia», ha espresso il presidente del Consiglio, Matteo Renzi. Nonostante l’autista, immediatamente dopo l’incidente, ammise di essersi addormentato, non c’è un risarcimento adeguato per le famiglie di Valentina Gallo, Elena Maestrini, Serena Saracino, Francesca Bonello, Elisa Valent, Lucrezia Borghi ed Elisa Scarascia Mugnozza.

Riporta Repubblica:

Secondo la Ced, le cifre andavano decurtate del 25% proprio perché le ragazze, al momento dell’incidente, non avrebbero indossato la cintura. L’importo, che comunque i familiari delle studentesse avevano già deciso di devolvere in beneficenza così come ogni altro risarcimento che potrebbero ottenere in futuro, doveva essere accettato nel giro di dieci giorni: entro il 30 maggio. Così stabiliva, ancora, la lettera dell’assicurazione. Altrimenti la proposta sarebbe decaduta. Nessuna delle famiglie si è fatta avanti, nessuna ha accettato un risarcimento che non potrà mai risarcire nulla, ma che, posto a queste condizioni, sollevando una sorta di “concorso di colpa” delle vittime nella dinamica dell’incidente, le ha ancora più saldate insieme, pronte a portare avanti la causa civile e penale in Spagna

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PAOLO, PADRE DI FRANCESCA BONELLO: ” MIA FIGLIA NON C’È PIÙ, PRESA PER I FONDELLI”

Paolo Bonello, padre di Francesca, racconta la lotta e l’amarezza nella proposta ricevuta. «Cinquanta o cinquecento di risarcimento, a noi non interessa, perché Francesca non c’è più. Ma ci è sembrata una presa per i fondelli, questa, come se fosse colpa anche un po’ nostra di quello che è successo»

Francesca aveva quasi 24 anni, studiava Medicina e si trovava su quel dannato bus mentre faceva il suo Erasmus a Barcellona.

«La prima reazione è stata la stessa che abbiamo avuto a Barcellona: di non curarci di questi aspetti. Io, da subito, non volevo neppure sapere la dinamica dell’incidente. Invece la nostra legale mi ha fatto capire: se non avessimo fatto nulla, avremmo perso un’occasione preziosa per cambiare le cose. Così abbiamo deciso di andare avanti. E che quella offerta fosse un’ingiustizia. E una presa per i fondelli. Non vorrei usare parole inappropriate, ma mi è sembrato quasi un ricatto, anche per i modi in cui ci è stato posto».

Questione di tempistica…

«La lettera dell’assicurazione è arrivata intorno al 20 maggio, all’ultimo momento, e avevamo una finestra di tempo brevissima per accettare, dieci giorni, fino al 30 maggio. Ci offrivano 70.000 euro e poi ci sarebbe stata la decurtazione del 25% perché le ragazze non avrebbero indossato la cintura. Una specie di “concorso di colpa”: come se fosse colpa loro, nostra».

I genitori delle ragazze si stanno unendo in una unica associazione…

«Il 22 luglio a Genova, nello studio del notaio Andrea Fusaro, arriveranno anche i genitori delle altre ragazze. Firmeremo l’atto costitutivo di una nuova associazione “Genitori Generazione Erasmus 20 marzo 2016 – Uniti per non dimenticare”, che in inglese suona “Parents of Erasmus Generation”, acronimo di Peg, pungolo. Quello che vogliamo essere, per la tecnica e per la legislazione, non solo italiana».

Che finalità avrà la vostra associazione?
«Rendere sicuri i viaggi in pullman: nelle gite scolastiche, nel trasporto delle squadre sportive, non solo negli Erasmus. La legislazione può migliorare ulteriormente e deve essere uniformata a livello europeo, e mi riferisco ai turni di lavoro e riposo che gli autisti dovrebbero rispettare. Io con molti amici ingegneri lavorerò ad approntare apparecchiature di sicurezza da installare sui pullman. Che per la mole che hanno e il numero di persone che trasportano, sono aerei su strada. Ma hanno i sistemi di controllo e sicurezza di un’utilitaria».

(foto copertina ANSA)