Sandro Donati: Alex Schwazer macellato dalla mafia russa del doping

di Redazione | 11/07/2016

Alex Schwazer doping mafia

Il nuovo caso di doping di Alex Schwazer sarebbe stato ordito dalla mafia russa del doping, in accordo con una parte della Iaaf, per impedire al marciatore una clamorosa vittoria alle Olimpiadi. Ne è convinto il suo allenatore, Sandro Donati, da sempre uno dei tecnici sportivi più impegnati nella denuncia del doping.

IL DOPING DI ALEX SCHWAZER, LE DURISSIME ACCUSE DI SANDRO DONATI

Alex Schwazer non potrà partecipare alle imminenti Olimpiadi di Rio de Janeiro dopo l’esito positivo delle controanalisi su un nuovo caso di doping che ha coinvolto il marciatore, già squalificato in passato per uso di doping. Nel suo ritorno alla marcia di alto livello Schwazer si era affidato a Sandro Donati, allenatore noto per il suo impegno ormai decennale contro il doping nello sport. Donati ha concesso una durissima intervista a La Repubblica in cui parla esplicitamente di un complotto che ha portato alla nuova positività di Alex Schwazer.

Andrò al più presto alla procura della repubblica di Roma a rappresentare certe situazioni, ho molte cose da dire ma nei dettagli preferisco informare prima i magistrati. Per colpire me è stato macellato un atleta innocente che in passato ha sbagliato, ma che è un campione immenso che avrebbe sicuramente vinto a Rio la medaglia d’oro sia sui 20 chilometri che sui 50. Questa storia porta con sé un messaggio molto chiaro: chiunque parla va messo fuori gioco, chi rompe il muro dell’omertà che c’è sul doping deve comunque pagarla cara.

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LA MAFIA RUSSA DEL DOPING

Sandro Donati individua nelle dichiarazioni contro il doping degli atleti russi di Alex Schwazer uno dei motivi della sua nuova positività. Da allora l’allenatore del marciatore rivela di aver ricevuto messaggi minacciosi, via mail e via telefono, per scoraggiare Schwazer dal ritorno alle gare. Secondo Donati la principale responsabilità risiede nella cosiddetta mafia russa del doping, l’intreccio tra dirigenti sportivi di Mosca e alti vertici della Iaaf che hanno tollerato in questi anni le pratiche illecite.

È evidente il rapporto di corruttela reciproco che ha contrassegnato la relazione fra alcuni dirigenti della Iaaf (la Federazione internazionale di atletica) e le autorità sportive russe, finalizzato ad insabbiare o a gestire in maniera addomesticata i casi di doping

Sandro Donati parla di una esplicita ritorsione nei suoi confronti per la collaborazione con la Wada, l’agenzia internazionale antidoping che ha scoperto il caso dell’atletica leggera russa. Donati rimarca come la Iaaf, la federazione internazionale dell’atletica leggera, non tolleri che la lotta al doping sia condotta da organismi esterni.

C’è un sistema che non tollera che l’antidoping venga fatto da soggetti esterni alla sua organizzazione, in questo caso la Iaaf. La vicenda è stata in questo senso un’operazione quasi “geometricamente perfetta”. Che lancia un avviso a tutti: di doping non si deve parlare, ce ne dobbiamo occupare solo noi istituzioni sportive e chi ne parla fuori fa sempre una brutta fine