Berlusconi dimesso dal San Raffaele: «Leader? Spero di averne la forza» | VIDEO

di Alberto Sofia | 05/07/2016

Attorno al Cav non c’è più il cerchio magico delle «badanti», ma la famiglia, la figlia Marina, il direttorio dei vecchi fedelissimi, da Gianni Letta a Confalonieri fino a Ghedini. Il partito azienda tornato alla ribalta. Ora per Silvio Berlusconi è arrivato anche l’ora del ritorno ad Arcore per la nuova tappa della riabilitazione. Venti giorni dopo l’intervento al cuore per la sostituzione della valvola aortica, l’ex premier azzurro lascia l’ospedale San Raffaele. Lo aspettano altri due mesi di riposo e rieducazione. L’obiettivo è provare, per gradi, il ritorno sulla scena, di fronte a un partito, Forza Italia, rimasto orfano del leader e subito piombato nella guerra per bande.

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BERLUSCONI DIMESSO, TORNA AD ARCORE: «PROVA DOLOROSA, ORA VA MEGLIO»

Accanto al Cav, in volto più rilassato e apparso in salute, simbolico è il passaggio di testimone. Non c’e più Maria Rosaria Rossi, che ha lasciato l’incarico di tesoriere e amministratore straordinario dopo l’assalto del gruppo e l’irritazione dei familiari per il troppo stress in campagna elettorale alle Amministrative. Silvio Berlusconi si appoggia di nuovo al suo collaboratore Valentino Valentini, che già lo accompagnò come consigliere per le questioni estere quando Forza Italia era al governo, storico uomo Mediaset. «Adesso mi aspettano due mesi di riabilitazione», è consapevole il Cav. Ma, almeno a parole, non c’è voglia per quel disimpegno dalla politica e dal partito. Almeno nell’immediato: «Poi spero di essere ancora utile agli italiani. Se mi sento ancora leader? Uno sente se poter dare ancora un contributo al proprio Paese. Io spero non ce ne sia bisogno, se ce ne fosse spero di averne la forza», ha replicato ai cronisti.

L’attenzione per la politica resta. Non è un caso che, anche per rassicurare un partito polveriera alle spalle, avesse anche inviato un messaggio ai coordinatori regionali azzurri rivendicando di non voler né «mollare né politica né partito». Allo stesso modo il Cav aveva anche rivendicato «l’importanza dei comitati per il no al Referendum», in vista della consultazione sulla madre delle riforme renziane, quelle costituzionali. Vero spartiacque della legislatura.

BERLUSCONI, LE PAROLE DI CONFALONIERI E LE STRATEGIE FUTURE

«La situazione italiana è passata da un bipolarismo a un tripolarismo che vedo molto pericoloso. Il sistema congiunto Italicum-riforma costituzionale potrebbe portare a un governo del M5S. E non ci sono praticamente leader a cui poter pensare di affidare il nostro destino», è il messaggio lanciato ora da Berlusconi.  Parole che, dopo l’appello di Fedele Confalonieri per quel possibile nuovo Nazareno che aveva riaperto la faida interna dentro Forza Italia, c’è chi interpreta come una stroncatura nei confronti di Renzi. Il premier con il quale il Cav si era seduto al tavolo per le riforme e la legge elettorale, prima dello strappo nei giorni dell’elezione di Mattarella al Quirinale. Uno scenario, quello mostrato dal Cav,  che – almeno a parole – allontana il ritorno della pax nazarena.

Certo, gli interessi delle aziende e la riorganizzazione del vecchio impero berlusconiano, restano prioritari nell’agenda del Cav. Tanto che il leader azzurro ha pure confermato la cessione del pacchetto di maggioranza del Milan: «Il percorso è ormai avviato verso i cinesi», ha spiegato ai cronisti, sottolineando il loro impegno a investire nella società 400 milioni nei prossimi due anni.  

Ora però resta il pieno recupero della salute la priorità. Il medico personale Alberto Zangrillo lo ha avvertito che non bisognerà accelerare i tempi. Ma niente controindicazioni: «Nel giro di un paio di mesi Silvio Berlusconi sarà in piena efficienza e in grado, se ne ha voglia, di fare le scelte che il futuro gli riserverà». Con il Cav che non vorrà certo restare in disparte in vista del referendum. Anche perché, con il renzismo per la prima volta in affanno e un verdetto al referendum tutt’altro che scontato, in tutto l’arco parlamentare come nel Pd c’è chi prepara il “salvagente” della legislatura. E, nel caso vincesse il “no” e si aprirebbero spiragli per un nuovo governo di grande coalizione presieduto da qualche traghettatore, Berlusconi con Fi non vuole certo restare a guardare.