Nuredin Wehabrebi Atta
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Le parole di Nuredin Wehabrebi Atta, il primo pentito della tratta dei migranti: «Chi non riusciva a pagare ucciso per gli organi»

Il suo nome è Nuredin Wehabrebi Atta ed è il primo pentito della rete internazionale che si occupa del traffico di migranti dall’Africa. Grazie alle sue parole stamane sono stati effettuati 38 arresti nelle province di Palermo, Roma, Viterbo, Agrigento, Catania, Trapani, Milano, Lecco, Macerata e Genova. E’ stata sgominata una rete criminale con le accuse, a vario titolo, dei reati di associazione per delinquere, favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, esercizio abusivo dell’attività di intermediazione finanziaria, nonché associazione finalizzata al traffico internazionale di stupefacenti e spaccio di droga. Secondo quanto sostiene il pentito chi non aveva i soldi per affrontare il viaggio in barca per l’Italia «veniva ucciso, gli venivano prelevati gli organi che poi venivano venduti ad alcuni mercanti d’organi egiziani». Questo è uno degli aspetti più inquietanti della operazione Glauco 3 della Polizia di Stato.

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NUREDIN WEHABREBI ATTA: CHI E’ IL PENTITO SUI MIGRANTI

Per Glauco 3 la Dda di Palermo ha individuato una banda composta da 25 eritrei, 12 etiopi e un italiano esperta nella tratta di migranti. Ma chi è Nuredin che ora parla di traffico d’organi? Meridionews traccia un ritratto del giovane di 32 anni, arrestato nel 2014:

Nato in Eritrea trentadue anni fa, Atta prima di vuotare il sacco ha fatto la spola tra la sua casa di Agrigento e quelle di Roma. Le sue basi operative dopo essersi trasferito in Europa passando per la Libia, dove si sarebbe fermato almeno fino al 1998. Qui il collaboratore avrebbe conosciuto e convissuto con alcuni dei principali trafficanti, tra cui l’etiope e ricercato numero uno Ermias Ghermay, latitante da anni e ritenuto il padrino del network. Prima del suo pentimento Atta si è occupato di viaggi della speranza, incappando nelle mani della giustizia con l’operazione Glauco del 2014. I magistrati lo descrivono come «uno dei capi promotori», capace di gestire «con metodi professionali» i clienti. Uomini e donne smistati attraverso l’offerta di pacchetti viaggio per la seconda fase degli spostamenti dopo l’arrivo in Italia. Per farlo si sarebbe avvalso non solo di diverse abitazioni di supporto nella capitale ma anche con la complicità di alcuni autisti italiani per i viaggi verso il nord Italia e l’estero

Nel corso dell’inchiesta che ha portato agli arresti di stamane sono stati ricostruiti i flussi di denaro che avevano a Roma il suo centro di smistamento, una profumeria: sono stati sequestrati circa 526.000 euro e 25.000 dollari in contanti, nonché una sorta di libro mastro, con nominativi di cittadini stranieri.

IL RACCONTO DI NUREDIN WEHABREBI ATTA SU ORGANI E GOMMONI USA E GETTA

Non solo: Atta ha raccontato ai magistrati guidati dal procuratore Francesco Lo Voi casi di traffico di organi. «Mi è stato raccontato che le persone che non possono pagare vengono consegnate a degli egiziani, che li uccidono per prelevarne gli organi e rivenderli in Egitto per una somma di circa 15mila dollari». Lo Voi ha precisato però come non ci sia stato alcuni riscontro concreto sul traffico.  «E’ una dichiarazione di un fatto appreso da altri, pertanto è difficilmente riscontrabile. Sono indicazioni che il collaboratore dichiara di avere ricevuto ma che allo stato non possono essere confermate da nessun dato concreto», ha sottolineato il magistrato. Non solo, l’eritreo ha svelato un nuovo aspetto del business dei migranti: i gommoni usa e getta. Si tratta di imbarcazioni di pessima qualità, fatte in Cina, che durano (se durano) massimo un viaggio in mare. Le barche – come spiegò l’Espresso qualche mese fa – partono da località di Zuwara, Zawia e Garabulli, passando per Turchia e Malta.

(Sagome di carta verso il mare a ricordo dei morti del canale di Sicilia, in occasione della manifestazione organizzata dall’Arci genovese, Genova, 21 aprile 2015. Foto ANSA/ LUCA ZENNARO)