Gli italiani che sanno piangere soltanto sui morti italiani

di Stefania Carboni | 30/06/2016

recupero corpi migranti

– Ma se c’è gente che dopo morta vorrebbe essere sepolta in mare, tu li vai a prendere per farne cosa???
– Possono restare benissimo al loro paese
– Sì ma quanto è costata agli italiani questa operazione? Per essere umani bisogna pensare prima ai vivi che non riescono a campare e dopo ai morti i cui resti dopo più un anno in mare non esistono più
– Per essere fiero come dici avresti dovuto pagare di tasca tua….

Oggi il presidente del Consiglio Matteo Renzi ha annunciato, su Facebook, l’operazione di recupero del barcone dove nell’aprile 2015 morirono settecento migranti, chiusi a chiave nella stiva in quella che divenne una tomba in fondo al Canale di Sicilia. Renzi ha sottolineato come gli italiani «conoscano il valore della parola “civiltà”» parlando dell’importanza di dare una tomba ad ogni migrante che perse la vita in uno dei naufragi più drammatici degli ultimi anni.

Dare una tomba a ciascuno di loro significa restituire il diritto alla memoria. E significa ammonire l’Europa su quali siano i valori che contano davvero. Continuiamo tutti i giorni a cercare di salvare vite umane, anche oggi.
Il relitto è stato recuperato ieri, quattordici mesi dopo: qui ci sono alcune foto.
Grazie alla Marina Militare, fiero di essere italiano. Lavoriamo tutti i giorni perché l’Europa sia all’altezza dei valori che l’hanno fatta grande

MATTEO RENZI E I COMMENTI PER IL RECUPERO DEL RELITTO

Peccato però per i commenti che, sotto le foto a corredo del post, denotano la mancanza di pietà davanti al recupero delle salme.

matteo renzi migranti

 

«Spreco di denaro pubblico», scrive Gennaro.  «Fiero di cosa? Io mi vergogno», sottolinea Giorgio.

Questi commenti scatenano l’indignazione di diversi followers del premier. In tanti controreplicano alle frasi negative e tanti altri plaudono all’operazione della Marina Militare. Ma quelle parole, amare, rimangono. Rimane l’indifferenza davanti a persone che meritano come tutte le altre una degna sepoltura. Rimane il gelo davanti alla possibilità che ora un figlio, un marito, una madre avranno di poter piangere il proprio caro davanti a una tomba. C’è chi pensa che tanto il mare può benissimo custodire i loro ricordi, che i problemi, nel nostro paese, sono ben altri. Vero, ma anche no. Chi dice che il problema di una madre nel piangere il proprio figlio sia inferiore o maggiore rispetto ai nostri? E sopratutto raccontare i nostri problemi davanti a una soluzione creata per “altri” risolve qualcosa? Il caro buon vecchio benaltrismo: quell’atteggiamento che non porta a nulla. L’inutile spreco dei «e quindi allora».

Non arriviamo a  fine mese ok, la sanità fa schifo, bene. Ma chi siamo per impedire a qualcuno di piangere la persona che amano? Facciamo del benaltrismo: se erano italiani i morti di quel relitto valevano lo stesso spreco di denaro?

Un italiano ci ha insegnato l’importanza della tomba. Davanti al buio della morte Ugo Foscolo contrapponeva quel sistema di valori, ideali, che resistono al corrodere del tempo. La tomba non serve ai morti ma ai vivi per “corrispondenza d’amorosi sensi”, ovvero per poter mantenere l’immortalità di chi non c’è più attraverso il ricordo di chi invece è rimasto qui. Non solo, le tombe dei “grandi”, secondo Foscolo, servono per ricordare la storia di un personaggio e il patrimonio culturale di un popolo. Non so se le tombe di chi ha perso la morte a largo delle nostre coste verranno create per «corrispondenza d’amorosi sensi»  o per ricordare i tempi che stiamo vivendo. Quello che è certo è che perdere la civiltà davanti a qualcosa di civile è controproducente. E soprattutto stupido: perché non risolve nulla.

IL RISCHIO DEL BARATRO

Non si tratta solo di antipatia verso il premier. Nicola Lagioia, di Radio3, ha raccontato i commenti indignati sul recupero dei corpi durante le trasmissioni radiofoniche di stamane. Qui il podcast.

recupero copri migranti

Se non ci fermiamo davanti alla morte cosa stiamo diventando?