Banca Popolare Vicenza
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La Banca Popolare di Vicenza ha ingannato con titoli rischiosi 58mila clienti

Quella del tracollo di quattro banche popolari italiane (poi salvate dal governo con un decreto a novembre 2015, Banca Etruria, CariChieti, CariFerrara e Banca Marche) è anche la storia di casalinghe, operai e pensionati con scarse competenze in materia di finanza ai quali sono stati rifilati titoli rischiosi per centinaia di milioni di euro. Non sono gli unici casi. Un’indagine della vigilanza sulla Popolare di Vicenza ha rivelato che i dati dei piccoli risparmiatori sono stati modificati per sostenere aumenti di capitale. L’ispezione della Bce è stata condotta tra fine febbraio e inizio luglio 2015 e si è conclusa con una relazione che accusa gli ex vertici dell’istituto di credito.

 

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BANCA POPOLARE DI VICENZA, L’ISPEZIONE DELLA BCE ACCUSA I VERTICI

I manager e i funzionari avrebbero fornito informazioni su 58mila azionisti non in linea con la direttiva europea Mifid (Market in FInancial Instruments directive) che impone di classificare i clienti in modo adeguato per fornirgli prodotti finanziari adeguati. Ne parla Walter Galbiati su Repubblica:

L’ex presidente Gianni Zonin e l’ex amministratore delegato Samuele Sorato, oggi indagati per aggiotaggio e ostacolo alle autorità di vigilanza, hanno portato con due aumenti di capitale i soci a 108mila con una crescita del 57% in soli due anni. Una seconda città nella città, cresciuta sull’inganno e con l’unico scopo di rafforzare lo zoppicante patrimonio della banca. “Gli aumenti di capitale del 2013 e del 2014 – si legge nel documento – sono stati portati a termine adottando un approccio non in linea con le normative Mifid, poiché la Bpvi non ha stilato il profilo di rischio completo dei clienti attraverso i test prescritti oppure li ha alterati a suo vantaggio”. Gli ispettori hanno calcolato che sono stati almeno 29mila i nuovi sottoscrittori di titoli coinvolti. Altri 29mila azionisti, invece, a cui è stato offerto il diritto di prelazione, non sarebbero stati assistiti correttamente dalla banca, ma semplicemente informati con una lettera che avrebbero dovuto rispedire firmata in filiale. Nove su dieci dei destinatari contattati non hanno mai risposto.

I trucchi della banca sarebbero serviti per far comprare un titolo che in circa due anni è passato da 62,5 a 0,1 euro di valore. Ma quel valore dei titoli, ha rivelato l’ispezione della Bce, è sempre stato sovrstimato dai professionisti che hanno dovuto indicarlo.

(Foto da archivio Ansa)