Amore Criminale nona puntata Sabrina Blotti
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Amore criminale, la storia di Anna Maria

ANNA MARIA DAL COL, SESTA PUNTATA DI AMORE CRIMINALE –

La storia di Anna Maria, che vedremo stasera in tv, su RaiTre dalle 21.05, in Amore criminale, comincia da lontano. Due adolescenti che si cercano, si lanciano sguardi, si trovano. Poi, vicino a quella fontana sboccia l’amore, sembra iniziare una storia felice, romantica, poetica. Non è così. Inizia un incubo per quella che è poco più di una ragazza, ha solo 16 anni e dedica la sua vita a un uomo violento, brutale, senza scrupoli, anche perché rimane incinta, in un paese senza aborto, senza possibilità di scegliere, e tiene un figlio che nessuno dei due, forse, desidera. Che tutti e due vivono come una vergogna, che li “costringe” a sposarsi. Lei, però, lo amerà incondizionatamente, mentre lui lo rifiuterà.

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Quella di Anna Maria è una storia di violenze, maltrattamenti e umiliazioni quotidiane. È la storia di una ragazza della provincia del bellunese che, negli anni ’60, ha “dovuto” convolare a nozze nel più classico dei matrimoni riparatori. È la storia di una donna che porta ancora su di sé i segni di una vita di fatiche e stenti. È la storia di una madre straziata dal dolore per la perdita di un figlio mai accettato e mai amato dal padre. Un figlio che si suicida a 29 anni.

Anna Maria è anche una storia di una donna che dopo quarantasette anni ha trovato il coraggio e la forza di spezzare la spirale di violenza e silenzi che è stata ignorata anche dai media, se non fosse stato per un’attenta cronaca giudiziaria del Corriere delle Alpi e di Irene Aliprandi, grazie al quale abbiamo potuto ricostruire molto della vicenda.

La vicenda – già raccontata in una pillola di 15 minuti in una puntata dell’ottobre scorso – è stata ricostruita con la tecnica della docu-fiction, vero marchio di fabbrica di Amore Criminale (interviste ai testimoni, repertorio, ricostruzioni di fiction).

A leggere un estratto degli atti processuali della storia sarà Luca Barbareschi

Anna Maria, ospite in studio, ci aggiornerà sulla sua vicenda processuale.

ANNA MARIA DAL COL, UN INFERNO DURATO (QUASI) MEZZO SECOLO –

Lui è Franco Anacleto Fregona, settantenne falegname in pensione di Santa Giustina, nel bellunese. Lei è Anna Maria Dal Col, che per 47 anni ha subito i maltrattamenti fisici e psicologici del marito. Il loro è un amore criminale che negli ultimi anni ha visto persino, nel 2006, un’arma da fuoco. Lui prese la sua carabina e le sparò, rischiando di ucciderla, ma fu il 2011, con una frattura al naso di lei, che convinse la donna a querelare per maltrattamenti il marito. Una vicenda dolorosissima la loro, che ha visto dividersi anche i figli, in una tragica faida: la figlia, Fides, in causa con Anna Maria per offese gravi (sempre negate da quest’ultima) e che al processo dichiarò di “non aver mai visto un gesto di affettività tra loro due”, ospita il padre; il figlio Fulvio – che ha denunciato per minacce, ingiurie e danneggiamento il padre – tiene con sé la madre. Il terzo, forse lacerato dal dolore di quegli scontri continui, quasi sempre violenti, ha fatto la scelta più tragica, nel 1994: a 29 anni si è tolto la vita. Si è risparmiato, almeno, i suoi fratelli l’un contro l’altro a processo, persino per le piantagioni di mais di 13000 metri quadri all’inizio di quest’anno passate da Fulvio a Fides.

ANNA MARIA DAL COL, IL PROCESSO E LE TESTIMONIANZE –

Fregona è sottoposto a misura cautelare, con divieto di dimora e di avvicinarsi alla moglie. E’ stato condannato a sette anni dal collegio del Tribunale di Belluno per maltrattamenti in famiglia continuati, lesioni aggravate e tentata estorsione, mentre c’è stata l’assoluzione dal tentato omicidio. Il pubblico ministero titolare dell’inchiesta Marcon ne aveva chiesti complessivamente nove.
Ormai nella casa coniugale non vive più nessuno da tempo e quando i carabinieri del Ris di Parma effettuarono un sopralluogo nel giugno del 2011, trovarono ancora conficcato nel muro della camera da letto, accanto all’uscita, il foro del proiettile, i frammenti di ogiva e la carabina Flobert Saint’Etienne calibro 9.
Quell’arma è stata al centro di notevoli dibattiti in aula: la difesa sosteneva non potesse essere letale, tanto era vecchia, ma l’esperto ha smentito, spiegando che la breve distanza tra lo sparatore e il suo obiettivo la rendeva comunque idonea ad uccidere, nel caso il colpo fosse stato esploso con maggiore mira.
Una vicenda drammatica che avrebbe portato all’alcolismo di entrambi e all’allerta dei servizi sociali, visto che nonostante il silenzio, per paura e vergogna di Anna Maria, il paese aveva capito. A partire da quel medico di famiglia che visita dopo visita comprendeva sempre di più l’abisso che si era aperto in quella casa, in quella famiglia (è stato uno dei testimoni chiave di un processo ancora aperto).

ANNA MARIA DEL COL, LE SUE PAROLE –

Davvero drammatica la testimonianza della vittima al processo.

Neanche le bestie hanno fatto una vita come la mia. Faceva il falegname ed è in pensione da molti anni prima di me, ma nella nostra casa non ha messo nemmeno le porte.

E nella causa del figlio contro suo marito ha aggiunto altri particolari e tentati omicidi, oltre a quello della carabina.

Mio marito l’8 aprile 2011 mi ha puntato il coltello alla gola perché voleva i soldi della pensione, il giorno dopo mi ha dato un pugno e sono andata a sbattere sul pavimento, quindi ho chiamato mio figlio che mi ha soccorso e ha chiamato i carabinieri

E poi ha minuziosamente descritto un matrimonio vissuto tra calci, pugni, bastonate, coltellate, insulti, sputi e anche il tentativo di appropriarsi della pensione di 450 euro, percepita per essere stata un’imprenditrice agricola. Le violenze non si sarebbero consumate solo tra i coniugi (negli ultimi anni lei avrebbe provato a reagire), ma si sarebbero sfogate anche sui figli e il degrado si è trasferito le quattro mura di una casa incompleta, sporca, infestata di ratti.
Anna Maria è il simbolo di chi vive in un’Italia ancora incapace di rispettare le donne. Ma anche del fatto che non è mai troppo tardi per riprendere in mano la propria vita e reagire.