Massimo D'Alema
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D’Alema pro-Raggi e anti-Renzi? Repubblica contrattacca: «Ecco incontri e telefonate». La replica: «Spazzatura»

Non si placano le polemiche per l’articolo di retroscena pubblicato ieri da Repubblica in cui si è raccontata l’intenzione di Massimo D’Alema di votare per la candidata a sindaco di Roma del Movimento 5 Stelle Virginia Raggi. Ieri l’ex premier ha subito smentito le sue dichiarazioni riportate dal quotidiano parlando, attraverso la sua portavoce, di articolo «falso», di virgolettati che «corrispondono a frasi mai pronunciate» e di ricostruzione «frutto della fantasia del cronista e della volontà dei suoi mandanti».

 

Retroscena di Repubblica su D’Alema contro Renzi: «Pur di cacciarlo pronto a votare Raggi». Ma lui smentisce

 

REPUBBLICA: INCONTRI ANTI-RIFORMA E TELEFONATE PER LA RAGGI

Ma Repubblica oggi va al contrattacco confermando integralmente il contenuto dell’articolo e precisando del dettaglio come si siano svolti i fatti riportati, che nella strategia di D’Alema – scrive Goffredo De Marchis – «servirebbero a provocare la caduta del governo Renzi». Il quotidiano, in particolare, ricostruisce tre riunioni in cui sono state pronunciate le parole riportate ieri (una a Bari, una con i socialisti dissidenti e una, che ha avuto luogo appena lunedì scorso, alla fondazione Italianieuropei) e aggiunge nuovi particolari che mettono in luce l’attivismo pro 5 Stelle dell’ex premier. Sull’intenzione di D’Alema di sostenere la Raggi a Roma Repubblica fa sapere:

Ha poi raccontato di voler votare e di invitare a votare Virginia Raggi, la candidata grillina, che al ballottaggio di domenica sfida il Pd Roberto Giachetti. “È fondamentale la sconfitta di Renzi a Milano e Roma. Solo così si può ricostruire un campo del centrosinistra”, è stato il ragionamento dell’esponente dem. Ma non solo, D’Alema, che nella sua nota di smentita afferma di “non aver avuto modo di occuparsi della campagna elettorale di Roma”, ha invece ritirato fuori l’antica veste di kingmaker. Infatti ha telefonato ben due volte al critico d’arte Tomaso Montanari per cercare di convincerlo ad accettare l’offerta del Movimento 5 Stelle: fare l’assessore alla cultura nella giunta Raggi. Il consiglio, nella sostanza, era quello di schierarsi con i grillini. Ma, alla fine Montanari, allievo di Salvatore Settis, ha declinato l’invito e si è tirato fuori dal totonomi per il Campidoglio.

D’ALEMA: SPAZZATURA DA PARTE DELL’HOUSE ORGAN DEL PATTO DEL NAZARENO

Una nuova replica di D’Alema all’articolo di De Marchis di ieri è intanto arrivata con un’intervista alla Stampa di Torino. Al quotidiano torinese l’ex segretario Ds parla di «montatura». «Stanno cercando – dice – un capro espiatorio perché pensano che i risultati di domenica non saranno soddisfacenti come vorrebbero». Se la prende anche con Repubblica definendola «house organ del Patto del Nazareno». E fornisce una nuova versione della frase «Se vince il sì al referendum, facciamo la scissione; se vince il no ci riprendiamo il partito». Scrive Federico Geremicca:

D’Alema smentisce tutto e continua la ricostruzione dell’accaduto, scendendo nei dettagli: «L’episodio in questione è avvenuto al termine di un seminario sul ventennio della democrazia dell’alternanza, dunque alla fine dei lavori condotti tra noi e l’associazione Magna Carta. Quando il convegno è finito – continua l’ex presidente del Consiglio – ci siamo soffermati per i saluti sul pianerottolo e Gaetano Quagliariello ha chiesto a Giovanni Orsina come avrebbe votato sul referendum costituzionale di ottobre. Orsina ha detto che avrebbe votato sì e Quagliariello, allora, ha ribattuto che lui – invece – avrebbe votato no».

 

E lei, presidente D’Alema, cosa ha detto? Lei che non ha mai nascosto la sua contrarietà alla riforma voluta dal governo?

 

«Ho affermato che in caso di vittoria del sì, Renzi ci avrebbe cacciato dal partito. Ma si trattava chiaramente di una battuta, non di una dichiarazione politica. In più, non ho mai parlato della Raggi. Per questo dico che è una montatura. Anzi, si tratta – come ho già spiegato – di pura spazzatura da parte di un giornale che perde lettori, così come noi del Pd stiamo perdendo elettori».

 

Termini aspri in risposta a «spazzatura» e manovre che non intende accettare.

 

«Per esempio – continua – non ho mai detto la parola Lucifero, perché è un termine che non appartiene al mio vocabolario: casomai, avrei detto Belzebù. Ma il punto è che le battute non sono dichiarazioni politiche: se avessi voluto fare una dichiarazione politica avrei saputo farla».

(Foto di copertina: ANSA / DANIELE MASCOLO)