Verdini stizzito con i suoi: «Ora silenzio». E Scelta Civica stoppa la fusione con ALA

di Alberto Sofia | 08/06/2016

Denis Verdini

La delusione è palese, la stizza e l’irritazione contro i suoi fa fatica a trattenerla. È quasi ora di pranzo quando, in via Poli, nella sede romana di Ala, Denis Verdini riunisce il gruppo parlamentare per l’analisi del voto delle Amministrative. Un verdetto, quello delle urne, che l’ex sodale di Silvio Berlusconi non ha ancora digerito. Era l’occasione da non fallire. Perché il debutto, era chiaro, avrebbe comportato la “conta”, con la Sinistra dem e gli avversari pronti all’assalto in caso di bocciatura. E i risultati deludenti dei “laboratori” Pd-Ala alle Comunali di Napoli, Caserta e Grosseto hanno rovinato la “prima”. Spingendo Matteo Renzi alla freddezza. Almeno pubblicamente: «L’alleanza con Verdini? Tema mai esistito, soltanto da talk show», è stata la replica gelida del premier.

VERDINI DELUSO, MA PREDICA CAUTELA E SILENZIO

Ma per Verdini non saranno le prese di distanza, almeno per ora, a cambiare il progetto della sua Ala. Né, è convinto, a incrinare il rapporto con il premier e con Luca Lotti, con cui è in contatto. Ma ora serve tempo. Per questo ordina il silenzio ai suoi: niente risposte alle provocazioni della minoranza dem. Basso profilo. E niente dichiarazioni ufficiali alla stampa dopo la figuraccia: sarà lui a parlare pubblicamente. Perché ora non sono possibili altri passi falsi. Almeno fino al turno delicato dei ballottaggi, dove il Pd si gioca tanto.

VERDINI STIZZITO CON I SUOI. CHI C’È TRA I COLPEVOLI…

Brucia nella testa di Verdini quell’1,42% sotto il Vesuvio. Lì, dove la truppa campana – il cuore del gruppo parlamentare di Ala – doveva spingere Valeria Valente al ballottaggio. Voleva sovvertire i sondaggi, Denis. Sognava il bis dell’operazione “Campania in Rete”, quella che blindò la vittoria di De Luca alle Regionali. Ma si è trovato a dover fare i conti con 5mila voti e poco più. Una miseria, per chi ne prometteva almeno 20mila. Tradotto, Antonio Milo: è lui, racconta a microfoni spenti chi ha partecipato alla riunione, uno dei senatori sotto accusa. Tra gli ultimi arrivati dentro Ala, dopo aver abbandonato il gruppo dei CoR di Fitto, Milo non è solo però sul banco degli imputati.

Perché, è chiaro, che le polemiche sollevate su Saviano e Capacchione da Vincenzo D’Anna non siano state gradite a Verdini, costretto a intervenire dopo il polverone suscitato. Ma se a Caserta – al di là del numero dei voti, due mila o poco più – la lista Energie Casertane ha provato a salvare la faccia (5,93%), il risultato di Napoli invece è il peggiore. Per non parlare di quello di Cosenza, dove tra i colpevoli viene individuato pure il deputato Giuseppe Galati, altro ex Fi. Anche lì il candidato sindaco appoggiato con i dem, Guccione, ha perso e le liste verdiniane sono state insignificanti. Quasi un segno di irrilevanza. Un assist a chi ora rivendica in casa dem che «Verdini ha più parlamentari che elettori». Certo, l’ex sodale del  Cav e i suoi provano a districarsi dalle accuse. Non si sentono certo i responsabili delle sconfitte dem. Soprattutto a Napoli, dove il Pd è crollato, non ha superato l’11,36% e la Valente fatto peggio del totale delle sue liste: «Non potevamo certo risolvere noi i loro problemi», insistono anche durante l’analisi del voto. Ma il timore, tra i verdiniani, resta ora quello di venire strumentalizzati dal premier.

VERDINI INSISTE: «AVANTI CON IL REFERENDUM»

Questa volta è il leader, seppur stizzito per i risultati dei suoi, a predicare calma. Confida nei numeri dell’Aula, dove –  lo sa anche il premier – il suo gruppo resta determinante. Non è un caso che ai suoi gruppi parlamentari rivendichi di non voler cambiare linea, né strategia. Almeno per ora. Almeno finché Renzi sarà ancora leader incontrastato. Provando pure a tranquillizzare quei deputati e senatori che lo hanno seguito quando abbandonò Berlusconi e che si sono aggregati nei mesi seguenti, cercando un “posto al sole” nelle via del Nazareno. E che ora temono l’irrilevanza: «Per noi non cambia nulla. Potevamo fare meglio, è evidente. Ma è un problema nostro. Avanti con le riforme, la priorità è a ottobre: il referendum», è la sintesi di quanto rivendicato dal leader di Ala al gruppo. E le parole di Renzi? Semplici posizionamenti, è convinto Denis Verdini. Solo tattica politica. Utile in campagna elettorale per recuperare terreno a sinistra in vista dei ballottaggi. Se non sarà così? «Allora ci regoleremo…», spiegano da Ala.

LO STOP DI SCELTA CIVICA ALLA FUSIONE CON ALA

Quel che spaventa è però anche la prospettiva politica futura. Perché se Renzi insiste nel non voler modificare il premio di maggioranza alla lista dell’Italicum, serve almeno accelerare nel processo di riaggregazione del centro moderato. Il problema è che, almeno in Parlamento, nessuno voglia accelerare. E che il progetto della fusione dei gruppi parlamentari a freddo venga stoppato da Scelta Civica. Tra i più irritati c’è lo stesso segretario e viceministro dell’Economia Enrico Zanetti, infastidito per le voci rilanciate tra i corridoi di Montecitorio. «Incontri ci sono stati e ce ne saranno, il dialogo è aperto. Ma nessuna fusione. Il tema non è sul tavolo. Prima c’è la costruzione del nuovo soggetto politico liberaldemocratico, referente italiano dell’Alde (l’Alleanza dei democratici e dei liberali per l’Europa, ndr)», rilanciano da SC. E se l’adesione sarà aperta anche, e non solo, a chi ora aderisce al gruppo di Ala, ribadiscono da Sc, «non vogliamo alcuna operazione di Palazzo». Tradotto, niente accelerazioni. Anche perché da Sc temono le accuse di voler fare un assist a Renzi e di fare da Caronte per l’ingresso di Verdini al governo.

Un problema in più per l’ex sodale del Cav, già costretto ai cambi d’umore del premier. Ma consapevole delle difficoltà del Pd. Per questo, è convinto che Renzi non vorrà troppo forzare la mano. Denis la sua pattuglia per arrivare a fine legislatura ce l’ha comunque. E si prepara a impegnarsi per quei comitati del “” al referendum che restano il vero banco di prova. Marcello Pera gli darà una mano. Quello, lo sa bene Verdini, è l’appuntamento che non può sbagliare. Per ora, meglio il silenzio.