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Virginia Raggi non è in grado di fare il sindaco di Roma. Stravincere non basta

VIRGINIA RAGGI SINDACO DI ROMA

Aggiornamento 30 giugno 2016  Prime spine per il neo sindaco di Roma Virginia Raggi. Dopo la vittoria schiacciante del ballottaggio contro Roberto Giachetti lo scorso 19 giugno, la neo sindaca è alle prese con la composizione della Giunta. Una composizione più faticosa rispetto a quello che ci si sarebbe potuti aspettare. Infatti, Virginia Raggi presenterà la sua squadra di governo solo il 7 luglio, in occasione della prima seduta del nuovo consiglio comunale, andando in qualche modo contro quanto aveva promesso in campagna elettorale, quando aveva assicurato di rivelarne i nomi addirittura prima del 5 giugno. In realtà, ad oggi, la composizione della squadra è ancora incompleta. Si conoscono solo i nomi di una manciata di assessori, da Lo Cicero a Berdini. E proprio dall’assessore all’Urbanistica sono venuti alcuni problemi, relativamente soprattutto allo stadio della Roma. Infatti, Berdini prima si era scagliato contro il progetto di Tor di Valle della As Roma, per poi dichiarare che il progetto era stato trasmesso alla Regione, dopo che gli uffici comunali gli avevano comunicato (e perché gli uffici tecnici dovrebbero comunicare con una persona che al momento è solo un privato cittadino?) il via libero sotto tutti i punti di vista. Cosa nettamente smentita dalla Regione Lazio poche ore dopo. Altre polemiche per il Sindaco arrivano sia in merito alla nomina di Daniele Frongia a capo di Gabinetto, sia per quella del vice di Frongia, Raffaele Morra. Infatti, il primo, per la legge Severino, è di fatto un capo di gabinetto dimezzato. Non può avere potere di firma, e per questo si è ricorsi ad un escamotage, nominando un vice con questi potere “amministrativi”, mentre a Frongia rimarrebbe l’indirizzo politico. E qui viene il problema, perché Raffaele Morra in passato ha lavorato sia con Alemanno, sia con Panzironi, uomo molto vicino all’ex sindaco, ed ha collaborato in Regione con Renata Polverini. Non proprio un volto nuovo, anzi. Cosa che ha creato qualche malumore nella base del Movimento 5 Stelle, e nel cosiddetto Direttorio, tanto che Roberta Lombardi ha espresso apertamente i suoi dubbi: «Ho conosciuto il dottor Marra martedì, ho letto anche io di questi suoi incarichi precedenti. Capiremo se è stata una nomina ponderata, ci sarà un approfondimento. Abbiamo anche l’umiltà di dire che, se facciamo dei piccoli errori, li rimediamo subito». Una partenza in salita per Virginia Raggi.

19 giugnoVirginia Raggi è il nuovo sindaco di Roma. Ha trionfato al ballottaggio contro il candidato del Pd Roberto Giachetti. Il vicepresidente della Camera ha subito ammesso la sconfitta. Netta: 67% per Raggi, contro il 33% del centrosinistra. Già al primo turno Virginia Raggi aveva distanziato il suo avversario di oltre centomila voti e dieci punti percentuali. La debacle dem si è confermata anche al secondo turno.

I RISULTATI DEI BALLOTTAGGI ALLE ELEZIONI COMUNALI 2016

Aggiornamento 15/6/16 – Un solo mandato. Virginia Raggi, intervistata da Rolling Stones, annuncia che, anche se dovesse diventare sindaco, farà un solo mandato. Infatti, è proprio il regolamento del Movimento 5 Stelle a prescrivere un massimo di due mandati, e Virginia Raggi è stata consigliera del Movimento nella scorsa consiliatura, quando il Sindaco era Ignazio Marino. «Noi abbiamo il limite dei due mandati. Il primo lo ho già fatto: il prossimo sarà quindi l’ultimo. Anche se eletta non mi potrò ricandidare. Però immagino che potrò sempre dare una mano in qualche modo». E cosa c’è nel suo futuro? «Il futuro proprio non me lo immagino: spalanco le braccia e aspetto. Del resto nemmeno mi aspettavo di vincere le ‘comunarie’ ed essere candidata a sindaco». Insomma, se dovesse vincere Virginia Raggi al ballottaggio, sicuramente Roma avrà un nuovo sindaco tra cinque anni. Un po’ come accaduto a Milano con Pisapia. Rimane una domanda: basta un solo mandato per mettere a punto la visione che si ha della città di Roma? Oppure ci sarà un’eccezione?

Aggiornamento 8/6/2016Virginia Raggi è stata la candidata più votata al primo turno delle elezioni amministrative a Roma. E ora andrà al ballottaggio, con circa dieci punti di vantaggio, contro Roberto Giachetti, il candidato del centrosinistra. La candidata del Movimento 5 stelle ha ottenuto un risultato molto positivo, probabilmente anche superiore a quelle che erano le aspettative sue e del movimento. La bella performance della Raggi è confermata anche dall’ottimo risultato della Lista del Movimento 5 Stelle che ha doppiato il Partito Democratico, giunto probabilmente al suo minimo storico nella Capitale. Virginia Raggi si presenta ora probabilmente da favorita al secondo turno, sia per l’ampiezza del suo vantaggio, sia per le oggettive difficoltà dei partiti tradizionali ad attirare la fiducia dei cittadini. Inoltre, quindici giorni sono probabilmente pochi per cambiare l’umore della città nei confronti di una sfida che appare tutta in salita per Giachetti e il Pd. Quello che non cambia, comunque, è il giudizio su Virginia Raggi, sulle sue capacità amministrative e sulla sua autonomia. Anzi, il continuo cambiamento di rotta rispetto alle Olimpiadi, mette in luce la sua volontà di non sbilanciarsi su quasi nessun argomento per non alienarsi le simpatie di alcun potenziale elettore

Lo diciamo chiaramente e apertamente. Perché tra i compiti e le possibilità di un giornale c’è quella di esprimere opinioni. E – in alcuni casi – anche di schierarsi apertamente. Non è certo una novità. E non lo è nemmeno per Giornalettismo. Infatti, recentemente ci siamo schierati – per esempio – a favore della legge sulle Unioni Civili. Fa parte del lavoro giornalistico e favorisce la trasparenza, mettendo in chiaro – qualora ce ne fosse bisogno – la linea editoriale di un giornale.

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Da quando ho preso la direzione di Giornalettismo, nel maggio del 2014, abbiamo molto approfondito i temi legati alla città di Roma. E lo abbiamo fatto, da subito, mettendo in luce tutti i limiti della gestione del Pd e di Ignazio Marino. Cosa che non ci ha fatto amare, né da alcuni esponenti della giunta, né dallo staff del Sindaco poi dimesso, né da alcuni simpatizzanti e dirigenti del Partito Democratico. Fa parte del gioco, ce ne facciamo una ragione.

Ultimamente, durante questa campagna elettorale per scegliere il sindaco della Capitale, abbiamo espresso alcune posizioni critiche nei confronti di Virginia Raggi, la candidata del Movimento 5 Stelle. Apriti cielo. Su Facebook valanga di attacchi (eufemismo ndr). Non ci scandalizziamo, intendiamoci, ma forse va chiarito un punto. Il giornalismo è esposizione chiara e onesta dei fatti. Ma è anche espressione delle opinioni di editorialisti, giornalisti e collaboratori. Soprattutto nell’era dei blog, dei social network e del self publishing. E quindi le accuse “siete schierati con quello o con quell’altro” dopo la pubblicazione di pagelle o editoriali non ha senso. Dal Fatto Quotidiano all’Unità – due quotidiani con linee editoriali opposte – passando per Libero e per il Giornale, è assolutamente normale che un giornale esprima le proprie posizioni.

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Solo in Italia c’è un malinteso senso di “imparzialità” che nella realtà non esiste. Tutti hanno le proprie idee, ad iniziare da chi scrive queste righe, per finire con chi dirige i grandi giornali italiani. Giornalisticamente è importante raccontare i fatti – tutti – senza nascondere nulla. Altro discorso riguarda le proprie idee e le proprie opinioni. Per esempio quando l’Economist scrisse in prima pagina che Berlusconi era «unfit» per governare l’Italia, gli stessi che oggi ci attaccano – probabilmente – si spellarono le mani per applaudire Bill Emmott, allora direttore dell’Economist.

E nel caso di Roma, lo diciamo apertamente, non riteniamo Virginia Raggi in grado di governare una città complessa come la Capitale. Vero è che viste le ultime due giunte – entrambe fallimentari – il ragionamento di chi vorrà provare l’alternativa a 5 stelle è più che comprensibile. Ma – seguendo la campagna elettorale – ci siamo fatti l’idea che Virginia Raggi non abbia l’autonomia necessaria che un sindaco dovrebbe avere rispetto al suo Movimento e rispetto alla Casaleggio Associati. Il direttorio, i garanti, il codice, sono tutte cose che esulano dal rapporto tra sindaco e cittadini-elettori. Per non parlare di quanto espresso da Virginia Raggi in campagna elettorale: mai una presa di posizione chiara, aperta, lineare. Una sommatoria di dico e non dico, di posizioni mai esplicitate. Dopo un lungo tira e molla sappiamo ora che è contraria alle Olimpiadi, ma ancora non abbiamo capito se è favorevole o contraria allo Stadio della Roma, per esempio. Dire che si è favorevoli al progetto di Tor di Valle è dirimente. Siamo davanti ad’ un investimento importante sulla e per la città, vorremmo una presa di posizione chiara da parte di Virginia Raggi: come è chiaro il No di Stefano Fassina, o il Si di Roberto Giachetti.

L’impressione che ricavo dopo aver visto numerose interviste di Virginia Raggi è che la candidata del Movimento 5 Stelle, che ben si prepara per apparire davanti alle telecamere, sia letteralmente terrorizzata di esprimere un’opinione in autonomia rispetto ad argomenti non approfonditi con il suo “staff”. In tutte le sue apparizioni televisive Virginia Raggi ha ampiamente evitato di prendere una qualsiasi posizioni su qualsiasi argomento. E almeno su due cose non ha convinto.

Non ci ha convinto quando – intervistata per l’Espresso da Alessandro Gilioli – ha prima detto di non ricordare i nomi dei garanti e che li avrebbe spediti al giornalista per mail, per poi annunciare pochi giorni dopo, che erano i parlamentari Nazionali, regionali e Europei del Movimento. Insomma, Virginia Raggi non avrebbe ricordato i nomi di Paola Taverna o di Roberta Lombardi. Poco credibile.

Il programma di Virginia Raggi ha un problema: non dice mai il “come” farà una cosa. Comprerà nuovi autobus ha detto durante il confronti di Sky: con quali soldi? Non si sa. Sul suo sito si trova uno stringatissimo programma, che viene chiamato “11 passi”. Sono delle ovvietà senza alcuna spiegazione di ciò che viene accennato verrà effettuato.

E soprattutto è per noi inaccettabile il codice di comportamento firmato dalla Raggi e dagli altri candidati del M5S. E’ inaccettabile che un sindaco di Roma eletto dai propri cittadini non sia nemmeno libero – per esempio – di scegliersi un proprio collaboratore senza la preventiva approvazione dello “staff” , come vuole il codice di comportamento firmato dalla Raggi:

Le proposte di nomina dei collaboratori delle strutture di diretta collaborazione o dei collaboratori dovranno essere preventivamente approvate a cura dello staff coordinato dai garanti del Movimento 5 Stelle.

Ma, ancora peggiore ci appare questa altra clausola inserita nel “codice di comportamento” dei sindaci ed eletti del M5S:

Il Sindaco, ciascun Assessore e ciascun consigliere assume altresì l’impegno etico di dimettersi qualora sia ritenuto inadempiente al presente codice di comportamento, al rispetto delle sue regole e dei suoi principi e all’impegno assunto al momento della presentazione della candidatura nei confronti degli iscritti al M5S, con decisione assunta da Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio o dagli iscritti M5S mediante consultazione online.

Insomma, Beppe può staccare la spina quando vuole. E se qualcuno si ribella? Gli costa 150.000

Ciascun candidato si dichiara consapevole che la violazione di detti principi comporta l’impegno etico alle dimissioni dell’eletto dalla carica ricoperta e/o il ritiro dell’uso del simbolo e l’espulsione dal M5S e che pertanto a seguito di una eventuale violazione di quanto contenuto nel presente Codice, il M5S subira’ un grave danno alla propria immagine,che in relazione all’importanza della competizione elettorale, si quantifica in almeno Euro 150.000.

Per tutti questi motivi, citando il ben più noto Economist, ci sentiamo di dire che Virginia Raggi non è in grado di governare Roma. E Roma, oggi, non può permettersi altre giunte destinate al fallimento. La capitale è davanti ad un bivio: o inizia a rinascere con una buona amministrazione oggi, o domani sarà ormai troppo tardi per tornare ad essere una “città normale”.

ANSA/GIORGIO ONORATI