Renzi: «Tra politica e magistratura finita la subalternità. Tutti rispettino la Carta»

di Redazione | 25/04/2016

Matteo Renzi

«Una politica forte non ha paura di una magistratura forte. È finito il tempo della subalternità». È quanto espresso oggi dal Matteo Renzi in un’intervista a Repubblica rispondendo alle polemiche scatenate dalle parole del presidente dell’Anm Piercamillo Davigo. Il premier ha invitato sia politici che magistrati a fare il proprio lavoro nel rispetto della Costituzione. E ha confermato l’impegno per l’allargamento dei tempi di prescrizione:

«I politici che rubano fanno schifo. E vanno trovati, giudicati e condannati. Questo è il compito dei magistrati, cui auguriamo rispettosamente di cuore buon lavoro. Dire che tutti sono colpevoli significa dire che nessuno è colpevole. Esattamente l’opposto di ciò che serve all’Italia. Voglio nomi e cognomi dei colpevoli. E voglio vedere le sentenze».

 

Quelle parole sono un’invasione di campo?

 

«No. Una politica forte non ha paura di una magistratura forte. È finito il tempo della subalternità. Il politico onesto rispetta il magistrato e aspetta la sentenza. Tutto il resto è noia, avrebbe detto Califano».

 

Il pm Di Matteo ieri su “Repubblica” accusa la classe politica addirittura di andare a braccetto con la mafia.

 

«Vale lo stesso principio. Nomi e cognomi, per favore. E sentenze».

 

Scusi, ma nelle regioni del nostro mezzogiorno, la sensazione di uno Stato poco presente c’è. Ed è la premessa per il proliferare della criminalità organizzata.

 

«Sono reduce da una giornata campana e dalla firma del primo patto per il Sud, dieci miliardi di euro per la Campania di Enzo De Luca, con impegni scritti e tempi certi. Una rivoluzione nel metodo e nel merito. Non ci tiriamo indietro e ci stiamo impegnando senza tregua».

 

Forse c’è bisogno di riformare anche la giustizia. Di dare più risorse. Pensa di intervenire sulle intercettazioni?

 

«Personalmente non sono interessato all’ennesima discussione sulle intercettazioni, che credo riguardi soprattutto la deontologia del giornalista e l’autoregolamentazione del magistrato. Sulle riforme abbiamo aumentato la pena per i corrotti, istituito l’Autorità Nazionale con Cantone, obbligato chi patteggia a restituire tutto il maltolto, inserito il reato ambientale. Adesso la priorità è che si velocizzino i tempi della giustizia».

 

E quindi che fine fa la legge che allunga i tempi della prescrizione?

 

«Va bene allargare la prescrizione, ma dando tempi certi tra una fase processuale e l’altra. Non è umanamente giusto che si debbano attendere anni, talvolta decenni, per finire un processo».

 

Sembra comunque che riemerga un nuovo scontro tra magistratura e politica.

 

«Non mi pare. Invito tutti a fare il proprio lavoro nel rispetto della carta costituzionale. Noi facciamo le leggi, loro fanno i processi. Buon lavoro a tutti».

(Foto di copertina: ANSA / GIUSEPPE LAMI)