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Amministrative a Roma, Meloni snobba il Cav. Bertolaso (sfiduciato e) confermato da FI

Implode nella lotta tra correnti, si spacca nel nome di Guido Bertolaso, resta nel limbo. E alla fine, snobbata da Giorgia Meloni e Matteo Salvini, a Forza Italia non resta che confermare l’ex capo della Protezione civile come candidato sindaco alle Elezioni Comunali 2016 a Roma. Resta lui, seppur sfiduciato almeno da mezzo partito, l’uomo che per il momento guiderà il partito azzurro alle Amministrative del 5 giugno. Certo, a meno di ulteriori sorprese, in un partito che sembra andare avanti senza logica, in modo irrazionale e convulso: “Bertolaso blindato”, forse no, poi un mandato a Silvio Berlusconi per riprendere il rapporto con Lega e Fdi, con l’ex sottosegretario scaricato di fatto e poi riconfermato. Una farsa. Tutto in 48 ore, mentre lo stesso Bertolaso resisteva: “Non potete trattarmi così….“. Fino all’ultimo annuncio: il 29 aprile sarà presentata la lista azzurra per l’ex capo della Protezione civile. Forse. Perché per i big romani, Tajani in primis, la tentazione Marchini non è stata archiviata.

FI IN PIENA CONFUSIONE: ORA CONFERMA BERTOLASO. LISTA IL 29. MA C’È LA TENTAZIONE MARCHINI…

Al termine di una riunione a Palazzo Grazioli, lì dove il partito si era già spaccato con tanto di scontro tra Romani (pro-Meloni) e lo stesso Tajani – è il coordinatore romano Davide Bordoni ad annunciare l’ultima “svolta”: «Abbiamo fatto il punto sulle candidature in Municipi e in Consiglio comunale. Non cambia nulla, ma si va avanti con un’agenda fitta di impegni sul territorio». Bertolaso, come aveva già rivendicato, non intende farsi da parte: «Vado avanti, ormai son due mesi che lo ripeto».

In realtà la confusione è totale. Non è un caso che pure Claudio Fazzone, coordinatore del Lazio, ammetta: «Berlusconi ha ricevuto ieri il mandato di ‘sondare’ gli alleati per capire se ci può essere una convergenza del centrodestra. Se nel frattempo deciderà diversamente, è chiaro che la situazione cambia. Ma ad ora questo è lo stato dei fatti: intanto andiamo avanti con le liste, non ci possiamo fermare». Tradotto, Bertolaso è blindato, ma ancora a ore, giorni, chissà per quanto. Non è un caso che Alfio Marchini, l’imprenditore prima corteggiato e poi scaricato, resti ancora in attesa. Il “civico”, sostenuto pure da Alfano, per un pezzo di partito avrebbe maggiori chances di arrivare al ballottaggio. E lo stesso Bertolaso da settimane è in contatto con lui.

Pure fosse Bertolaso il candidato alla fine scelto, è chiaro che la sfiducia intorno al partito rischia di affossarlo. Già i sondaggi interni, «da incubo» secondo fonti interne, mostrano quello che potrebbe essere un tracollo dopo lo spoglio del 5 giugno. «Sarà la fine di Forza Italia, scompariremo…», è lo sfogo di chi puntava a confermare la “foto di Bologna“. Quella con il Cav, Meloni e Salvini alleati, seppur soltanto sulla carta e pronti a “picconarsi” a vicenda, in vista della futura battaglia per la leadership.

MELONI E SALVINI SNOBBANO IL CAV

Ma Silvio Berlusconi, stretto nella tenaglia tra chi spingeva perché “cambiasse cavallo” e quel cerchio magico di Arcore (comprese le “badanti” e la compagna Francesca Pascale) che lo invitava a resistere contro «l’arroganza di Salvini e Meloni», si è prima affidato a quell’ufficio di Presidenza che mai nulla aveva contato. Un organo da sempre diretta espressione del “padre padrone“. Poi è rimasto quasi vittima di quella faida perenne che è ormai diventata Forza Italia. Incapace di governare un partito che non c’è più. E ora pure snobbato da quei vecchi alleati con il quale lo stesso partito lo aveva invitato a trattare in extremis.

Troppo tardi, a meno di un mese e mezzo dal voto per il Campidoglio: «Un incontro con Silvio Berlusconi? Oggi francamente non è in programma e non ne ho notizia», ha tagliato corto Meloni a SkyTg24. Già dalla terrazza del Pincio, nella prima della sua campagna elettorale, lo aveva avvisato: «Ora si può parlare di tutto, ma dopo apparentamenti non ne faccio». L’estremo tentativo di convincerlo ad accodarsi.

FORZA ITALIA E LE OMBRE DI SCISSIONE

Un ultimatum, ora o mai più. Lo stesso messaggio fatto recapitare da Salvini: «Sentirò Silvio? Se mi chiama…A me di Bertolaso non interessa nulla», aveva replicato intercettato da Giornalettismo. Tradotto, se vuole cambiare idea lo faccia ora, ma non sarà il Carroccio a cercarlo. L’impressione è che sia ormai troppo tardi. Sarà derby alle urne. Con Fi in piena confusione, a rischio scissione, con pezzi di ceto politico romano che già lasciano e provano a raggiungere il nuovo centrodestra lepenista per “non morire” politicamente. Una ventina di consiglieri municipali lo hanno già fatto. Pure in Parlamento è ormai storia, con le scissioni di Alfano, Fitto e Verdini nell’ordine. Ora anche i territori stanno abbandonando il Cav. Liberi tutti. Gli elettori lo avevano già fatto da tempo. «Siamo in un vicolo cieco…», ammettevano fonti azzurre in Senato prima che la partita romana deflagrasse. Il 5 giugno, è l’incubo azzurro, potrebbe essere l’ultimo tramonto per Fi: con il fantasma di quel 5% evocato che sarebbe il simbolo della fine. Il passo decisivo per l’Opa di Salvini. A meno che il Cav tenti di salvarsi dietro il “civismo” di Marchini.