Milan, esonerato Mihajlovic. Quando tocca alla società?

di Maghdi Abo Abia | 12/04/2016

Milan

Milan mio, che ti hanno fatto?

Va bene, lo ammetto. Sono un milanista. Penso però che si fosse già capito da un po’.

Allora ci riprovo. Va bene, lo ammetto. Sinisa Mihajlovic non mi è mai piaciuto. Esonerarlo a sette partite dal termine della stagione, sei di Campionato e la Finale di Coppa italia, la partita più importante del Milan dal 2012 a questa parte, è stato un errore madornale che grida vendetta agli occhi del sacro dio Eupalla.

Perché? Il Milan con il serbo, ribattezzato su Internet “il Giostraio”, “Tigre Arkan”, “Quello lì” in campo era bruttissimo a vedersi. Il tecnico nella sua visione, o meglio cocciutaggine, ha alternato come moduli un 4-4-2 classico e un 4-3-3 coraggioso ma insostenibile. E parliamo di moduli classici. Il “diktat” aziendale del 4-3-1-2 con il trequartista tanto amato da Silvio Berlusconi non era oggettivamente presentabile. Eppure il Milan macinava gioco. Più che una Ferrari ricordava una mietitrebbia. Rumorosa, lenta, obsoleta. Eppure nel momento topico sapeva sempre dire “presente”.

Come dimenticare Milan-Inter 3-0? Milan-Fiorentina 2-0? Napoli-Milan 1-1? Lazio-Milan 1-3? Nel conto ci metteremmo anche Milan-Juventus 1-2 coi rossoneri in vantaggio e autori di una buona partita. In tutto questo però c’è il rovescio della medaglia: Milan-Hellas Verona 1-1, Milan-Bologna 0-1, Milan-Napoli 0-4, Carpi-Milan 0-0, Chievo-Milan 0-0, Empoli-Milan 2-2, Fiorentina-Milan 2-0, Sassuolo-Milan 2-0. La società aveva ovviamente un obiettivo, il ritorno nelle coppe europee. Con questi risultati era però impossibile anche solo immaginare di meritarsi un posto tra le prime 5. In Coppa Italia è arrivato il miracolo della finale ma questo non è bastato.

I risultati sono la prova di una confusione tecnica che viene da inizio stagione. Trovare un posto a Honda, togliere la polvere da Poli, Luiz Adriano che va in Cina no, deve tornare perché boh non si è capito, Bacca e 30 milioni da far fruttare. Il tecnico fa quello che può ma certo non è conosciuto per il gioco spumeggiante. Anzi. La sua Sampdoria, la sua Fiorentina, il suo Catania, erano squadre tignose, cattive, dotate di gamba. La tecnica? Ripassate in futuro. Il rapporto con i campioni? Basta vedere il legame con Eto’o a Genova. Il suo merito? Creare un gruppo o almeno immaginare di averne uno.

L’errore del Milan non è stato quello di esonerare Sinisa Mihajlovic ma bensì di chiamarlo e chiedergli di fare ciò che non poteva. Dare un gioco. E certo non può riuscirci Christian Brocchi, uomo della società che non ha brillato troppo in Primavera e su cui adesso è stato buttato sulle spalle il fardello di un finale di stagione che impone la conquista della Coppa Italia per tornare in Europa. Aver firmato fino a fine stagione è un rischio anche per il tecnico. Se fallisce? No problem, avanti un altro. Invece si che è un problem. Chi ci metti?

La stampa parlava di Eusebio Di Francesco ma il tecnico del Sassuolo ha subito chiuso la porta: “non vado dove c’è confusione”. E che confusione c’è al Milan? Giocatori ipervalutati (Donnarumma), ragazzi che hanno perso la bussola (De Sciglio, Bertolacci, Bonaventura), pedine che devono ancora trovare un loro destino (Poli), quelli che cosa ci fanno ancora a Milanello (Boateng, Balotelli, Menez), quelli che se ne andranno a fine stagione (Bacca), quelli su cui costruire il Milan del futuro (Montolivo, Kucka, Antonelli, Alex, Zapata, Luiz Adriano), quelli che “Chi l’ha visto” (Ely, Calabria).

La società satellite (dai, di questo stiamo parlando) ha rivitalizzato Suso e Cerci. Il primo potrebbe tornare al Milan, il secondo probabilmente tornerà nel Calcio che Conta ™ e aspetta nuovi prospetti. E se vogliamo limitarci agli ex rossoneri che sono andati in gol nel weekend tra 3 e 4 aprile scopriamo che l’hanno messa dentro El Shaarawy, Suso, Acerbi, Birsa, Pato, Ibrahimovic, Aubameyang, Fernando Torres, Van Ginkel, Paloschi. I loro anni di nascita? 1992, 1993, 1988, 1986, 1981, 1989, 1984, 1992, 1990. Ed evitiamo per carità di patria di parlare delle cessioni di Thiago Silva e Riccardo Saponara.

Allora a che serve mandare via Sinisa Mihajlovic? Niente. Quanto accaduto in quel weekend e la decisione successiva di Silvio Berlusconi hanno dimostrato che in società non esiste una guida. Non c’è un progetto. Non si sa dove si vuole andare, con quali attori, con quali condottieri. La scelta di mandare via Sinisa Mihajlovic per sostituirlo con Christian Brocchi è lo scempio finale di un club che ha perso la bussola. Chissà, magari Silvio Berlusconi ha provato il colpo elettorale sperando in una Coppa Italia conquistata col bel gioco, il frutto della sua ennesima intuizione, il colpo di genio dell’istrione della politica italiana.

Lo speriamo tutti, sopratutto per Christian Brocchi, ragazzo onesto che non può essere certo accusato per quanto accaduto. Ma ci chiediamo. Il Milan ha vissuto due cicli straordinari a cavallo tra anni ’80 e ’90 e tra 2000 e 2008. Il primo è frutto del lavoro dei totem, dei Senatori, di quelli che sono stati i “ragazzi di Giussy Farina”, coloro che in tre anni arrivarono alla Prima squadra per cambiare il mondo dello sport: Franco Baresi, Mauro Tassotti, Filippo Galli, Paolo Maldini, Alberigo Evani, Pietro Paolo Virdis. Il secondo è immagine del lavoro di Carlo Ancelotti.

La società? La scelta di esonerare Nils Liedholm presa dal Presidente nel 1986 già allora mostrava l’assenza di una strategia efficace. All’epoca andò bene ma, come disse il saggio, “non è sempre Natale”. Dopo la prima retrocessione in serie B Giuseppe Farina scommise su una squadra di giovani e pose le basi del Milan che dominò il calcio per 20 anni. Ora cosa resta? Il deserto. Una scelta scellerata, cacciare un allenatore già inadatto alla missione per un’incognita, il tutto in un ambiente depresso dove nessuno ha la forza o la voglia di mettersi in mostra. Si vivacchia. E questo il Milan non può permetterselo per il bene del calcio italiano. Altro che 470 milioni per il 48 per cento della società

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