mafia
|

Mafia, la processione di Pasqua che voleva salutare il boss

Ancora una processione religiosa che cambia tragitto per omaggiare un boss della mafia, o almeno ci prova: siamo a San Michele di Ganzaria, vicino a Catania, dove il Cristo Morto del venerdì santo ha voltato, ha virato, per «rispettare il percorso storico», secondo gli organizzatori della processione; per passare davanti alla casa di Francesco La Rocca, boss della mafia, secondo la procura che sta indagando su quanto accaduto nel paese dell’entroterra catanese. Non un inchino, ma un cambio di rotta, sì, più che sospetto.

INCHIESTA PER LA PROCESSIONE DI PASQUA CHE VOLEVA SALUTARE IL BOSS

L’Ansa racconta quanto accaduto.

Durante la cerimonia, il fercolo del Cristo morto, portato in spalla da una ventina di persone con al seguito un centinaio di fedeli mentre gran parte della folla è rimasta nella piazza principale, ha abbandonato il percorso ufficiale raggiungendo piazza Monte Carmelo, dove si trova la casa del boss La Rocca, uno dei capimafia fedeli alla ‘famiglia’ Santapaola di Cosa nostra di Catania. L’urna, che non si è fermata, è stata salutata dall’applauso dei presenti, tra cui alcuni familiari del capomafia

 

 

In questo senso, le reazioni sia da parte della politica che da parte dell’autorità giudiziaria, che da tempo ha presente chi sia Francesco la Rocca. Affiliato a Cosa Nostra da quando aveva 18 anni, è stato soldato della famiglia di Mazzarino, del mandamento di Riesi – non lontano da San Michele di Ganzaria – fino al 1981, quando poi decise di “mettersi in proprio” fondando la famiglia di Caltagirone. Vicino a Bernardo Provenzano, La Rocca ha fama di “tessitore”, di grande mediatore fra imprenditori e politici e anche di “animale”, capace di strangolare le sue vittime a mani nude e di uccidere anche il figlio di un boss, su richiesta del padre, perché «di idee comuniste».

LEGGI ANCHE: L’ultimo inchino della processione ai boss

 

A fare chiarezza sull’accaduto sarà la Procura di Caltagirone che ha aperto un’inchiesta per turbativa dell’ordine pubblico, per il momento senza indagati, ma che presto potrebbe avere i primi iscritti, su quando accaduto la sera del 25 marzo scorso a San Michele di Ganzaria, paese della provincia di Catania. Con indagini avviate già durante la processione da carabinieri che hanno ripreso con telecamere e foto la deviazione e il ‘contenzioso’ che si era aperto sulla via: da una parte i ‘tradizionalisti’ che non hanno accettato la linea imposta dalla chiesa, con un taglio al percorso storico, facendo nascere il sospetto che il cambiamento non fosse gradito neppure ai familiari del boss; dall’altra chi ha contestato le modifiche. Provocando le immediate reazioni del parroco, del comandante dei carabinieri e del sindaco di San Michele di Ganzaria che si sono dissociati dalla decisione.

 

Il sindaco Gianluca Petta si è tolto la fascia tricolore per protesta contro la modifica del tracciato della manifestazione.

Sarà la magistratura ad accertare eventuali responsabilità, ma non si può accettare il disattendere delle disposizioni: il rispetto delle regole vale sempre, anche quando non ci piacciono. Poi, ed è un fatto, c’è stata una grande manifestazione di fede, fortemente partecipata e ordinata, che si è conclusa due ore prima del solito (…) “Il percorso storico prevedeva il passaggio al Monte Carmelo – osserva il sindaco – e in altre strade, indipendentemente da chi vi abita. Ma se le indagini dimostreranno che qualcuno, anche se pochi sconsiderati, ha sbagliato è giusto che paghi assumendosene personalmente la responsabilità, perché – chiosa Petta – la nostra è una comunità sana che condanna questi gesti”