Il Messaggero bacchetta Virginia Raggi: «Parla e l’Acea perde 71 milioni di euro»

di Redazione | 24/03/2016

Virginia Raggi Acea

Un nuovo giorno di campagna elettorale, un nuovo giorno di polemiche. Oggi a destar scalpore è una frase della candidata sindaco M5S a Roma, Virginia Raggi, data tra i favoriti per il Campidoglio nei sondaggi. Una frase pronunciata durante la trasmissione di Maria Latella “L’Intervista” su Sky Tg24, contro la multiutility Acea: «Dobbiamo valutare come agire sul versante Acea. Una cosa che faremo di sicuro è cambiare il management». Ad attaccare la candidata “grillina” è, in prima pagina, il quotidiano romano Il Messaggero, secondo il quale le poche parole della Raggi avrebbero fatto crollare il titolo della società in Borsa: meno 4,73 per cento, pari a circa 142 milioni di euro. Di quella quota – spiega la testata romana – 71 milioni sono, anzi erano, del Campidoglio («più o meno trenta euro per ogni romano»). Nell’articolo del giornale edito da Caltagirone, che ha anche un quota di circa il 15% in Acea, l’attacco alla Raggi è molto duro:

Cosa c’entra la candidata sindaco del M5S è ben spiegato nei report di alcune società di intermediazione mobiliare che ieri hanno declassato il livello di affidabilità del titolo Acea, ritirando il consiglio di acquistarle (in gergo, “Buy”) e inserendolo in quelli da tenere, per il momento, in stand-by (in gergo, “hold”). Tutto merito di una frase tanto demagogica quanto irresponsabile, che la candidata Raggi, certamente inesperta di vicende di Borsa, ha lanciato nel salotto del talkshow “L’Intervista” su Sky Tg24 domenica scorsa: «Dobbiamo valutare come agire sul versante Acea – ha detto con leggerezza la Raggi – una cosa che faremo di sicuro è cambiare il management».

I mercati hanno impiegato 48 ore per pesare quelle parole irresponsabili e inserirle tra le variabili in grado di incidere sul futuro della società, che con l’attuale management ha avviato una ristrutturazione interna ispirata ai principi di trasparenza e legalità. E il giudizio è stato impietoso, a cominciare dagli analisti di Equita, una delle principali società di intermediazione finanziaria, che ha così motivato il declassamento: «Considerate le affermazioni del Movimento 5 Stelle di voler cambiare il management di Acea, riteniamo che il rischio elezioni stia aumentando e quindi passiamo ad hold». Che Virginia Raggi non abbia assolutamente compreso la portata distruttiva del suo intervento, lo dimostra il tenore delle altre dichiarazioni che ha rilasciato: «Chiamare Acea società pubblico-privata fa un po’ ridere. Perchè anche in quel caso, l’azionista di maggioranza, cioè noi, fa l’interesse dei privati. Solo quest’anno l’Acea dovrebbe chiudere con un utile di esercizio di 50 milioni. Sicuramente questo tipo di gestione é in perfetto contrasto con il risultato del referendum del 2011 perchè con l’acqua non si devono fare profitti». Inventandosi dunque che il quesito referendario riguardasse la possibilità di fare utili nella gestione idrica, mentre riguardava argomenti diversi. Inoltre la Raggi ha completamente ignorato una realtà assoluta del mondo dell’economia: e cioè che quando una società decide di quotarsi in Borsa e di fare quindi affidamento anche sul capitale dei privati, il suo unico scopo diventa appunto quello di realizzare quei profitti che a lei fanno sorridere.

La vicenda non è finita qui, infatti, le frasi della Raggi hanno permesso al Pd di partire all’attacco dell’avversaria più temibile, lanciando l’hashtag #RaggiAmari su Twitter.

viriginia raggi acea
Il tweet del rivale Giachetti

Ed ecco qui i manifesti che iniziano a girare sulla candidata M5S sui social:

VIRGINIA RAGGI: “M5S DIFENDE BENE PUBBLICO, PD E CALTAGIRONE LA FINANZA”

Virginia Raggi Ha prontamente replicato sulla vicenda. Con una nota

Oggi leggo un articolo sul Messaggero che attribuirebbe alle mie parole la perdita di 71 milioni per Acea.
Un farneticante resoconto, senza capo né coda, commissionato sappiamo benissimo da chi, ovvero da Caltagirone, primo socio privato della multiutility (dove, guarda il caso, siede in cda il figlio Francesco) ed editore dello stesso quotidiano di Roma. Vedete, questo è il primo assaggio di quel che ci aspetterà semmai dovessimo salire al governo della Capitale, ma noi non arretriamo di un centimetro. Del resto, quando pesti i piedi ai poteri forti loro si ribellano e il caso Acea è emblematico.
Ora, però, passiamo ai fatti:
-Acea è una società misto pubblico-privata, controllata per il 51% dal Comune di Roma e il restante 49% in mano ai privati.
-Perché ho annunciato di voler cambiare il management? Perché il cda, che coordina gli affari privati della multi-servizi, è composto da un’accozzaglia di nomi in gran parte scelti proprio da Caltagirone con il lasciapassare del suo caro amico Matteo Renzi.
-Da diversi anni la mission del cda di Acea è solo una: avviare piani di speculazione finanziaria sulle spalle dei romani, peraltro in palese violazione del referendum sull’acqua pubblica votato nel 2011.
-Sulle nostre spalle speculano in vario modo. Un esempio sono i distacchi e i riallacci, da cui la parte privata di Acea ci guadagna, tanto da effettuarli senza alcuna verifica di merito e senza il preavviso di 30 giorni previsto dalla legge. Può non arrivarci una bolletta, possiamo aver anche dimenticato di pagarla o trovarci in una condizione di difficoltà e dal giorno alla notte a una famiglia qualsiasi, magari con dei bambini, viene tagliata l’acqua.
-La verità è che finora il management di Acea guidato da Caltagirone con la compiacenza della vecchia politica (primo su tutti il Pd) a noi romani ci ha usato come un gigantesco bancomat su cui mettere a punto i suoi profitti. Per questi signori non siamo esseri umani ma solo numeri e matrici e se pensano di intimorirci con una paginetta su un giornale si sbagliano di grosso.
Il problema delle privatizzazioni dei beni comuni riguarda tutta l’Italia. A Roma per decenni ci hanno sottratto ogni risorsa ed oggi vogliono farci credere che privatizzare sia la sola via d’uscita, ma non è così. Per rilanciare le nostre aziende pubbliche (come anche Ama e Atac, ad esempio) bisogna innanzitutto ripartire dai loro dipendenti e da un miglioramento dei servizi, non dai privati.
Chi in queste ore mi attacca in modo pretestuoso ha evidentemente deciso da che parte stare. Prendiamo atto, e del resto non sorprende, che Giachetti abbia scelto di schierarsi al fianco di Caltagirone. Il M5S, invece, continua a stare orgogliosamente dalla parte dei romani.

Ecco qui un interessante articolo di Milano Finanza in merito alla analisi di Equita, completa.