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Omicidio Luca Varani, Marco Prato sfida la procura: «No alla premeditazione»

Tace, in carcere, Marco Prato: prima a causa di un malore, mentre ieri per deliberata scelta del silenzio. L’ex pr della Roma LGBT ha la ferma intenzione di «sfidare» la procura di Roma e continua ad addossare al suo presunto complice, Manuel Foffo, la responsabilità più grave di quanto accaduto a Luca Varani, il ragazzo convocato per una festa a base di droga e sesso e poi barbaramente trucidato. Marco Prato rifiuta in maniera categorica di essere processato per «omicidio premeditato».

MARCO PRATO SFIDA LA PROCURA: «NO ALLA PREMEDITAZIONE»

Il Mesaggero nella Cronaca di Roma scrive le ultime da Regina Coeli.

Per ora agli atti, così, resta solo un primo interrogatorio in cui Prato scarica le responsabilità del massacro su Foffo, di cui – ha precisato – si era invaghito: «Manuel mi ha spinto a strangolarlo,ma io non ce l’ho fatta. I colpi di coltello e dimartello li ha sferrati lui».Dopo l’interrogatorio mancato di ieri il difensore di Prato, l’avvocato Pasquale Bartolo ha dato la sua chiave di lettura al rifiuto di parlare. «Il mio assistito – ha detto il penalista – non ha voluto rispondere per un motivo ben preciso: il pmha continuato a contestargli l’aggravante della premeditazione, nonostante il gip l’avesse fatta cadere». «Prato risponderà al pm», è stata la conclusione, «non appena gli verrà contestata l’imputazione così come è stata indicata dal gip nell’ordinanza cautelare ». La Procura invece è convinta che quella del silenzio sia una strategia difensiva. E Prato, a questo punto, potrebbe scegliere di non parlare di nuovo anche davanti ai giudici del Riesame che domani dovranno decidere, su suo sollecito, se revocare o meno la misura cautelare in carcere.

 

 

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Continuano intanto le indagini che ruotano intorno ad una domanda cruciale: Marco Prato e Manuel Foffo hanno fatto “tutto da soli” o c’è stato un terzo uomo, un terzo complice che ha contribuito ai due omicidi almeno nel momento in cui ci si doveva sbarazzare del cadavere di Luca Varani?

Dall’ analisi dei tabulati emerge uno spunto cruciale: l’intervento di una terza persona nella casa del delitto. Una pista ipotizzata fin dall’inizio nella ricostruzione di quanto accaduto tra la mattina di venerdì 4 marzo, quando si colloca la morte del giovane, e la serata del giorno successivo, quando Manuel Foffo ha confessato l’omicidio al padre e si è costituito e Marco Prato è stato salvato da un presunto suicidio che, agli investigatori, appare sempre più improbabile. Dubbi, in realtà, già avanzati dal gip . Il pierre, infatti, una volta soccorso al Pertini (dopo essere stato rinvenuto dai carabinieri in un albergo) aveva dato due versioni. All’inizio aveva «affermato», come sottolineato dal gip Riccardo Amoroso, «che aveva assunto dosi massicce di Minias fatto acquistare da Manuel perché era sua intenzione uccidersi, ma poi spiegava che voleva solo smorzare gli effetti della cocaina»