Meglio soffrire che mettere in un ripostiglio il cuore
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Meglio soffrire che mettere in un ripostiglio il cuore: il libro di Susanna Casciani. Recensione e intervista

Meglio soffrire che mettere in un ripostiglio il cuore non è più solo il nome di una pagina Facebook da circa 200mila like. Ma il titolo di un libro: il libro di Susanna Casciani. Uscito per Mondadori il 22 marzo e che è già in ristampa dopo pochi giorni. Chiedete alle donne di casa vostra, alle vostre fidanzate, amiche e colleghe: se non conoscono precisamente lei, avranno di certo letto qualcosa di suo. Per darvi l’idea del successo, su Instagram sotto l’hashtag che mette insieme il suo nome e cognome si contano poco meno di 10mila risultati, e lei si è vista costretta a pregare le sue lettrici di non postare tutto il libro, pagina per pagina. D’altronde c’è chi le sue frasi non solo le cita, le rilancia, le destina al proprio amato, ma se le tatua anche. E aspettava un suo romanzo da tempo. Sì perché Susanna Casciani nasce su Myspace parecchi anni fa, poi apre vari blog con i più disparati pseudonimi, infine invade Facebook, con la sua pagina e (almeno) cinque pagine fan. Ed è così arrivata sugli scaffali delle librerie. Raccontando la storia di Anna e Tommaso, che si conoscono, si piacciono, si amano e poi finiscono per perdersi. E noi leggiamo e viviamo, dalle pagine di un diario che scandisce il tempo dal giorno dell’addio, il dolore del distacco. Che trasforma i protagonisti. Il tutto raccontato da una tastiera, quella della Casciani, intensa e quasi mai ridondante.

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Suz, come la chiamano le sue fan, ha raccontato Meglio soffrire che mettere in un ripostiglio il cuore a Giornalettismo. E si è raccontata:

Per rompere il ghiaccio: perché un libro?

Quest’estate, scrivendo con le persiane abbassate per non far entrare il sole, me lo sono chiesto almeno un centinaio di volte: “Chi me l’ha fatto fare?”. È stato faticoso. Sono una persona molto insicura e perfezionista e, ogni sera, mettevo in discussione tutto. Più volte, nell’ultimo anno, ho pensato di mollare, ma c’era qualcuno che proprio non potevo deludere: i miei genitori. Quando la casa editrice mi ha contattato per farmi la fatidica proposta c’è mancato poco che rispondesse mia madre al posto mio. Ho detto di sì perché non potevo dire di no, perché mi sarei disprezzata troppo. Non ci si può rifiutare di vivere un sogno solo per paura di fallire. All’alba dei miei trent’anni ho deciso di avere coraggio

Scrivi su Internet da sempre. Che effetto fa vedere su carta qualcosa che fino a poco tempo era solo “virtuale”?

Stranissimo. Talmente strano che forse mi piace. Scrivo su internet da ormai tredici anni e sono abituata a lasciar andare le mie sensazioni in giro. Una per volta, però. Lasciar andare questo libro, invece, implica separarmi da una parte di me senza averne il minimo controllo. Su Internet il rapporto con i lettori è diretto e immediato: se qualcosa non li convince o non si trovano d’accordo me lo scrivono subito e io posso ribattere, spiegarmi, parlare con loro. In questo caso no. In questo caso posso solo aspettare in silenzio che qualcuno arrivi alla fine e sperare che vada tutto bene. O che non vada troppo male. Allo stesso tempo, però, quando ho ricevuto la prima copia di Meglio soffrire che mettere in un ripostiglio il cuore ho pensato “allora è tutto vero”. Questo libro rende tutto molto più reale

Abbiamo ripescato un post del 2010 in cui scrivevi: “Avere in mente un’idea per un libro ed essere euforica, elettrizzata”. Te ne ricordavi? In quella idea quanto c’era della storia di Anna e Tommaso?

Sicuramente poco o niente. Me ne ricordo, certo. Mi ricordo tutto, ma cambio prospettiva quasi ogni giorno e i personaggi che immagino sono in continuo mutamento. Ho una cartella con circa cinquanta incipit di cinque o sei pagine ciascuno. Per un periodo avrei voluto raccontare la storia di una bambina troppo sola. Poi c’è stato il momento dello scambio epistolare tra nonna e nipote e, successivamente, quello dei pensieri di un ragazzo che non poteva fare altro che guardare fuori dalla finestra di camera sua. Idee tantissime, organizzazione quasi pari a zero. Quando ho iniziato a scrivere questa storia non volevo scrivere d’amore. E invece

Quanto ti somiglia il personaggio di Anna?

Non troppo, in realtà. Mi somiglia di più Tommaso. Io, come lui, sono quella che scappa. Quella che, quando il gioco si fa duro, inizia a fingere che vada tutto bene. Anna è onesta, fragile, ma allo stesso tempo risoluta. Ha la forza di scegliere. La trova. La conquista. Non lascia più che siano gli altri a decidere per lei, o le sue insicurezze. Anna rappresenta la donna che vorrei diventare: più coraggiosa, più leggera, capace di ringraziare per quello che ha

Pensi ancora che per innamorarsi ci voglia coraggio?

Ce ne vuole sì. Anzi! Più vado avanti con gli anni più mi convinco che sia un gesto veramente sconsiderato, perdersi in qualcuno che non conosceremo mai fino in fondo. D’altra parte, però, se non ci s’innamora che divertimento c’è?

La tua community è composta prevalentemente da donne, più e meno giovani, ma non mancano anche gli uomini. Convincine uno: perché dovrebbe comprare Meglio soffrire che mettere in un ripostiglio il cuore?

Per regalarlo a una donna, ovvio! No, via. Sul serio: perché quando rimaniamo soli e soffriamo siamo (quasi) tutti uguali. Perché adagiarsi in una relazione che si è ormai esaurita, ma che ci fa stare tranquilli, è un errore fin troppo semplice da commettere. Per realizzare che, quando ci rimanete accanto senza avere più niente da donarci, senza guardarci più, senza sentirci più, non ci fate un favore, ma ci distruggete lentamente. Per capire che è meglio lasciarci libere

L’ultima. Qual è il complimento che sogni di ricevere da una lettrice o un lettore una volta che avrà finito di leggere il tuo libro?

Ho scritto questo libro pensando di poter aiutare qualcuno a trovare la forza e la voglia di ricominciare a credere in qualcosa. Mi ricordo bene co’’era guardarsi intorno e non soffermarsi su niente, non provare niente. Non stupirsi, non piangere e non ridere più. Avere la stessa espressione in tutte le occasioni. Se qualcuno, dopo averlo letto, mi scrivesse che avverte una voglia improvvisa di uscire, di ballare, di provarci ancora, di baciare e di lasciarsi baciare, ecco…vorrebbe dire che ce l’ho fatta.