Referendum trivelle 17 aprile, perché votare Sì e perché votare No

di Redazione | 18/03/2016

Referendum Trivelle

Referendum trivelle 17 aprile. Tra poche settimane tutti gli elettori italiani saranno chiamati ad esprimersi sul quesito referendario sulle trivellazioni: dovranno cioè decidere se abrogare o meno una norma che consente lo sfruttamento di giacimenti di idrocarburi liquidi e gassosi a ridosso delle nostre coste anche oltre la scadenza della concessione. La normativa in vigore già vieta il rilascio di nuove concessioni per l’estrazione di petrolio o gas entro le 12 miglia marine (circa 22,2 km), ma consente le attività fino alla scadenza delle concessioni. Con la vittorià del Sì al referendum del 17 aprile viene esteso il limite temporale, con il successo del No o in caso di mancato raggiungimento del quorum, al contrario, restano in vigore le regole vigenti. Ma quali sono le ragioni del Sì e del No al referendum sulle trivellazioni?

REFERENDUM TRIVELLE 17 APRILE, PERCHÉ VOTARE SÌ

I sostenitori del Sì al referendum sulle trivellazioni ritengono che l’attività di estrazione degli idrocarburi debba essere fermata per evitare rischi sanitari o ambientali. Secondo le associazioni ambientaliste, tra le quali Greenpeace, Wwf e Legamiente, con lo stop alle estrazioni a ridosso della costa alla scadenza delle concessioni determinerebbe, o anticiperebbe, una svolta alla politica energetica del nostro Paese, un’innovazione del sistema produttivo e maggiore investimento nelle energie rinnovabili. Secondo il fronte del Sì al referendum, inoltre, verrebbero ridotti gli sversamenti di idrocarburi (il Wwf ricorda che in 22 anni a causa di 27 gravi incidenti navali ne sono finite in mare ben 270 tonnellate) e d evitati danni a flora e fauna marina. Secondo gli ambientalisti, poi, limitare l’estrazione di petrolio e gas ci costringerebbe a non cercare più combustibili fossili, a percorrere la strada di una completa decarbonizzazione dell’economia aumentando la soglia attuale del 40% di consumi elettrici alimentati da fonti rinnovabili, in linea con gli impegni assunti al recente vertice mondiale COP21 di Parigi sulle emissioni inquinanti nell’atmosfera.

REFERENDUM TRIVELLE 17 APRILE, PERCHÉ VOTARE NO

I sostenitori del No al referendum sulle trivellazioni ritengono, al contrario, che uno stop allo sfruttamento dei giacimenti di idrocarburi a ridosso della costa comporterebbe svantaggi economici rilevanti per il nostro Paese e ritengono, altresì, limitati o perfino nulli i rischi sanitari e ambientali. Il fronte del No, in particolare, ripete in queste settimane che il settore produce una quantità di rifiuti inferiore di almeno 100 volte al settore chimico e siderurgico, che le trivellazioni avvengono in aree limitate e che le piattaforme non inquinano, perché nulla viene scaricato in mare dagli impianti. Un maggiore inquinamento sarebbe invece paradossalmente generato, secondo chi si oppone al referendum, proprio dal divieto anticipato delle estrazioni. Precisamente si sostiene che il catrame che talvolta viene scoperto in mare è prodotto dalle imbarcazioni e non dagli impianti di trivellazione, e che a far aumentare il numero delle navi in transito che trasportano idrocarburi sarebbe proprio lo stop alla produzione (per la crescita delle importazioni). Secondo il fronte del No, inoltre, con il successo del referendum si creerebbe un problema occupazionale. Gli oppositori parlano di 400 imprese coinvolte in Italia nella produzione di idrocarburi, circa 100mila persone occupate nella fornitura di beni e servizi nel settore e un fatturato annuo superiore ai 20 miliardi. Ma non solo. Secondo il fronte del No la produzione di idrocarburi non danneggia il turismo, perché la maggior parte delle piattaforme si trova davanti alla costa della Romagna, che non ha mai subito nei decenni scorsi freni al suo sviluppo.

(Fonte foto: archivio Ansa. Credit: EPA / DING JIANZHOU)