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Omicidio Luca Varani, il mistero dei 23 verbali che non combaciano

Ben 23 verbali che non combaciano. Che contengono contraddizioni da stanare, dubbi da sciogliere, particolari non chiariti. Sono i documenti agli atti dell’inchiesta sull’omicidio del 23enne Luca Varani, ucciso nella notte tra venerdì 4 e sabato 5 marzo in un appartamento del quartiere romano Collatino. Gli investigatori devono ancora chiarire come e perché il giovane è stato attirato nella casa di Manuel Foffo, uno dei due accusati del delitto insieme a Marco Prato, cosa è successo nelle ore successive alla morte e se altre persone hanno visto il corpo senza vita della vittima prima dell’arrivo dei carabinieri. Ne parlano Fulvio Fiano e Rinaldo Frignani sul Corriere della Sera:

Gli autori dell’omicidio sono due, ma ruoli e complicità psicologica fra loro sono tra gli aspetti più insondabili del delitto. Da una parte c’è Manuel Foffo, che nega con forza di essere omosessuale, ma si autoaccusa dell’aggressione (coltellata fatale a parte). Dall’altra Marc Prato, che racconta con dovizia di particolari la parte orgiastica di quei tre giorni, ma si scarica di ogni responsabilità sull’omicidio. Fra i due — ne è convinta la Procura — chi ha ancora molto da dire è il secondo, che in linea con la sua personalità istrionica potrebbe aver raccontato una verità di comodo, se non addirittura mentito al gip nell’interrogatorio di garanzia.

 

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OMICIDIO LUCA VARANI, I DUBBI DA SCIOGLIERE

Una prima contraddizione di Prato riguarda il tentato suicidio dopo l’uccisione di Varani. Secondo gli investigatori difficilmente il 29enne sarebbe sopravvissuto se davvero avesse ingerito tre boccette di Minias e quella di En e trovate nella camera d’albergo dove si era rinchiuso, nei pressi di piazza Bologna. Non sarebbe sopravvissuto soprattutto dopo aver consumato un gradne quantitativo di cocaina e alcol. Continuano Fiano e Frignani sul Corriere della Sera:

In mano agli inquirenti ci sono 23 verbali di sommarie informazioni che al momento sono tessere di un puzzle che non combaciano. Orari, spostamenti, presenze nella casa vanno ricostruiti. Sono confuse le testimonianze di chi in quella casa è passato prima del delitto: Alex, che nega di aver consumato droga e sarebbe «sfuggito» a un tentativo di addormentarlo; Giacomo, sentito a Milano (sarà risentito a Roma) che non è chiaro a che titolo abbia fornito il suo bancomat per comprare la cocaina. Lo stesso Roberto, fratello di Foffo, convocato per errore o forse no, per unirsi al gruppo. È poi incoerente il racconto della misteriosa bionda che avrebbe visto la mattina del 4 marzo Luca in treno ricevere le chiamate da casa Foffo. E sono da approfondire le versioni dei genitori di Manuel, i primi a sapere del delitto. Luca Varani muore alle 9,30 di venerdì, i carabinieri lo trovano la sera di sabato alle 22, dopo che il padrone di casa si è costituito. Parte del tempo è trascorso con i killer addormentati accanto al cadavere, ma potrebbe essere accaduto dell’altro.
E va capito anche perché il 23enne Varani sia andato in quell’appartamento. Quante volte è stato contattato e da chi? Che tono avevano quegli «inviti»? Era una vittima designata o solo quella ritenuta adatta dopo aver scartato prede meno vulnerabili, in una sorta di drammatico casting?

(Foto di copertina da Facebook)