La bufala del prefetto che vieta ai comuni di parlare di trivelle

14/03/2016 di Redazione

Non tanto una bufala, quanto la cattiva interpretazione di un articolo pubblicato dal Fatto Quotidiano che, con toni ambigui, ha aiutato a diffondere la credenza che il Viminale abbia messo un bavaglio ai Comuni sulla questione trivelle.

La denuncia arriva dal sito Bufale.net che spiega: “Non riguarda i sindaci, ma le amministrazioni pubbliche”. La notizia è stata riporta in prima pagina sull’edizione del 12 marzo 2016, dal titolo: «Censura Prefetto di Agrigento – Il Viminale mette il bavaglio ai Comuni: “Zitti sulle trivelle”».

LA BUFALA DEL BAVAGLIO SULLE TRIVELLE

C’è da dire che il quotidiano diretto da Marco Travaglio abbia fatto ben poco per non gridare allo scandalo, ma se si legge attentamente l’articolo si capisce facilmente che non c’è nulla di scandaloso:

Vietato parlare di referendum sulle trivellazioni in Consiglio comunale. Quando a Menfi cinque consiglieri hanno avanzato la proposta di ordine del giorno sono rimasti di sale: la prefettura di Agrigento, che riprende una circolare del ministero dell’Interno, dice no.
[…]
“Non è una censura sulle trivelle. Succede così prima di tutte le consultazioni elettorali”, giurano dalla prefettura di Agrigento. E ti mostrano la circolare del ministero dell’Interno: “È fatto divieto a tutte le amministrazioni pubbliche di svolgere attività di comunicazione ad eccezione di quelle effettuate in forma impersonale ed indispensabili per l’efficace assolvimento delle proprie funzioni”. Ma poche righe dopo ecco si apre lo spiraglio in cui vogliono infilarsi i sindaci siciliani: “Si precisa che l’espressione” pubbliche amministrazioni “deve essere intesa in senso istituzionale… e non con riferimento ai singoli soggetti titolari di cariche pubbliche, i quali possono compiere, da cittadini, attività di propaganda“.

“INSOMMA, fatta la legge trovato l’inganno. Anzi, è lo stesso ministero che te lo indica.” aggiunge Bufale.net spiegando che

Non vi è alcun bavaglio a chi detiene cariche pubbliche, il problema è legato alla figura dell’amministrazione pubblica, il Comune, che durante le consultazioni elettorali deve dimostrarsi al di sopra delle parti e non schierato. Il dovere del Comune, e dei suoi organi quali il Consiglio e la Giunta, è quello di informare i cittadini sul quesito e fornire gli spazi dovuti alle parti coinvolte (in particolare l’articolo 4 della legge del 4 aprile 1956 n.212 – PDF esplicativo anche su Bufale.net).

Share this article