Elezioni Napoli 2016, Renzi stoppa Bassolino ma il Pd ha bisogno della sua folla

di Donato De Sena | 13/03/2016

Elezioni Napoli 2016

Bisogna ammetterlo, la folla che acclama Antonio Bassolino ad ogni sua uscita pubblica non può essere minimizzata o perfino ignorata. Il sostegno popolare di un candidato in qualsiasi genere di elezione non può essere considerato meno rilevante di altri di eguale portata e non può essere considerato irrilevante in fase di analisi del risultato. E il Teatro Augusteo ieri gremito in ogni ordine di posto (non lo era all’apertura della campagna elettorale di Valeria Valente) ha semplicemente confermato (a chi avesse ancora dei dubbi) la verità ovvia che la partita delle Elezioni 2016 a Napoli il Pd – al di là del video di Fanpage, al di là dei sospetti di inquinamento del voto, al di là dei ricorsi e dell’opportunità o meno di annullare il voto in alcuni seggi, al di là delle indicazioni di Matteo Renzi e del Nazareno – non può pensare di giocarla senza l’aiuto dell’ex sindaco ed ex governatore o dei suoi sostenitori.

 

Elezioni Napoli 2016: quando e come si vota per il sindaco alle Comunali

 

Si fa fatica a riconoscerlo in tempi di dilagante nuovismo, ma Bassolino da vero «leone da campagna elettorale» (così lo definisce perfino la Valente) riesce a raccogliere intorno a sè un consenso enorme nonostante le pesanti accuse degli avversari e nonostante l’isolamento al quale prova a relegarlo l’apparato del suo partito. È un dato di fatto, non una valutazione personale di alcuno. Schierati apertamente al suo fianco ci sono solo qualche europarlamentare, Massimo Paolucci, qualche consigliere regionale, come Antonio Marciano, un ristretto gruppo di parlamentari, come sua moglie Anna Maria Carloni e Giorgio Piccolo: uno schieramento decisamente meno ampio di quello che si è invece compattato a sostegno dell’avversaria, appoggiata da una coalizione che dai deluchiani e renziani arriva fino ai cosiddetti Giovani Turchi.

Quello di Bassolino è dunque un consenso che oltre ad essere ampio viene prevalentemente «dal basso». Qualcuno lo ritiene frutto di una rete costruita in 20 anni di potere, altri lo ritengono legato alle capacità amministrative e di leadership, al carisma e alla sensibilità nel comprendere le cose. Ma in ogni caso la sostanza non cambia. E la sostanza è esattamente ciò che emerge dai numeri del 6 marzo: 13mila voti su complessivi 31mila. Chi punta a vincere le Amministrative di giugno e a battere Luigi de Magistris, partendo da una posizione di svantaggio anche rispetto al centrodestra di Gianni Lettieri – è la domanda che vien da porsi guardando l’esito del voto -, può far finta di nulla davanti a chi alle primarie porta a casa tutte quelle preferenze?

 

Napoli, i sostenitori di Bassolino cacciano i contestatori (VIDEO)

 

La risposta è scontata, e dimostra che il video di Fanpage che ha provato la cessione di denaro nei pressi dei seggi ha semplicemente trasformato l’intesa tra Valente e Bassolino (tra i sostenitori di Valente e i sostenitori di Bassolino) da possibilità a necessità. A 24 ore dal voto sono nati i sospetti sulla regolarità del voto, sono arrivati i ricorsi, i sostenitori di Bassolino sono stati pervasi da un nuovo entusiasmo. Ma quel peso elettorale dell’ex sindaco sarebbe stato lo stesso anche senza la telenovela in casa Pd.

C’è allora bisogno di una mano tesa a Bassolino. Di un’offerta. Di un’apertura. Un punto d’incontro che allo stato sembra molto difficile, ma che forse non è impossibile trovare. Se è vero che Bassolino non ha escluso in questi giorni la possibilità di dare vita a una lista civica, è anche vero che all’Augusteo ha espressamente dichiarato di voler vincere solo nel Pd, o con il Pd. «Non sono in campo, e nessuno lo pensi nemmeno lontanamente, per far perdere il Pd o per perdere io! Io combatto per vincere, sempre! Non sono come altri, abituati a perdere!», ha detto alzando la voce. In effetti Bassolino avrebbe anche potuto dare ultimatum o emettere sentenze. Ma non lo ha fatto: ha preferito rinviare ogni scelta definitiva all’esito del suo secondo ricorso. Si è limitato a lanciare la palla nell’altro campo, quasi a voler temporeggiare. «Presidente – gli abbiamo chiesto al volo a fine intervento -, la parola allora spetta a Matteo Renzi?». «Anche a Renzi», ci ha risposto mentre risaliva sul palco per andare via, tra gli applausi. E oltre Renzi e il Nazareno (che continuano a incoronare la Valente) e oltre la stessa Valente c’è solo il Pd napoletano, i vecchi amici, dai quali l’ex sindaco si attende ancora un ringraziamento per aver fatto «rivivere la politica a Napoli», per aver «dato un contributo». Riceverlo varrebbe per lui come una nuova piccola vittoria (dopo la vittoria di essersi giocato alla pari le primarie). Per il Pd sarebbe una prima mossa salvifica per lasciarsi alle spalle le polemiche, non farsi più male da soli, tornare ad essere competitivo nella corsa verso Palazzo San Giacomo.

(Foto di copertina: Giornalettismo)