Blu cancella le sue opere a Bologna. “No alla street art privatizzata”

di Redazione | 12/03/2016

Alcune opere di Blu, uno degli street artist più famosi al mondo attivo principalmente a Bologna, saranno esposte in una mostra voluta dalla fondazione Genus Bononiae di Roversi Monaco, nel capoluogo emiliano: in protesta proprio contro la «musealizzazione» delle sue opere, l’artista di strada ha iniziato a cancellare tutti i murales e le installazioni che aveva effettuato nel capoluogo emiliano. L’ultimo lavoro ad essere cancellato è Xm24 che, da questa mattina, è stato coperto da vernice grigia.

BLU CANCELLA LE SUE OPERE A BOLOGNA

Radio Città Fujiko da Bologna mostra l’artista che consegna le sue opere all’oblio.

Blu ha iniziato a cancellare i murales di Xm24. Stanotte sono state cancellate le sue altre opere in tutta #Bologna per…

Pubblicato da Radio Città Fujiko 103.1 fm su Sabato 12 marzo 2016

 

Sempre la radio dell’estrema sinistra emiliana spiega quanto sta accadendo.

Blu ha cancellato le sue opere dai muri della città. L’artista rifiuta la ‘musealizzazione’ dei suoi lavori, alcuni dei quali sono stati staccati dai muri della città  e saranno esposti in una mostra voluta dalla fondazione Genus Bononiae di Roversi Monaco. Da questa notte Blu ha iniziato a cancellare le opere che ha realizzato per le strade di Bologna nel corso di vent’ anni. Ultimo, in ordine di tempo, il suo murales a Xm 24, che da questa mattina non esisterà più. Con questo gesto, l’artista ha voluto esprimere una posizione di netta contrapposizione e protesta nei confronti del processo di ‘musealizzazione’ promesso dalla fondazione Genus Bononiae di Roversi Monaco. Alcune delle opere di Blu, infatti, saranno esposte a Palazzo Pepoli (insieme a quelle di Ericailcane e Bansky) nella mostra “Street Art – Bansky e Co.”, voluta proprio dalla fondazione di Roversi Monaco.

 

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La mostra di cui si parla è patrocinata dalla fondazione bancaria Carisbo e Roversi Monaco è un nome abbastanza noto nell’ambiente della contestazione bolognese: che dietro la mostra sulla street art che coinvolge anche le opere di Blu ci sia proprio lui è qualcosa che al collettivo di scrittori e di antagonisti Wu Ming è piaciuto davvero poco.

Il nome di Roversi Monaco, più di ogni altro nella storia recente di Bologna, evoca la congiuntura di potere, denaro e istituzioni, con la repressione che li accompagna. Ai tempi delle celebrazioni per il Nono Centenario dell’Ateneo cittadino rifiutò qualunque dialogo con gli studenti che protestavano per i costi della festa. Alla cerimonia di inaugurazione, nell’aula magna di Santa Lucia, la polizia tenne i contestatori fuori dalla porta. Il gran galà si concluse con 21 denunce a carico dei manifestanti. Era il 1987. Tre anni dopo, per le occupazioni della Pantera contro la Legge Ruberti che apriva l’università ai finanziamenti privati, le denunce furono 127. Niente di strano, allora, nel vedere Roversi Monaco dietro l’arroganza piaciona di curatori, restauratori e addetti alla cultura, che con il pretesto dell’amore per l’arte di strada trovano un’occasione di carriera, mettendo a profitto l’opera altrui.

 

Secondo gli esponenti dei movimenti, “non stupisce che sia l’amico del centrodestra e del centrosinistra a pretendere di ricomporre le contraddizioni di una città che da un lato criminalizza i graffiti, processa writer sedicenni, invoca il decoro urbano, mentre dall’altra si autocelebra come culla della street art e pretende di recuperarla per il mercato dell’arte”. La risposta di Blu è evidente nella cancellazione a rullo di tutte le sue opere dai muri della città.