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L’arrabbiatissima risposta di Melissa P. a chi l’ha citata a proposito dei “festini a base di sesso e droga”

La stampa si sta occupando con grande solerzia dell’omicidio di Luca Varani, il giovane ventitreenne ucciso da Manuel Foffo e Marc Prato, due conoscenti poco più grandi di lui che lo hanno attirato con la promessa di sesso, soldi e droga e lo hanno sottoposto a due giorni di torture e sevizie. Un caso di cronaca orrendo che ha acceso i riflettori su questi “festini” a base di sesso e droga che sarebbero piuttosto diffusi e conosciuti con il nome di “chemsex“.

IL CHEMSEX E QUELLA CITAZIONE SU MELISSA P.

A proposito del chemsex, una pratica estrema che prevede il sesso consumato sotto l’effetto di droghe pesanti che azzerano i freni inibitori, ne scrive Davide Turrini su Il Fatto Quotidiano, che spiega:

[…] In una capitale europea come Londra il fenomeno viene chiamato anche “party and play”, si protrae per notti intere, ed è talmente diffuso da aver portato due documentaristi inglesi a girare un film, Chemsex, interamente ambientato negli ambienti gay londinesi dove questa pratica è comune. Gli effetti di questa miscela esplosiva sul corpo umano sono pesantissimi e molte riviste mediche sottolineano il rischio incontrollabile dovuto alla totale mancanza di freni inibitori che l’assunzione del mix droga più alcol provoca.

Per spiegare meglio il legame tra la pratica del chemsex e quanto accaduto nell’appartamento al Collatino, Turrini interpella anche Stefano Benzoni, neuropsichiatra, al quale chiede quali siano le analogie tra il chemsex e l’omicidio di Luca Varani:

C’è infine un elemento peculiare sia nelle pratiche chemsex, che nell’omicidio Varani, entrambi avvenuti nell’ambito di gruppi omosessuali. “Io mi occupo soprattutto del mondo adolescenziale ed è difficile che i ragazzini parlino di esperienze omosessuali con ritualizzazioni collettive così esplicite, manifeste e scoperte. Tendenzialmente sono esperienze fatte con fatica, poco strutturate, nascoste. Però non mancano, parlo di Milano, casi di adolescenti che raccontano già alla loro età di incontri sadomaso modello Melissa P., di minorenni che si incontrano con persone che non conoscevano in luoghi come le dark room. Questo mondo esiste, ma sono pieghe della società non ancora fenomeni abitudinari”.

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LA RISPOSTA DI MELISSA P.

Melissa P. – ovvero Melissa Panarello – non l’a presa troppo bene. Anzi, la citazione ha scatenato uno sfogo-fiume sulla pagina Facebook della giovane autrice catanese, che poco più di un decennio fa aveva pubblicato il libro-shock Cento colpi di spazzola prima di andare a dormire. Ecco cosa ha scritto Melissa P. concedendosi anche qualche espressione colorita:

Caro neuropsichiatra, che citi il mio nome per fare riferimento a sesso estremo nel darkroom e chemsex: non hai veramente capito un c…o. Non ho mai messo piede in una darkroom, non ho mai assunto droghe né per facilitare il sesso, né per divertirmi, né per anestetizzarmi, dal momento che ho una paura esagerata delle droghe tutte, compresi i farmaci. Paragonare questa vicenda a quella che io ho raccontato tredici anni fa in un romanzo mi sembra da deficienti totali che non capiscono e non riconoscono la realtà e che mettono nel mucchio cose a caso senza sapere di cosa parlano. Meno male che sei neuropsichiatra.

Caro neuropsichiatra, che citi il mio nome per fare riferimento a sesso estremo nel darkroom e chemsex: non hai…

Pubblicato da Melissa Panarello su Venerdì 11 marzo 2016

(Photocredit copertina: Facebook/Melissa Panarello)