|

Primarie Pd 2016: promossi e bocciati – LE PAGELLE

Roberto Giachetti 9 – “Non gli va”. “Non è motivato”. “L’hanno obbligato, ma non voleva”. “È nervoso”. Questo più o meno è quello che si diceva di lui fino a qualche giorno fa. E meno male che non era in forma. La vittoria alle primarie, che molto ritenevano probabile, assume una proporzione inaspettata anche per lui e il suo staff, che temeva un avversario come Morassut. È solo il primo passo, ma il più importante. Avesse fallito, lo avrebbero inserito nella lista “pensionandi”. Ora arriva l’ostacolo più difficile, ma il traguardo del ballottaggio – che a dicembre sembrava utopico per il Pd a Roma  – è a portata di mano.

Morassut 6 – Di Stima. Ha salvato le primarie romane con la coraggiosa scelta di affrontare Giachetti, ma forse anche lui si aspettava qualche voto in più. Perde in quasi tutti i seggi della città, ma paga una scarsa notorietà presso parte del grande pubblico. Ma in fondo è giusto che ci abbia provato, dopo il ruolo che ha avuto a Roma. Forse ci doveva pensare qualche anno prima.

Affluenza Roma e PD Roma 5 – I dati non sono definitivi mentre scriviamo ma perdere il 50% di chi viene ai gazebo è tanta roba. È vero, in parte era prevedibile. Mafia Capitale e la fine “traumatica” dell’esperienza della giunta Marino hanno portato via un pezzetto di elettorato d’opinione. Il brutto tempo ha fatto il resto. Cinquantamila persone sono una buona base per ripartire, per dire che a Roma il Pd non è morto, anzi. Ma è un segnale da non sottovalutare. Fare finta di niente è il primo passo verso la catastrofe. Si poteva fare di più? Forse si. Innanzitutto organizzare qualche confronto in più e in televisioni vere (con tutto il rispetto di Unità.tv) ma ci rendiamo conto che serve l’accordo di tutti i candidati. Ma basta inserire la clausola “confronto Tv obbligatorio” nel regolamento da firmare prima di candidarsi alle primarie.

Paolo Cento 4 – Si bea della scarsa affluenza alle primarie del PD. Se vedesse i sondaggi su Fassina smettere be di ridere. Se ascoltare cosa ne pensano dentro Sel di Fassina candidato Sindaco, piangere be

Valeria Valente 7 – Fa quello che doveva fare. Fermare Bassolino. È un perfetto parricidio politico. E noi amiamo queste cose.

Antonio Bassolino 6 Condizionato. Al fatto che ora vada in pensione. Altrimenti diventa 4.

Bettini, D’Alema e Bersani 3 – A Roma una volta contavano qualcosa. «A Roma non si passa», urlava a Matteo Renzi l’allora segretario del PD Roma Marco Miccoli. E in effetti nel 2012 la Capitale si trasformò in una specie di Caporetto per Renzi. Oggi Giachetti stravince. I tempi cambiano. Bersani annuncia uno stanco appoggio a Morassut, Bettini fa finta di disinteressarsi ma ormai Roma non è più il suo giardino. D’Alema vota nella sua piazza Mazzini e scappa a Genova.

Matteo Renzi 7 – Ormai la tecnica è abbastanza nota. Ci mette la faccia, ma fino a un certo punto. Se vince ha vinto, se perde, ha perso solo un po’. Comunque alla fine l’operazione Giachetti-Valente va in porto. E quella di Giachetti è un’operazione voluta da Renzi. La prima serata della Leopolda è un fil rouge dei candidati renziani alle primarie. Prima Sala, poi Ghiacetti, con tanto di Campidoglio sparato alle spalle del candidato inconsapevole. Le amministrative a giugno forse non saranno un successo totale, ma rispetto a qualche mese fa – quando Roma era data per persa, Milano senza Pisapia era un problema irrisolvibile, Bologna un enigma inestricabile, e Torino rischiava di essere abbandonata da Fassino – la situazione è nettamente migliore.

I Gufi delle primarie 2 – Sono rimasti fregati. Erano pronti. Si erano nascoti. Il loro scopo era cercare di mandare in soffitta le primarie magari a seguito del flop di questa domenica 6 marzo. E invece – rispetto allo scorso anno – a Napoli città i voti per le primarie sono raddoppiate rispetto allo scorso anno quando si sceglieva il candidato presidente di regione, e a Roma il dimezzamento dell’affluenza dipende da fattori non legati allo strumento delle Primarie. Rassegnatevi, sono un patrimonio del centrosinistra. E lo diventeranno anche del centrodestra, quanto prima.

Ignazio Marino 1 – La suo unica ragione di vita politica ormai e vendicarsi del Pd. Per come lo abbiamo conosciuto politicamente, la cosa non ci stupisce. Ricordiamo ancora l’intervista concessa a Concita De Gregorio, in cui accarezzava i diari colorati “pieni di nomi e dati” per “suggerire” al Pd di non insistere nella sfiducia. Oggi, dopo aver cercato in tutti i modi di boicottare le primarie, si è presentato da alcuni suoi sostenitori dicendo che sta per consegnare alla casa editrice il suo libro. Saremmo pronti a scommettere che il libro uscirà a ridosso delle elezioni amministrative. Se sceglie questa strada, evidentemente, non si fida della sua capacità di consenso, altrimenti sceglierebbe la sfida delle urne. Oppure si è reso conto che per allestire una candidatura in maniera seria serve un partito. Ma la sua “non è politica”. Lo sappiamo.