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La lettera di Paola e Claudio Regeni all’Espresso

Una lettera per dire grazie. Un modo per abbracciare virtualmente tutta la comunità che è stata e che è tuttora vicina al loro dolore, dalle associazioni ai social network passando per Fiumicello, 5.000 abitanti in provincia di Udine, «il paese dove abitiamo». Paola e Claudio Regeni sono i genitori di Giulio Regeni, il ricercatore italiano 28enne scomparso nel nulla in Egitto il 25 gennaio scorso e ritrovato morto il 3 febbraio: l’autopsia dirà che è stato torturato a lungo prima di essere ucciso, per motivi che tra depistaggi e bufale restano, a un mese di distanza dalla scoperta del cadavere, ancora oscuri. La mamma e il papà scrivono oggi all’Espresso che dedica la copertina al «buio di Stato» caduto sul caso. E ringraziano tutti, con sincerità e misura.

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La lettera è a pagina 12 e 13 dell’edizione in edicola oggi del settimanale. Eccone un estratto:

In questi giorni assistiamo a tanta partecipazione, sentiamo un forte brusio di gente che appende, scrive, prepara striscioni, cartelli, discorsi, immagini, persone di tutte le età che imparano ad utilizzare Facebook, Twitter e altro. […] Vogliamo comunque segnalare in particolar modo come la nostra comunità fiumicellese ci sia stata vicina fin da quanto la notizia della sparizione di Giulio è diventata di dominio pubblico a livello internazionale. […] L’amministrazione comunale ha assunto un ruolo di tramite affettivo tra noi e i cittadini, anche nel comunicare, recepire iniziative concordate con la famiglia. Ricordiamo la fiaccolata sotto una pioggia torrenziale, che ha visto la partecipazione di duemila persone, anche molte giunte da fuori paese. […] L’aiuto nell’organizzazione dei funerali […] anche perché le porte delle case si sono aperte per ospitare amici di Giulio che sono arrivati da tutto il mondo.

Questa l’accorata chiosa dei genitori di Giulio:

Parole forti sono arrivate dal cuore di molto persone che con compostezza si sono fatte carico, assieme a noi, di questo dolore, dicendo: «Giulio è anche figlio nostro». Grazie Fiumicello per esserci stati e per essere vicini a noi, la famiglia di Giulio Regeni