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Beppe Grillo contro l’utero in affitto: «Nichi Vendola lontano dalla realtà»

«C’è qualcosa del concetto di utero in affitto che mi spaventa», scrive Beppe Grillo in una lettera inviata al Corriere della Sera: una riflessione ampia sulla maternità surrogata, sul caso Nichi Vendola, ex presidente della Regione Puglia che grazie ad una donna californiana ha dato alla luce suo figlia Tobia, e in generale sulle frontiere etiche e sociali della nostra modernità; il leader del Movimento Cinque Stelle interviene sulla mercificazione degli individui che, dice Vendola, il caso Vendola sembra rendere evidente.

BEPPE GRILLO CONTRO L’UTERO IN AFFITTO: «NICHI VENDOLA COME SI PERMETTE?»

Il comico invia una lettera a via Solferino.

Mentre confondiamo l’economia con la finanza ancora peggio ci comportiamo, anche nel nostro intimo, quando confondiamo quelli che adesso mi permetto di chiamare diritti intimi! Come la paternità, la maternità e l’amore. Sento utilizzare la parola amore in modo talmente pressappochista da provare un dolore, intenso, che nessuna forma di ironia può risolvere. È veramente possibile che si blateri di amore e diritti intimi pensando a Vendola proprio mentre stiamo dimenticando chi ha messo al mondo noi? Mi riferisco a quelli che chiamiamo anziani, quelli che stiamo dichiarando inutili senza neppure più arrossire! E allora: chi sono io per dire alle persone di rinunciare a delle opportunità che appaiono stupefacenti? E se è così: chi sarei io per rivendicare, al semplice scopo di salvarli, i diritti della persona a cominciare dalla sua dignità, per finire con il fatto che si tratta di una certa persona, di una tal coppia oppure di un operaio, di un poliziotto, un pensionato, un bambino in Siria dove ti uccidono i videogiochi dal cielo, insieme a tutti gli individui che compongono il tessuto interstiziale della società. Forse uccidere a distanza degli esseri umani provoca una gioia che io non ho alcun diritto di criticare. Se tutto è possibile, uccidere giocando è diventata una realtà prima che nasca la perversione giusta per gioirne. Quanto è lontano Nichi Vendola da quello che sta succedendo nel mondo reale per permettersi di comportarsi con una majorette che rotea strane mazze colorate guidando un corteo di pareri in svendita.

 

 

Dice Grillo: il problema non è l’utero in affitto, ma la società in cui tutto è facile, il mondo della tecnologia senza freni e della liquidità totale dei rapporti e delle relazioni.

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Mi spaventa la logica del «lo facciamo perché è possibile»: un po’ com’è diventato facile attaccare tutto alla bolletta della luce. Così, mi perdo in questi nuovi moti di provare dolore e manifestare gioia, spaventato dalla facilità con cui li modifichiamo. Terrorizzato dal contesto di assoluta disinformazione da cui sentiamo provenire quelle parole. Incredulo e confuso: nessuno vorrà spiegare perché stiamo vivendo nel mondo del precotto low cost delle idee, dei riferimenti morali e della gioia. Scandalizzarsi perché qualcuno trova buffo Vendola ma non dice nulla — oppure dimentica apposta — quello che sta succedendo a chi si suicida per un debito mi spaventa. Insieme a quelle definizioni strane: utero in affitto, soldato, sacrificio, insostenibilità, abbandono…

 

Non è l’unica reazione che il caso Vendola ha suscitato nell’opinione pubblica nazionale; ad esempio ieri anche Famiglia Cristiana ha preso posizione.

UTERO IN AFFITTO FAMIGLIA CRISTIANA: «NICHI VENDOLA, UN RICCO SIGNORE CHE HA RESO ORFANO DELLA MADRE UN BAMBINO»

Sulla Stampa le parole del settimanale dei Paolini, la difesa che la presidentessa della Camera Laura Boldrini ha alzato in favore di Nichi Vendola – non senza, comunque, manifestare «molte perplessità» sulla pratica della maternità surrogata – e gli auguri altrettanto perplessi di Debora Serracchiani.

«Per soddisfare un suo desiderio il paladino dei poveri e degli oppressi è andato all’estero come un facoltoso signore, ha reso orfano della madre un bambino e ha eluso la Costituzione e le leggi della Repubblica. Ma non era un uomo di sinistra?», scrive il settimanale, usando argomenti capaci di far breccia in ambienti progressisti. Infatti la Boldrini cammina su un filo sottile quando difende Vendola dagli «assalti sguaiati e volgari» ricevuti nei giorni scorsi, «perché la nascita di un bambino deve vedere tutti felici»; ammettendo però che «la materia è spinosa e di avere «personalmente molte riserve sulla maternità surrogata». E la Serracchiani fa gli auguri a Vendola ma tiene a ricordare che quella pratica «da noi è vietata».