Marita Comi
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La moglie di Bossetti «Sui siti hard ci andavo da sola, a volte anche insieme a lui»

Le ricerche a sfondo sessuale su Internet dai pc in casa di Massimo Bossetti sono state ieri oggetto del processo sull’uccisione di Yara Gambirasio davanti alla Corte d’Assise di Bergamo. Marita Comi, la moglie del muratore, unico imputato per la morte della 13enne, ha ammesso di aver effettuato quelle ricerche, che riguardavano anche filmati sadomaso o «come rimorchiare una ragazza in palestra». Lo faceva da sola o con il marito Massimo Bossetti, ha spiegato ai giudici, in una sorta di gioco erotico tra i due. «Qualche volta le facevo io, qualche volta insieme, oppure io da sola», ha dichiarato, precisando però di non aver mai «fatto ricerche con la parola tredicenne».

 

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RICERCHE HARD DI BOSSETTI, L’IMPUTATO IN AULA: «È INTOLLERABILE BASTA»

Comi non si è scomposta quasi mai in Aula, nemmeno davanti alle domande dell’avvocato di parte civile Enrico Pelillo, che ha elencato tutte le ricerche osè fatte dai computer della famiglia. Non ha saputo trattenersi, invece, il marito. «È intollerabile, basta», ha sbottato Bossetti seduto al fianco dei suoi avvocati. La donna ha anche chiarito sulle domande insistenti che ha fatto al marito nel corso di un colloquio in carcere su alcuni coltelli. Ai giudici ha detto che gli interrogativi posti al marito erano mirati a capire se lui fosse sincero. «Conosco mio marito,se non mi avesse detto la verità sarebbe crollato subito», ha sottolineato. «Se avessi avuto dubbi sulla sua innocenza lo avrei lasciato, anche per tutelare i miei figli». Su consiglio del suo avvocato Comi ha anche spiegato perché ha deciso di buttare via un Opinel e un coltellino svizzero che i carabinieri, pur avendo perquisito più volte la casa di famiglia, avevano tralasciato.

RICERCHE HARD DI BOSSETTI, LE INDAGINI

È arrivata la scorsa settimana, dagli esperti informatici dei Ris e del Racis dei Carabinieri, la conferma in aula degli esiti dell’analisi dei computer di Bossetti, dalla quale sono emerse le ricerche a sfondo sessuale con parole chiave come «ragazzine con vagine rasate» e «ragazze vergini rosse». L’unica data che gli investigatori hanno accertato per tali ricerche è quella del 29 maggio 2014, circa tre mesi dopo il ritrovamento del cadavere di Yara. Sul pc analizzato del tenente Giuseppe Specchio e dal maresciallo Rudi D’Aguanno, specializzati in Digital Forensics, è stata trovata una «copiosa quantità di materiale pornografico». I carabinieri hanno anche accertato che il portatile di Bossetti è stato acceso il 26 novembre 2010, il giorno della sparizione di Yara Gambirasio, senza che questa accensione possa però «essere condotta ad attività dell’utente».

(Foto di copertina: ANSA / PAOLO MAGNI)