Brexit
|

Brexit: cosa prevede l’accordo Londra-Bruxelles

In marcia verso il referendum sul Brexit. È il 23 giugno la data in cui gli elettori britannici saranno chiamati a votare per esprimersi  sulla permanenza o meno del Regno Unito nell’Unione Europea. Ad annunciarlo è stato il primo ministro David Cameron, a margine di una riunione straordinaria del governo svoltasi oggi dopo l’accordo di Bruxelles della scorsa notte su quello che Downing Street definisce «il nuovo status speciale della Gran Bretagna» all’interno del club dei 28.

A manifestare perplessità sull’eventuale Brexit è innanzitutto il premier Cameron, secondo il quale la Gran Bretagna sarà «più sicura, più forte e più prospera in un’Europa riformata» di quanto lo sarebbe uscendo dall’Unione Europea. Dopo l’accordo Gb-Ue Cameron raggiunto ieri a Bruxelles (accordo che introduce un nuovo status speciale per il Regno Unito) il primo ministro ha affermato che chi è a favore della Brexit rischia di danneggiare sia l’economia, sia la sicurezza del Regno Unito di fronte a criminalità e terrorismo. Ha quindi sottolineato di aver mantenuto «la promessa fatta tre anni fa», quando annunciò di voler negoziare una revisione dei rapporti con l’Ue e convocare poi un referendum sulla permanenza della Gran Bretagna nell’Unione Europea, sottolineando che il voto sarà un momento «storico». E ha infine confermato che i ministri del governo conservatore, in parte contrari all’accordo da lui raggiunto, avranno «libertà di voto».

In caso di vittoria dell’uscita dall’Europa anche l’accordo tra Gb-Ue, cesserebbe di esistere, diventerebbe nullo, perché entrerà in vigore solo quando il governo britannico comunicherà che il referendum avrà confermato la volontà di restare nella Ue. Nel testo dell’accordo è scritto che l’intero pacchetto di accordi, in caso contrario, «cesserà di esistere».

BREXIT, COSA PREVEDE L’ACCORDO GB-UE: GOVERNANCE ECONOMICA

Sono esattamente 5 i punti previsti dall’accordo, giunto dopo un negoziato lungo 40 ore a Bruxelles: governance economica, competitività, sovranità e accesso al welfare. Per quanto concerne la governance, viene arricurato che i paesi dell’eurozona «rispettano» il mercato unico e gli interessi dei paesi che non ne fanno parte, i quali a loro volta «si astengono» dal porre il veto alla maggiore integrazione dell’Eurozona. Finora prevede la possibilità di «disposizioni specifiche nel single rulebook» anche sui requisiti prudenziali di banche, istituti finanziari e assicurazioni della City, ma impone il rispetto di «condizioni di parità nel mercato interno», ovvero senza allentamenti dei vincoli che potrebbero sfavorire gli altri. Le authority europee di controllo continueranno ad avere competenze anche sulla City.

BREXIT, COSA PREVEDE L’ACCORDO GB-UE: COMPETITIVITÀ

Per quanto concerne la competitività, invece, la Ue «farà tutti gli sforzi per rafforzare il mercato interno e mantenere il passo per adeguarsi ai cambiamenti», sprattutto «riducendo il carico amministrativo ed i costi» per le piccole e medie imprese. La Commissione Ue «respingerà la legislazione non necessaria».

BREXIT, COSA PREVEDE L’ACCORDO GB-UE: SOVRANITÀ

Sulla sovranità, poi,  Londra ha ottenuto che il concetto di «unione sempre più stretta» come obiettivo scritto in tutte le versioni dei Trattati non si applichi più alla Gran Bretagna nella prossima revisione del Trattato. Londra, dunque, non farà mai parte di un esercito europeo, non parteciperà ai salvataggi delle banche, non entrerà mai nella moneta unicaI Parlamenti nazionali che rappresentano il 55% dei 28 (attualmente 16 paesi, ma il quorum dipende dalla grandezza dei paesi coinvolti) possono bloccare con un ‘cartellino rosso’ le iniziative legislative europee. E’ il germe della Europa a doppio standard.

BREXIT, COSA PREVEDE L’ACCORDO GB-UE: ACCESSO AL WELFARE

Sul welfare, infine, c’è il freno d’emergenza per l’accesso ai benefici. Si accetta il principio che in situazioni eccezionali «la libertà di movimento dei lavoratori può essere limitata». L’accesso al sistema di welfare può essere concesso gradualmente nell’arco di quattro anni (partendo da zero). Londra ottiene che il freno d’emergenza sia applicato per 7 anni, ma non sia retroattivo. Gli assegni per i figli rimasti in patria saranno indicizzati sul reddito del paese di residenza. Cameron aveva chiesto 7 anni rinnovabili per due periodi di 3 anni ciascuno.

(Foto di copertina: EPA / ANDY RAIN)

TAG: Brexit