UNIONI CIVILI
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Unioni Civili: quanto tempo ci vuole per discutere e votare ogni emendamento?

Senza canguro l’iter parlamentare del ddl Cirinnà su unioni civili e convivenza di fatto rischia di trasformarsi in un vero e proprio campo minato. Il testo rischia di essere completamente stravolto sia per la maggioranza risicata che al Senato lo sostiene, sia per l’elevata durata dell’esame dei 23 articoli e delle centinaia di emendamenti. Proprio questo tema è al centro di una battaglia comunicativa fra maggioranza e opposizioni: i secondi infatti sostengono che per votare gli emendamenti rimasti ci vogliono poche ore. Ma è proprio così?

 

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QUANTO CI VUOLE A VOTARE UN EMENDAMENTO?

Fino a questo momento, nonostante il ritiro di migliaia di proposte di modifica da parte dei senatori della Lega Nord, a Palazzo Madama gli emendamenti al disegno di legge n. 2081 presentati sono circa 900. Non bisogna conoscere il numero di quelli che verranno dichiarati inammissibili per capire che, con l’ostruzionismo delle opposizioni, la discussione e la votazione di ognuno di essi richiederebbe diverse settimane. Il regolamento del Senato chiarisce che l’esame degli articoli si effettua con la trattazione, articolo per articolo, degli emendamenti proposti da singoli o più senatori e che nel corso delle sedute è ammessa anche la presentazione di ulteriori emendamenti (ma soltanto quando sono sottoscritti da otto senatori e si riferiscono ad altri emendamenti presentati o siano correlati ad altri emendamenti già approvati).

UNIONI CIVILI, SENZA CANGURO TEMPI LUNGHI

Considerando che in fase di esame degli articoli il presidente del Senato dovrà passare la parola ai firmatari per l’illustrazione in Aula e considerando la possibilità di almeno un senatore per ogni gruppo di intervenire sulla specifica proposta di modifica (un escamotage cui faranno ricorso i partiti di opposizione) è chiaro che il corso del provvedimento verrà estremamente rallentato. E, si sa, un eccessivo prolungamento dei lavori può generare anche un rischio maggiore di assenze in aula. Quelle tra le fila della maggioranza sarebbero fatali. Ipotizzando interventi anche di soli cinque minuti di tutti i rappresentanti dei gruppi che si oppongono ad un emendamento (ad esempio Forza Italia, Lega Nord, Area Popolare, Gal) e considerando le repliche di relatore e rappresentate del governo quando dovute, gli interventi per la presentazione delle proposte di modifiche, il tempo per le votazioni, potremmo stimare un minimo di 30 minuti per ogni emendamento. Le ore per il dibattito su tutti gli articoli e tutti gli emendamenti potrebbe raggiungere le centinaia di ore. Servirebbero dunque settimane di lunghe ed estenuanti sedute a Palazzo Madama (e l’aula non dovrebbe essere nemmeno utilizzata per altri lavori): per un confronto in aula sui 23 articoli e su 200 emendamenti servirebbero più di 100 ore di lavoro.

UNIONI CIVILI, SENZA CANGURO MAGGIORANZA PIÚ IN BILICO

Il confronto con l’ultima discussa legge approvata al Senato è emblematico. Il ddl Boschi di riforma costituzionale è stato approvato a Palazzo Madama lo scorso 13 ottobre dopo tre settimane di lavori (l’esame degli articoli iniziò 24 settembre), ma in quel caso c’è stato il ricorso all’emendamento canguro presentato dal deputato Pd Roberto Cocianich, capace di far decadere tutte le proposte di modifica all’articolo 1, e la maggioranza a sostegno della legge era più solida di quella che oggi vorrebbe dare il via libera al riconoscimento delle unioni civili. Se nel caso della riforma del Senato favorevoli e contrari sono inquadrabili nello schema maggioranza-opposizione al governo nel caso del Cirinnà il confine tra i sì e i no è molto più labile (in virtù della libertà di coscienza sulle adozioni concessa ai propri parlamentari da quasi tutti i partiti).

(Foto di copertina: ANSA / ALESSANDRO DI MEO)