Rosario Crocetta indagato per l’abbandono del castello di Augusta

di Tommaso Caldarelli | 16/02/2016

Il castello svevo di Augusta a Siracusa è uno dei monumenti più rappresentativi della Sicilia orientale e dell’architettura federiciana: costruito nel 1232, è parte del sistema di fortificazioni voluto dal sovrano svevo: e da anni, denuncia Italia Nostra, è in uno stato di permanente abbandono. Di cui, ha deciso la procura di Siracusa, potrebbe dover rispondere la Regione Sicilia nelle persone dei suoi ultimi presidenti: Rosario Crocetta e Raffaele Lombardo. Entrambi iscritti dalla Procura nel registro degli indagati con l’accusa di omissione di atti d’ufficio, danneggiamento del patrimonio archeologico storico e artistico. Il castello, in seguito alla denuncia dell’associazione ambientalista, è stato sequestrato dal nucleo tutela del patrimonio culturale di Siracusa.

ROSARIO CROCETTA INDAGATO PER L’ABBANDONO DEL CASTELLO DI AUGUSTA

 

I procuratori Francesco Paolo Giordano e il sostituto Marco Di Mauro che portano avanti l’inchiesta sostengono quanto riportato nella denuncia di Italia Nostra: il castello verserebbe da decenni in una situazione di strutturale abbandono e sarebbe anche “pronto”, dicono gli ambientalisti, “scivolare verso il mare per assenza di interventi di consolidamento strutturali ritenuti prioritari”, scrive Repubblica. La responsabilità sarebbe negli anni esclusivamente della Regione Sicilia, dicono i denuncianti, visto che i danni sarebbero da imputare “alla mancata manutenzione e all’abbandono del monumento da parte della Regione Siciliana”. L’autorità giudiziaria evidenzia infatti come spetti all’ente istituzionale la vigilanza sul bene culturale. 

La funzione di vigilanza e tutela di un bene immobile di notevole importanza monumentale non afferisce al profilo di discrezionalità del proprietario, ma piuttosto a ben specifici obblighi giuridici di agire, che si traggono agevolmente dalla disciplina penale, da quella civile e, infine, da quella amministrativa che affida compiti e poteri alla pubblica amministrazione in virtù del fondamentale principio di rango costituzionale di tutela del patrimonio storico e artistico del paesaggio della Nazione

 

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Insomma, la regione deve fare in modo che il castello sia in buono stato di conservazione e fruibile per i cittadini, e se le cose stanno diversamente la responsabilità è di chi ha governato l’istituzione regionale: di qui l’iscrizione nel registro degli indagati di Crocetta e Lombardo. La procura, si legge, ritiene che riguardo il castello si sia creato “un grave rischio per l’incolumità pubblica, visto che lo stabile potrebbe addirittura crollare da un momento all’altro”. Tutta colpa della regione, dunque, che però si difende: il presidente Crocetta scarica ogni responsabilità sui sugli uffici regionali. “Sono assolutamente estraneo a tutta questa vicenda”, ha detto il governatore Pd: “Se il procuratore di Siracusa mi avesse chiamato gli avrei consegnato le carte che dimostrano come il mio gabinetto il 7 luglio del 2014 abbia trasmesso all’assessorato regionale ai Beni culturali la pratica subito dopo avere ricevuto la segnalazione dal ministero dei Beni culturali”