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Ezio Bosso, la vita e la malattia

di Redazione | 11/02/2016

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Ezio Bosso, il pianista e direttore d’orchestra che ieri è stato accolto da Carlo Conti sul palco di Sanremo 2016 ha commosso l’intero paese. È stato certamente uno dei momenti finora più alti dell’intera edizione del Festival della Canzone Italiana di Sanremo 2016. Enfant prodige della musica classica, Ezio Bosso ha passato una vita al pianoforte e sui più importanti palchi internazionali: a 16 anni è già in Francia e gira l’Europa (Londra, Torino, Roma); di lì, il salto a Sydney, Buenos Aires e New York. Presto la sua fama cresce e inizia ad essere considerato uno dei punti di riferimento della sua generazione musicale.

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EZIO BOSSO LA MALATTIA E LA STORIA

Ezio Bosso, fra le altre cose, per Gabriele Salvatores firma le colonne sonore di Io Non Ho Paura, Quo vadis, baby? e del Ragazzo Invisibile.

Nel 2011 scopre di essere affetto da Sclerosi Laterale Amiotrofica, malattia che, ha raccontato alla Stampa, è stato “il suo periodo di buio”.

Nel 2011 Bosso ha subito un intervento al cervello che – parole sue – l’ha costretto ad affrontare una «storia di buio». E la malattia si è aggiunta a una sindrome autoimmune che lo costringe a camminare con l’aiuto di un bastone. Ora – dice – si sente «un uomo con una disabilità evidente in mezzo a tanti uomini con disabilità che non si vedono. A un certo punto avevo perso tutto, il linguaggio, la musica: la ricordavo, ma non la capivo. Suonavo e piangevo, per mesi non sono riuscito a far nulla. La musica non faceva parte della mia vita, era lontana, non riuscivo ad afferrarla. Ho scoperto così che potevo farne a meno. E non è stato brutto. È stato diverso, è stata un’altra esperienza. Ho imparato che la musica è parte di me, ma non è me. Al massimo, io sono al servizio della musica».

 

 

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Una malattia che poteva essere devastante e che invece Ezio Bossio ha preso come una sfida: «Ho smesso di domandarmi perché. Ogni problema è un’opportunità», ha dichiarato all’Ansa.

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Lentamente, con grandi sofferenze e molte gioie, grazie agli amici e alla maturità («Se tutto questo fosse accaduto dieci anni fa, probabilmente non sarei qui a raccontarlo», dice lui), ha riconquistato «la coordinazione tra corpo e mente necessaria per tornare al pianoforte». E ha scoperto nuove verità: «Che siamo belli. Noi esseri umani siamo bellissimi, ma spesso, chissà perché, tendiamo a dimenticarcene. Che non esistono storie brutte, ma solo tristi, o allegre. E che dobbiamo avere paura solo delle storie noiose. Ora parlo a fatica, non posso più correre, ma riesco ancora a suonare. E nel momento in cui metto le mani sulla tastiera volo lontano da ogni problema. Se prima provavo per dieci ore al giorno adesso dopo due mi devo fermare (saranno contenti i miei vicini di casa)».

 

«La musica è come la vita, si fa solo insieme», ha detto Bossio alla fine della sua esibizione sul palco dell’Ariston.