Statue censurate a Roma per Rohani, l’ira di Palazzo Chigi

di Redazione | 27/01/2016

Il Cerimoniale di Palazzo Chigi ha oscurato con delle tende alcune statue nei Musei Capitolini per permettere il passaggio senza polemiche o turbamenti di Hassan Rohani, presidente della Repubblica Islamica dell’Iran; così come è stato spostato il palco del discorso che Rohani ha tenuto insieme al premier Matteo Renzi, per evitare che il premier iraniano potesse sentirsi in difficoltà nel parlare, “per rispetto alla cultura” del paese islamico. Un atteggiamento che sarebbe piaciuto ben poco al Governo Italiano.

STATUE CENSURATE A ROMA PER ROHANI, PALAZZO CHIGI È FURIOSO

Giovanna Vitale ne parla sull’edizione nazionale di Repubblica.

È stato un blitz condotto dal Cerimoniale di Stato a poche ore dall’evento. Al termine di una serie accurata di sopralluoghi, la consigliera Ilva Sapora entra nei Musei Capitolini con una mission molto precisa: impacchettare le statue più imbarazzanti, velare ceramiche e porcellane raffiguranti scene di nudo. In tutto una decina di capolavori — dalla “Venere esquilina” alle due fanciulle greche che corrono con i seni al vento del gruppo scultoreo “Ephedrismos” — lungo il percorso che il presidente iraniano Rouhani avrebbe dovuto seguire per raggiungere la Sala dell’Esedra insieme al premier Renzi. E in verità qualche problema pare esserci stato pure lì. Anche il monumento equestre di Marco Aurelio, durante il sopralluogo, aveva sollevato perplessità. Forse a causa dei bronzei attributi del cavallo, la delegazione iraniana avrebbe fatto pressione affinché i due leader non parlassero proprio davanti all’imperatore, come previsto all’inizio. «Meglio accanto». Costringendo a un rapido trasloco di arredi e palco. Un “eccesso di zelo” che tuttavia non è piaciuto a Palazzo Chigi. Nonostante il Cerimoniale abbia spiegato che la decisione di oscurare le sculture fosse stata presa «per rispetto » degli ospiti ma anche per tutelare le opere d’arte esposte al passaggio del corposo seguito, l’entourage del premier non ha gradito, infastidito dal polverone che si è subito sollevato. Tanto più in occasione di una visita importante e proficua per le relazioni tra i due paesi, coronata dalla firma di accordi commerciali. Una disposizione non nuova, in realtà: già tre mesi fa, in occasione dello sbarco a Firenze dello sceicco Mohammed Bin Zayed Al Nahyan, principe ereditario degli Emirati Arabi, il Cerimoniale italiano stabilì di coprire un nudo di Jeff Koons per non turbare la sensibilità dell’ospite illustre. Utilizzando, allora, un paravento di carta decorata con gigli. In ossequio al codice di decoro vigente nei paesi arabi, dove è normale nascondere le parti sessuali.

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La polemica è diventata internazionale; per gli archeologi, però, sarebbe sovradimensionata.

Accuse che hanno trovato immediata eco sui media internazionali. Da Le Figaro on line a Newsweek, mentre il Guardian titolava: «Roma copre le statue di nudi per evitare al presidente iraniano di arrossire». E Bbc News rincarava: «L’Italia ha anche scelto di non servire vino nei pranzi ufficiali, cosa che la Francia, dove Rouhani andrà poi, si è rifiutata di fare». Ma gli archeologi gettano acqua sul fuoco. «È un modo di dialogare, di venire incontro a culture diverse», osserva Andrea Carandini, «anche se è un’arma a doppio taglio: si rispetta l’altro ma non la nostra identità, fondata sul mondo classico che puntava molto sulla conoscenza del corpo. Perciò forse sarebbe stato meglio farlo altrove ». Più netto lo storico ex soprintendente di Roma Adriano La Regina: «Sono valutazioni di opportunità politica. Non ne farei una questione culturale».