Unioni Civili, Angelo Bagnasco attacca ancora: «I figli non sono un diritto. E la famiglia ha un’unica identità»

di Redazione | 25/01/2016

UNIONI CIVILI

Questa volta non ha evocato il Family Day, verso il quale aveva già lanciato un suo endorsement. Poco cambia. Perché in vista dell’arrivo delle Unioni Civili in Senato, il 28 gennaio, il cardinale Angelo Bagnasco ha confermato le sue indicazioni nel corso di un intervento al consiglio permanente della Cei. I bambini, per il cardinale, «non sono mai un diritto poiché non sono cose da produrre». Allo stesso modo, a suo dire, «la famiglia ha una identità unica e propria riconosciuta dalla Costituzione e dal sentire della gente». Con tanto di invito «ai laici credenti», cui spetta «di iscrivere la legge divina nella città terrena».

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Angelo Bagnasco/ANSAFOTO

UNIONI CIVILI, BAGNASCO: «BAMBINI NON SONO MAI UN DIRITTO, LA FAMIGLIA HA UN’UNICA IDENTITÀ»

Di fronte ai trenta delegati dell’ufficio di presidenza Cei e di tutte le regioni ecclesiastiche del Paese, Bagnasco ha cercato di allontanare le ombre sulle divisioni della Conferenza episcopale italiana (di fronte all’area dialogante che fa riferimento a monsignor Galantino, ndr), con i vescovi frammentati tra sostegno e scetticismo: «I vescovi sono uniti e compatti nel condividere le difficoltà e le prove della famiglia e nel riaffermarne la bellezza, la centralità e l’unicità. Insinuare contrapposizioni e divisioni significa non amare né la Chiesa né la famiglia», ha attaccato.

«Sogniamo un Paese a dimensione familiare. Ogni Stato assume doveri e oneri verso la famiglia fondata sul matrimonio, perché riconosce in lei non solo il proprio futuro ma anche la propria stabilità e prosperità», ha aggiunto. Sottolineando come, in Italia, in particolare, «i Padri costituenti ci hanno consegnato un tesoro preciso che tutti dobbiamo apprezzare e custodire». È per questo che il cardinale auspica «che nella coscienza collettiva non venga mai meno l’identità propria e unica» dell’istituto familiare classico.

 

Bagnasco spiega però anche come debba essere garantito «il rispetto per tutti stili di vita e i diritti di ciascuno, su piani diversi secondo giustizia». Un tentativo di convergere così con le parole del Papa, che aveva ripetuto come le unioni civili, pur se considerate senza giudizio di condanna, non vanno confuse con il matrimonio. Ma nello stesso tempo è un’indicazione concreta dei confini entro i quali la Cei è disposta a sottoscrivere il dibattito sulle coppie di fatto: «La giustizia – ha ribadito il presidente dei vescovi – è vivere nella verità, riconoscendo le diverse situazioni per quello che sono».

Al contrario, resta il niet totale sul tema genitorialità. Per Bagnasco «il vero bene dei figli deve prevalere su ogni altro, poiché sono i più deboli e i più esposti. Hanno bisogno di un microcosmo completo nei suoi elementi essenziali». E ancora: «I bambini hanno diritto di crescere con un papà e una mamma, la famiglia è un fatto antropologico, non ideologico», ha aggiunto citando vecchie parole dello stesso pontefice.