Il selfie post catastrofe: l’ultima abiezione del popolino italiano (e non solo)

di Boris Sollazzo | 25/01/2016

Crollo palazzo Flaminio colpa geometra

Passi al Lungotevere Flaminio e ti cascano le braccia. Ti commuovi mentre vedi una vecchina, ordinata e tristissima, guardare il palazzo e poi di fronte a lei. Lo sguardo da malinconico, quasi disperato, diventa indignato. Pensi di aver fatto qualcosa di male, poi ti giri.

E capisci. Almeno sei persone con tablet, smartphone, fotocamere digitali a testimoniare la catastrofe, con quella morbosa attenzione e attrazione per gli eventi tragici e clamorosi che coglie il popolo italiano, e non solo. Una moda da subdotati che avevamo scoperto anche con il turismo del Giglio post Concordia: senza vergogna chi passava di là non resisteva a immortalare la nave coricata, ancora tomba, allora, di almeno due delle vittime. Avvoltoi, che spesso si travestono da reporter d’accatto, spacciando i loro account social come piattaforme informative a cui quell’istantanea non può mancare.

E sbaglia anche Sky che pur volendo stigmatizzare il trend, va lì con le telecamere. E, forse, se ne accorge solo quando arriva là. Perché giornalisticamente mostrare quell’abiezione è giusto ed una notizia da dare. Ma lo società dello spettacolo attuale, anzi dell’avanspettacolo, ha eliminato concetti come dignità e vergogna. E allora alle interviste senti rispondere con orgoglio “vengo da un altro quartiere”, o “sì, sto fotografando, che c’è di male?”. Già. Che c’è di male? Tutto, ma tu sei troppo impegnato a guardare da quello schermo, magari mettendoci la tua faccia da idiota. Sorridente, per qualche like ancora più stupido di te, mentre diverse famiglie non piangono nessun morto, è vero, ma non hanno più una casa.

Non arriviamo ad augurare a queste persone la stessa beffa, smartphone e tablet in azione davanti alla loro casa in rovina, ma almeno ci pensassero. E magari invece di cercare un’immagine di cui vantarsi (di cosa, poi?) potrebbero chiedere a quell’anziana signora se viveva lì. E se possono aiutarla. Fidatevi, a raccontarlo fa il suo figurone pure su uno status di Facebook.