Il boss in incognito, servizio di marchette pubbliche?

di Boris Sollazzo | 19/01/2016

«Viva viva il presidente, non ci fa mancare niente». Tra ironia e idolatria questo coro ha accompagnato molti boss, nello sport come nelle fabbriche. E ti aspetti da un momento all’altro che all’unisono si alzi anche durante Boss in incognito, programma della Rai che piazza un numero uno di un’azienda, camuffato da operaio, in mezzo ai suoi dipendenti. Spesso sono i fondatori, altre volte, come lunedì scorso, i boss italiani di una grande azienda (nella fattispecie Leonardo Massa, country manager di Msc Italia). La trasmissione, alla sua seconda stagione, ha un suo fascino. Analizzandola a livello di scrittura televisiva, era estremamente interessante la prima edizione, anche per la complessità delle vicende narrate e soprattutto perché il protagonista aveva sfaccettature diverse e si produceva in grandi gesti umani ma anche in una durezza di giudizio che poteva portare anche a licenziamenti o penalizzazioni del sottoposto. In questa stagione, invece, complice anche la conduzione di Flavio Insinna, la cifra stilistica e di racconto è quello del melodramma, alla libro Cuore.

 

Leonardo Massa di Msc Crociere a Boss in incognito. Mucche, commozione e polemiche

 

E per carità, al netto dell’umorismo involontario del travestimento – l’olimpionico e bronzo mondiale di canottaggio Massa è diventato un incrocio tra un cugino di campagna e Ian Rush – e di un montaggio che favorisce solo storie più o meno estreme (alla Msc assumono solo casi umani?), Boss in incognito è efficace. Difficile non commuoversi e non entrare in empatia con quegli uomini e donne con passati difficili e un presente in cui non è il profitto ma sono la sopravvivenza e la dignità ad essere centrali. E anche il contrasto tra il privilegio del comando e la fatica quotidiana del lavoratore funziona, soprattutto nel caso di uno come Massa che, evidentemente, conosce il valore del sacrificio. In più, nel caso della Msc, ci si trova di fronte a una scelta estrema, quella di chi per vivere è costretto a imbarcarsi per mesi, emigranti a tempo determinato costretti a lasciare affetti e interessi a terra.

Alla fine, quindi, nulla da dire su un format che ha avuto successo nel mondo, sia pure strutturato altrove con molta più varietà di toni e ormai così famoso ed entrato nell’immaginario comune che al Saturday Night Live ne hanno fatto la parodia con Kylo Ren di Star Wars nella parte del boss in incognito. Funziona, ti tiene appiccicato alla tv e come share dà ottimi risultati.

 

 

Il problema è un altro. È giusto che il servizio pubblico, in quanto tale, si presti a una più o meno raffinata marchetta di una grande azienda privata? Che lo Stato – sì, la Rai è una Spa, ma il capitale é pubblico – turbi il mercato mettendo ogni settimana un brand in bella mostra di sé, materialmente e non, a scapito dei concorrenti? Solo in questa recensione Msc è stata citata tre volte, un numero di volte infinitamente minore rispetto a quante è stato esposto su Rai 2, e così è valso per le quattro aziende, imperi economici, delle precedenti quattro puntate. E vale ancora di più per un’edizione come questa, virata totalmente al buonismo di padroni illuminati che alla fine premiano i propri sottoposti fino all’abbraccio paterno nel confronto finale. Non c’è traccia di lotte sindacali, comitati grandi navi, di tutte le problematiche che un’azienda come quella inevitabilmente affronta. E quando il boss affronta le contraddizioni in cui i lavoratori si trovano a causa delle lacune del management e delle risorse a loro messe a disposizione, sembra quasi che non li riguardi, che non sia loro responsabilità.

Che valore ha questa lucidata alla reputazione di una società di quelle dimensioni? Quanto verrebbe pagato uno spot di quella durata in prima serata? E, è legittimo chiederselo, c’è un tornaconto economico per il servizio pubblico? Se c’è, è giusto che ci sia? Una pubblicità di questo tipo, a senso unico, ha un valore, allo stesso tempo l’eventualità di un rapporto tra Rai e aziende (è evidente che ci sia, visto l’accenno all’inserimento “di prodotti a fini commerciali” prima della puntata, come da immagine) minerebbe ancora di più la già nulla oggettività dell’approccio alle stesse nel programma. Boss in incognito, insomma, mi ha fatto piangere, non mi sono perso un minuto e funziona. Ma a che prezzo?

(Immagini da: rai.tv)