Cosa fare quando si perde il lavoro

di Donato De Sena | 15/01/2016

Disoccupazione

La perdita di un posto di lavoro rappresenta certamente uno dei momenti più difficili nella vita di una persona. Oltre ad un danno economico rilevante, il licenziamento o il mancato rinnovo di un contratto di collaborazione, possono creare anche un profondo disagio psicologico: vergogna, crollo dell’autostima, paura di non riuscire a realizzarsi. Il più ovvio dei passi da compiere se si perde il proprio reddito è quello di trovare la forza e la determinazione per lasciarsi alle spalle ogni insicurezza e cominciare razionalmente la caccia ad un nuovo impiego e ai sussidi che possono sostenere la famiglia durante la ricerca.

 

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LE AGENZIE DEL LAVORO

Un buon consiglio è quello di sondare non solo nel proprio settore, ma di valutare anche la possibilità di occupazione in altri ambiti, di partecipare a corsi di formazione e di comunicare a quante più persone possibile la disponibilità a fare nuove esperienze. In questo senso possono essere utili le Agenzie del lavoro, imprese preposte all’attivitià di collocamento disciplinate dalla legge Biagi del 2003. Si tratta di un canale da non sottovalutare per tentare la propria riqualificazione professionale. Il loro elenco si trova sul sito del Ministero del Lavoro, dal quale devono ricevere autorizzazione. Le Agenzie del lavoro possono essere costituite da enti pubblici o privati, che svolgono attività sia di intermediazione, ricerca e selezione del personale che di formazione e supporto alla ricollocazione nel mondo del lavoro.

IL FONDO SOCIALE EUROPEO

Altra possibilità è quella della partecipazione a corsi di formazione finanziati dall’Ue e organizzati dalle Regioni. È ciò che avviene grazie al Fondo sociale europeo, uno dei fondi strutturali dell’Unione Europea, ovvero il principale strumento finanziario che viene utilizzato in Europa per sostenere l’occupazione e promuovere la coesione sociale. Il livello di finanziamenti Fse varia nei vari Paesi da regione a regione, in base al pil. Gli obiettivi del Fondo sono due: l’obiettivo convergenza, per promuovere la creazione di nuovi posti di lavoro, destinato a tutte le regioni Ue con un pil pro capite inferiore al 75% della media comunitaria, e l’obiettivo competività regionale e occupazione, per favorire la dinamicità del tessuto economico, riguardante tutte le regioni Ue che non rientrano nell’obiettivo di convergenza. Le regioni italiane che rientrano nel primo obiettivo (convergenza) sono Calabria, Campania, Puglia e Sicilia. Come spiega il sito del Ministero del Lavoro, i finanziamenti del Fse vengono resi disponibili tramite Programmi Operativi gestiti da Stato, Regioni o Province Autonome. I Programmi Operativi, sia nazionali che regionali, a loro volta vengono attuati tramite progetti gestiti da operatori, organismi o imprese, che possono essere pubblici o privati, chiamati beneficiari. I beneficiari, individuati attraverso procedure pubbliche, attuano i progetti utilizzando il finanziamento del Fse che ricevono dall’autorità di gestione. I destinatari dei progetti del Fondo Sociale Europeo sono le persone che prendono parte ai progetti e ne beneficiano (ad esempio – come dicevamo – ne beneficiano partecipando ad un corso di formazione, o partecipando ad un programma di inserimento lavorativo). per partecipare ai progetti i cittadini devono rivolgersi direttamente alla Regione (o alla Provincia autonoma) in cui risiedono. Va ricordato che purtroppo non tutte le Regioni riescono a sfruttare i Programmi allo stesso modo, in alcuni casi faticano a sfruttare i finanziamenti e finiscono per perderli.

GLI INCENTIVI

Terzo punto: gli incentivi. Se si perde il lavoro vale la pena valutare la possibilità di sviluppare una propria iniziativa individuale (magari anche piccola). La spiacevole perdita dell’impiego, in sostanza, può diventare occasione per trasformarsi da lavoratore subordinato in autonomo o, perché no, imprenditore, mettendo a frutto tutta l’esperienza accumulata negli anni. Una sezione del sito del Ministero dello Sviluppo Economico elenca e descrive tutti i possibili incentivi e strumenti di sostegno alle imprese, anche di nuova costituzione. Vanno evidenziati gli aiuti per la nascita e lo sviluppo di società cooperative di piccola e media dimensione, il Fondo Start Up e Smart&Start Italia, un fondo nato per favorire la nascita e la crescita delle start-up innovative ad alto contenuto tecnologico e per incentivare il rientro dei cervelli dall’estero. Solo nel 2014, con la prima edizione di Smart&Start, dedicata eslusivamente alle regioni del Sud, sono state finanziate 442 imprese, per un totale di 75,4 milioni di agevolazioni. Ovviamente non va nemmeno sottovalutata la possibilità di ottenere finanziamenti a fondo perduto, concessi ad esempio dall’Ue attraverso le Regioni.

L’INDENNITÀ DI DISOCCUPAZIONE

Altro fronte sul quale lottare in caso di perdita del lavoro è quello dell’indennità di disoccupazione, un sostegno che può rendere assai meno complessa la delicata fase di transizione tra un impiego e un altro. In questo caso bisogna parlare della Naspi (in vigore dal primo maggio 2015, che ha sostituito Aspi e mini Aspi, introdotte il primo gennaio 2013, che comunque continueranno ad essere erogate per coloro che si sono trovati senza lavoro fino ad aprile 2015). La Naspi è destinata ai lavoratori con rapporto subordinato che hanno perso involontariamente l’occupazione o hanno presentato le dimissioni per giusta causa. Dal meccanismo sono inclusi apprendisti, soci lavoratori di cooperative, personale artistico, dipendenti a tempo determinato della Pubblica Amministrazione e della scuola. Venono invece esclusi i lavoratori a tempo indeterminato della Pa e gli operatori agricoli, categorie già coperte da altre indennità. Per usufruire della Naspi i disoccupati devono rispondere ad un preciso requisito contributivo (almeno 13 settimane di contributi nei 4 anni precedenti l’inizio del periodo di disoccupazione) e ad un preciso requisito lavorativo (30 giornate di lavoro effettivo, a prescindere dal minimale contributivo, nei 12 mesi antecedenti l’inizio del periodo di disoccupazione). Va precisato poi che per poter accedere alla Naspi il lavoratore deve presentare la domanda per via telematica all’Inps entro 68 giorni dall’inizio dello stato di disoccupazione. L’indennità spetta dall’ottavo giorno successivo alla data di cessazione del rapporto di lavoro, se la domanda viene presentata entro l’ottavo giorno, o dal giorno successivo a quello di presentazione della domanda, nel caso in cui sia stata presentata dopo l’ottavo giorno. La Naspi è corrisposta ogni mese, per un numero di settimane pari alla metà delle settimane di contribuzione degli ultimi quattro anni. L’importo è pari al 75% della retribuzione media mensile imponibile ai fini previdenziali degli ultimi quattro anni (se questa è pari o inferiore ad un importo stabilito dalla legge e rivalutato annualmente sulla base della variazione dell’indice Istat, che per l’anno 2015 è stata pari a 1.195 euro), oppure è pari al 75% dell’importo stabilito (1.195 euro) sommato al 25% della differenza tra la retribuzione media mensile imponibile ed euro 1.195 (per l’anno 2015), se la retribuzione media mensile imponibile è superiore al suddetto importo stabilito. L’importo della prestazione non può comunque superare un limite massimo individuato annualmente per legge (per l’anno 2015 è stato pari a 1.300 euro). Ovviamente l’indennità viene sospesa in caso di rioccupazione.

(Foto da archivio Ansa)