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Come David Bowie cambiò Wall Street

David Bowie ha sempre avuto la capacità di essere diverso, sia dagli altri che da se stesso, reinventandosi anche grazie alla creazione di numerosi alter ego come Ziggy Stardust, Halloween Jack, Nathan Adler e The Thin White Duke. Il suo contributo ha indirizzato la musica di oltre 5 decadi, lasciando un’impronta indelebile nella storia e nel cuore. Se questo è noto a tutti non è altrettanto conosciuta la vicenda di Bowie a Wall Street e di come riuscì ad ispirare buona parte della finanza dell’epoca, portandola a diventare quella che conosciamo oggi.

Nel 1997 David Bowie mise insieme circa trecento registrazioni esistenti e i rispettivi copyright in un titolo da 55 milioni di dollari, che assicurava un tasso annuo del 7.9% sul decennale. Il cosiddetto Bowie Bond era garantito dalle vendite dei dischi e delle royalties. Fu il primo di una lunga serie di assets garantiti da proprietà intellettuale, come ad esempio quello della Miramax (con titoli come Pulp Fiction e Il Paziente Inglese).

Questo tipo di strumenti finanziari veniva negoziato all’ingrosso dagli istituti di credito e dalle istituzioni specializzate perché la Prudential Insurance Company of America, non ha mai voluto vendere le proprie quote. All’epoca fu davvero una mossa azzeccata che permise al Duca Bianco di ottenere in anticipo un decennio di cash flow senza rinunciare alla proprietà delle sue opere. I Bowie Bond vennero valutati da Moody’s nella categoria A3 e in seguito declassati a Baa3 con l’avvento del web 2.0 e del file sharing.

L’esempio di Bowie ispirò molti altri artisti, non ultimi James Brown e Rod Stewart. Anche la DreamWorks nel 2002 si finanziò allo stesso modo per un miliardo e mezzo di dollari. La maggior parte degli asset-backed securities erano garantiti da mutui e prestiti sulle carte di credito, ma la crisi finanziaria del 2008 fece arretrare gli investitori. In sostanza, se oggi abbiamo un certo tipo di obbligazioni è merito di David Bowie. Ancora una volta.